O felix culpa
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La locuzione latina O felix culpa, tradotta letteralmente, significa o colpa felice.
La frase, derivata da un'omelia di sant'Agostino, è tratta dalla liturgia della Chiesa, e precisamente dall'Exultet o Preconio pasquale, che viene a tutt'oggi cantato il Sabato Santo per la benedizione del cero pasquale. La Chiesa arriva a definire "beata" la colpa di Adamo, perché essa portò agli uomini Gesù Redentore:
| (LA) « O felix culpa, quae talem ac tantum meruit habere Redemptorem » |
(IT) « Beata colpa, che meritò tale e così grande Redentore » |
| (Messale Romano, Preconio pasquale, Exultet) | |
Il catechismo cattolico riporta la frase nell'ambito di una citazione di san Tommaso d'Aquino:[1]
| « Nulla si oppone al fatto che la natura umana sia stata destinata ad un fine più alto dopo il peccato. Dio permette, infatti, che ci siano i mali per trarre da essi un bene più grande. Da qui il detto di san Paolo: "Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia" (Romani 5, 20). Perciò nella benedizione del cero pasquale si dice: "O felice colpa, che ha meritato un tale e così grande Redentore!" » |
L’esclamazione si applica a quegli sbagli che diventano fonte di qualche beneficio, come in ogni caso positivo d'eterogenesi dei fini.
Note [modifica]
- ^ CCC, n. 412, nota 553: Sanctus Thomas Aquinas, Summa Theologiae, III, q. 1, a. 3, ad 3: Ed. Leon. 11, 14; verba a sancto Thoma hic allata in Praeconio Paschali «Exultet» cantantur.