Neorealismo

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Il Neorealismo è stato un movimento culturale sviluppatosi in Italia tra l'inizio degli anni quaranta e la metà degli anni cinquanta, che si è espresso soprattutto nella narrativa e nel cinema. Il film di Visconti "Ossessione", del 1943, è considerato il primo film neorealista[1].

Il dopoguerra, sinonimo di impegno nel reale, la seconda guerra mondiale e la conseguente lotta antifascista sono gli eventi storici che fanno da sfondo ad un nuovo profondo rivolgimento culturale e letterario. Come mai prima d'ora, il nesso con la realtà socio-politica è direttamente determinante anche nell'elaborazione della nuova poetica.

In Italia, nell'immediato secondo dopoguerra, si fa vivissimo negli intellettuali il bisogno di un impegno concreto nella realtà politica e sociale del paese. L'antifascismo represso prima, e l'adesione ai moti di rivolta popolare poi, determinano in molti scrittori l'esigenza di considerare la letteratura come una manifestazione e uno strumento del proprio impegno.

Questo diffuso bisogno di impegno concreto nel reale dà origine a romanzi ispirati alla Resistenza e ad importanti dibattiti che hanno per tema il ruolo e i doveri degli intellettuali nella società, il passato rapporto degli intellettuali col fascismo e quello attuale col Partito Comunista Italiano. Molto rilevante è la posizione acquisita dalle riviste, tra cui primeggiava Il Politecnico di Elio Vittorini.

In questi stessi anni si diffonde la conoscenza del pensiero gramsciano, che esercita un influsso considerevole sull'elaborazione letteraria del secondo dopoguerra, attraverso la sua riflessione sul ruolo degli intellettuali nella storia italiana, la sua proposta di una letteratura nazional-popolare in cui la tradizionale separazione tra intellettuali e popolo finalmente si annulli.

Indice

[modifica] La vera Italia

Il Neorealismo è il libero incontro di alcune individualità ben distinte all'interno di un clima storico comune, dotato di una carica di entusiasmo e di sollecitazione fantastica. Infatti "il neorealismo non fu una scuola, ma un insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie, specialmente delle Italie fino allora più sconosciute dalla letteratura." (Italo Calvino, Prefazione a Il sentiero dei nidi di ragno.)

Il Neorealismo in Italia è sorto come conseguenza della crisi tra il 1940 e il 1945 che, con la guerra e la lotta antifascista, sconvolse fino alle radici e cambiò il volto all'intera società italiana. Il neorealismo si nutrì, quindi, di un modo di guardare il mondo, di una morale e di una ideologia nuove che erano proprie dell'antifascismo.

[modifica] Poetica ed ideologia

La poetica del Neorealismo, da un punto di vista tecnico e formale, appare molto povera e priva di elementi innovatori. In questo periodo si gioca anche la sopravvivenza del concetto di autonomia della letteratura, che era stato tra i più significativi apporti della stagione del decadentismo. Col Neorealismo e con le sue aspirazioni e tensioni, la poetica e la pratica risentono anche pesantemente di un condizionamento ideologico e politico, che nella produzione deteriore del movimento finisce con lo sfociare nel fenomeno del populismo.

[modifica] Note

  1. ^ Dice Luchino Visconti in una intervista al settimanale "L'Europeo": Con Ossessione, venti anni fa, si parlò per la prima volta di Neorealismo (L'Europeo, anno XVIII - n° 34 - 28 agosto 1962)

[modifica] Voci correlate

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