Sutor, ne ultra crepidam!
Sutor, ne ultra crepidam (Ciabattino, non [andare] oltre le scarpe) è una locuzione latina utilizzata per dissuadere dall'esprimersi coloro che tendono a parlare di materie o argomenti di cui non hanno nessuna competenza.
La frase (nell'originale "ne supra crepidam sutor judicaret", ossia: "che un ciabattino non giudicasse al di sopra delle scarpe") è citata da Plinio il Vecchio (Naturalis historia 35.36.85 - XXXV, 10, 36), che la attribuisce all'artista greco Apelle di Coo il quale stava eseguendo un dipinto quando un calzolaio (sutor) gli si avvicinò e gli segnalò che nel dipingere una scarpa (più esattamente un sandalo, crepida - dal greco krepis) aveva commesso un errore; valendosi del suggerimento tecnico ricevuto, il grande Apelle, al tempo considerato il maggior pittore mai esistito, grato ed umile lo corresse.
Il ciabattino, tronfio del fatto che Apelle avesse accolto di buon grado i suoi consigli, cominciò però a formulare osservazioni anche su altri particolari (vesti, espressioni del volto, ecc.), indisponendo a tal punto l'artista che, per zittirlo, lo apostrofò in questa maniera.
Il testo pliniano è alquanto noto in quanto spesso incluso, almeno in stralci, in versioni scolastiche usate per esercizio nello studio della lingua latina; in più, la locuzione è stata usata da molti altri autori che sottintendevano la conoscenza del brano di Plinio.
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[modifica] Ultracrepidarian
Nella lingua inglese, il motto ha dato anche origine alla parola ultracrepidarian (traducibile approssimativamente con "ultracrepidario"), che indica appunto una persona saccente, che dispensa giudizi o consigli su cose al di là della sua competenza. Il termine fu registrato pubblicamente per la prima volta nel 1819 dal saggista William Hazlitt in una feroce lettera a William Gifford, il direttore del Quarterly Review, che aveva spesso recensito negativamente le opere di Hazlitt:[1] "You have been well called an Ultra-Crepidarian critic." ("Lei è stato giustamente chiamato un critico ultracrepidario.")[2] Fu usato di nuovo quattro anni dopo nel 1823, nella satira dell'amico di Hazlitt Leigh Hunt, Ultra-Crepidarius: a Satire on William Gifford (Ultracrepidario: una satira su William Gifford).
[modifica] Note
- ^ A Letter to William Gifford, Esq. from William Hazlitt (Una lettera a William Giffro, Esq. da Wiiliam Hazlitt), pubblicato da John Miller a Londra; ristampato in Howe, pp. 11–59. Tuttavia, la parola era stata usata da Hazlitt un anno prima, nell'inedito "A Reply to 'Z'" ("Una risposta a 'Z'"), 1818, ibid., pp. 1–10. Il curatore di Hazlitt, P.P. Howe, crede che l'inventore del termine potrebbe non essere stato Hazlitt, ma forse il suo amico Charles Lamb; ibid., p. 251.
- ^ All'inizio, il termine conteneva un trattino, seguendo la pratica editoriale del tempo. "A Letter to William Gifford", in Howe, p. 16.
[modifica] Bibliografia
- Bergman, Gregory. Isms. Adams Media, 2006. ISBN 1593374836. p. 242.
- Hazlitt, William. The Complete Works of William Hazlitt. A cura di P.P. Howe. 21 voll. Londra: J.M. Dent & Sons, 1930-1934. Vol. 9.
- Hazlitt, William. The Spirit of the Age (1825).
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- (EN) Un saggio di Hazlitt su William Gifford.
- (EN) Versione in linea della biografia di Hazlitt di J.B. Priestly.
- (EN) Quinion, Michael. Ultracrepidarian (2003).
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