Palazzo Giustiniani
Coordinate: 41°53′57″N 12°28′31″E / 41.899205°N 12.475348°E
Palazzo Giustiniani è un palazzo di Roma, in via della Dogana Vecchia, nel rione Sant'Eustachio.
Nel palazzo hanno sede l'appartamento di rappresentanza del Presidente del Senato, la sala Zuccari, gli uffici dei senatori eletti e a vita, dei presidenti emeriti del Senato, alcuni servizi e uffici dell'amministrazione. Dal 1901 al 1985 è stato anche la sede dell'organizzazione massonica del Grande Oriente d'Italia.
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[modifica] Storia
Fu costruito alla fine del XVI secolo per conto di monsignor Francesco Vento, ma fu acquistato nel 1590 da Giuseppe Giustiniani, un esponente della famiglia genovese che aveva governato l'isola di Chio. Il figlio di Giuseppe, cardinale Benedetto Giustiniani, unì ad esso altri edifici circostanti fino a ricomprendere l'intero isolato nei pressi del Pantheon.Vincenzo Giustiniani, fratello del cardinale, arricchì l'edificio di famiglia con una collezione di circa 1600 pezzi tra statuaria antica e quadri che comprendevano alcuni Giorgione, Tiziano, Raffaello e Caravaggio.
L'edificio cinquecentesco, inizialmente edificato da Giovanni Fontana, con probabili interventi del più celebre fratello Domenico, subì varie modifiche per tutta la prima metà del XVII secolo fino all'intervento, nel 1650, di Borromini, al quale si devono in particolare, all'esterno, il portone decentrato e il relativo balcone sovrastante che si vedono sul prospetto di via della Dogana Vecchia e, all'interno, l'elegante cortile attuale, con l'atrio caratterizzato dagli archi ribassati caratteristici dell'architettura borrominiana.
Nel 1859 all'estinguersi del ramo principale della famiglia Giustiniani, il palazzo divenne proprietà dei Grazioli che nel 1898 lo affittarono al Grande Oriente d'Italia che ne fece la propria sede il 21 aprile 1901, dando appunto il nome alla Massoneria di Palazzo Giustiniani, soprannominato dagli adepti il "Vaticano Verde" o il "Vaticano dei 33"[1].
All'inizio del 1926, il governo Mussolini, nell'ambito dello scontro con la Massoneria, acquisì l'edificio al demanio pubblico e ne concesse l'utilizzo al Senato, ma ne seguì un contenzioso regolato in via bonaria per mezzo secolo, in virtù del quale la parte del palazzo che si affacciava su piazza della Rotonda rimase nella disponibilità della Massoneria. In questo periodo, esattamente nel 1938, l'edificio fu collegato a Palazzo Madama tramite un passaggio sotterraneo tutt'ora esistente. Soltanto nel 1985 il Senato poté disporre di quasi tutto l'edificio, grazie ad un'intesa a seguito della quale la Massoneria trasferì la sua sede alla villa del Vascello sul Gianicolo[1].
Fu utilizzata da Enrico De Nicola, capo provvisorio dello Stato come residenza ufficiale al posto del più impegnativo Quirinale, residenza prima dei Papi poi dei re d'Italia e infine dei presidenti della repubblica.
La firma della Costituzione Repubblicana da parte del Capo provvisorio dello Stato avvenne nella Sala della Biblioteca.
La consuetudine repubblicana vuole che, per lo svolgimento di consultazioni, il presidente del Senato ne metta a disposizione alcuni uffici al presidente del Consiglio incaricato, quando non è né deputato né senatore.
Nel 1972 fu indicato come il luogo in cui Aldo Moro e Amintore Fanfani (allora padrone di casa, in quanto presidente del Senato) strinsero un patto che ritardò il passaggio generazionale a favore dei loro delfini rispettivamente Ciriaco De Mita e Arnaldo Forlani, che in effetti ascesero alle posizioni di vertice delle rispettive correnti (la sinistra e la destra della Democrazia cristiana) a non meno di dieci anni dopo, nel congresso che consacrò De Mita alla segreteria del partito e destinò Forlani alla vicepresidenza del Consiglio nel Governo Craxi. Si tratta di una vulgata che ha però molto di 'argumentum a posteriori': nel momento in cui il patto di palazzo Giustiniani fu stretto, parve soprattutto un modo per irregimentare un partito scosso dalle contestazioni dei primi anni settanta, che preparò l'ascesa di Fanfani alla segreteria per gestire la disastrosa campagna referendaria sul divorzio e l'ipotesi subordinata dell'indicazione di un moroteo (sarebbe stato Benigno Zaccagnini) nel caso in cui la strategia fanfaniana non avesse avuto successo.
[modifica] Descrizione
[modifica] Sala Zuccari
Il nome ufficiale è "grande Galleria di palazzo Giustiniani", ma è nota attualmente come sala Zuccari dal nome dell'artista Federico Zuccari che ne ha affrescato la volta, ed è l'unico ambiente ad essere rimasto pressoché inalterato durante le numerose ristrutturazioni di palazzo Giustiniani. È interamente affrescata: nella volta sono raffigurati cinque episodi delle storie di Salomone (l'unzione di Salomone, la costruzione del Tempio di Gerusalemme, il giudizio di Salomone, i figli costretti a trafiggere il cadavere del padre e, l'incontro di Salomone con la regina di Saba) e le quattro virtù (Religione, Industria, Vigilanza, Eloquenza) attribuite al re d'Israele. Negli angoli della volta sono raffigurati piccoli paesaggi, racchiusi in cornici circolari. Sulle pareti erano raffigurate diverse immagini femminili di virtù, ma attualmente ne rimane solo una, "La Temperanza", e solo alcuni frammenti delle altre. Le decorazioni sono ordinate entro una superficie decorata a grottesche e l'insieme è inoltre arricchito da alcuni arazzi seicenteschi. Non sono comunque risolti completamente i problemi di attribuzione delle opere. Per il ciclo decorativo che risale al 1586-87, quando il palazzo non apparteneva ancora ai Giustiniani, sono confermati, i nomi di Antonio Tempesta e Pietro Paolo Bonzi[2].
[modifica] Note
- ^ a b Laura Laurenzi, Cambia casa il Grande Oriente, la Repubblica, 13 luglio 1985
- ^ Descrizione della Sala Zuccari sul sito del Senato della Repubblica
[modifica] Bibliografia
- Giorgio Carpaneto, I palazzi di Roma, Roma, Newton & Compton, 2004 ISBN 88-541-0207-5
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- Palazzo Giustiniani
- Storia e descrizione di Palazzo Giustiniani sul sito del Senato della Repubblica