Ossigeno disciolto

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'ossigeno disciolto, solitamente abbreviato OD, è un parametro chimico utilizzato per caratterizzare l'idoneità alla vita, per esseri viventi che utilizzano l'ossigeno, come per esempio i pesci, e il livello di inquinamento di un sistema idrico. L'eutrofizzazione e l'instaurarsi di taluni equilibri redox sono le principali cause di una diminuzione dell'ossigeno disciolto. La solubilità dell'ossigeno dipende da diversi fattori, tra i quali particolarmente degni di nota sono la legge di Henry, la quantità di sali presenti in soluzione e la temperatura. Alla temperatura di 20 °C e a pressione atmosferica, una concentrazione di ossigeno nell'acqua dolce pari a 9,1 mg/L corrisponde al 100% di saturazione; valori inferiori al 75% sono indizio di inquinamento. A temperature più alte, la massima concentrazione possibile diminuisce. La presenza di sali e la temperatura sono parametri da tenere in considerazione quando si ha a che fare con corpi idrici naturali, nei quali la concentrazione di ossigeno è regolata dalla legge di Streeter e Phelps.

Misura dell'ossigeno disciolto[modifica | modifica wikitesto]

Il metodo più antico e ancora oggi più utilizzato il metodo di Winkler che consiste in una riduzione dell'O2 con Mn2+ e titolazione iodometrica.

Altri metodi sfruttati sono quello polarografico e quello gasvolumetrico, quest'ultimo consente anche la contemporanea determinazione dell'azoto e dell'anidride carbonica utilizzando un apparecchio chiamato azotometro.

Un metodo strumentale attuabile in situ è quello del sensore di Clark che si basa su una membrana gas permeabile con misurazione amperometrica.