Mini

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Mini


Mini classica e moderna a confronto

Premio Auto dell'anno nel [[]]
Costruttore: British Motor Corporation
Descrizione generale
Tipo Berlina
Produzione dal 1959
Sostituisce la: [[]]
Sostituita da: [[]]
Esemplari prodotti
Stelle EuroNCAP:

La Mini è il nome di un'automobile inglese prodotta dal 1959 ad oggi, con vari marchi e da vari costruttori, sia in Inghilterra che in altri paesi (fra cui l'Italia).

La storia della Mini è assai complessa e attraversa tutte le vicissitudini della Casa automobilistica britannica che la produceva in origine: la British Motor Corporation.

Indice

[modifica] La Mini Classica

[modifica] La nascita

A metà degli anni '50 la neonata BMC aveva l'esigenza, alla luce della Crisi del Canale di Suez del 1956 che aveva portato aumenti sensibili nei prezzi dei carburanti, di realizzare una vettura da città, piccola ed economica, ma in grado di trasportare almeno 4 persone. Leonard Lord, timoniere della BMC, affidò il compito all'ingegnere d'origine greca Alec Issigonis. Issigonis fece un capolavoro: grazie alla disposizione anteriore trasversale del motore, al cambio montato sotto il motore (con coppa dell'olio unica) e alla trazione anteriore, la vettura, lunga appena 303 centimetri, poteva ospitare (con discreto spazio) 4 persone. La carrozzeria era a 2 volumi con 2 porte.

Altri elementi di modernità erano forniti dalle sospensioni a ruote indipendenti con elementi elastici in gomma (al posto delle molle), dalle ruote da 10 pollici (per limitare l'invasività nell'abitacolo dei parafanghi) e dallo sportello del vano bagagli (in sé angusto e occupato, per 1/4, dal serbatoio del carburante) ribaltabile verso il basso (come anche la targa, che era sempre visibile) per trasportare colli ingombranti.

Il motore era un classico A-Series (dotato di un albero a camme laterale), con cilindrata ridotta a 848cc, alimentazione a carburatore e potenza di 34 cv. Per farlo entrare nel piccolo vano, Issigonis aveva dovuto spostare il radiatore sul lato sinistro del motore.

Per contenere i costi di produzione le cerniere delle porte e le saldature (mascherate dai gocciolatoi) erano a vista.

La vetturetta debuttò il 26 Agosto del 1959, con marchi Austin e Morris. Sia l'Austin Seven che la Morris Mini Minor (questi i nomi commerciali) erano disponibili negli allestimenti standard e De Luxe.

La Mini s'affermò piuttosto lentamente, per via dell'originalità estetica e di qualche problema qualitativo iniziale. Pian piano divenne però uno straordinario successo e il pubblico ne apprezzò anche altre doti sorprendenti: la straordinaria agilità (sembrava un kart) e l'eccezionale tenuta di strada.

[modifica] L'evoluzione negli anni '60

La Riley Elf

Nel 1960 venne lanciata la versione station wagon della Mini, con passo allungato, portellone a doppio battente e listelli in legno. La nuova versione, dotata dello stesso motore della berlina, era disponibile nella versione Austin (denominata Seven Countryman) e Morris (Mini Minor Traveller), negli allestimenti standard e De Luxe. Nel 1961 la versione con listelli in legno venne affiancata da quella con carrozzeria interamente metallica. Sempre nel 1961, per offrire un modello dotato di un bagagliaio più capiente, venne presentata una versione a 3 volumi (con coda dotata anche di "pinne") della Mini. La linea, discutibile, presentava anche un frontale ridisegnato, con una calandra a sviluppo verticale. La nuova variante della Mini venne commercializzata in due versioni: Wolseley Hornet (più economica) e Riley Riley Elf (più lussuosa, con plancia in legno). Ma il 1961 fu un anno importante per la Mini soprattutto per il lancio della Mini Cooper, ovvero la versione sportiva elaborata da John Cooper (titolare dell'omonimo team di Formula 1). L'elaborazione consisteva, essenzialmente, nell'incremento di cilindrata da 848 a 997cc, nell'adozione di 2 carburatori tipo SU da 1.25, di freni anteriori a disco e di un assetto rivisto. La potenza di 55cv (non molti in assoluto) era sufficiente, abbinata alle straordinarie doti stradali della Mini, a garantire ottime prestazioni.

Una Austin Mini Cooper S da competizione

La Mini Cooper, opportunamente elaborata, s'aggiudicò la vittoria di classe del rally di Montecarlo del 1963, con alla sua guida il pilota Timo Mäkinen. Alla fine dello stesso anno le Wolseley Hornet e le Riley Elf adottarono un motore di cilindrata maggiorata a 998cc e potenza di 38cv. Sul finire del 1964 tutte le Mini berlina (incluse le Cooper, le Cooper S e le varianti Wolseley e Riley) adottarono le sospensioni Hydrolastic, già montate dal 1962 sulle Austin e Morris 1100. Le versioni station wagon mantennero, invece, le sospensioni d'origine. Con l'occasione la Cooper venne affiancata dalla Cooper S, con motore di 1071cc da 70cv. La Cooper S (1071cc) con potenza portata a circa 85Cv s'aggiudicò il rally di Montecarlo edizione del '64. Nel 1964 la gamma Cooper e Cooper S cambiò ancora, con l'introduzione di una nuova versione per la Cooper "normale" con motore portato a 998cc (55CV) e la produzione di due nuovi modelli Cooper S 1.0 (970cc, 65cv) e la Cooper S 1.275 (1275cc, 76cv) che si andarono ad affiancare alla oramai famosa versione da 1071cc (70cv)che vinse il Monte Carlo del '64. La Cooper S 1.275 s'aggiudicò inoltre nuovamente il rally di Montecarlo nel 1965, 1966 (fu tuttavia squalificata per fanali irregolari) e nel 1967, nonché il rally dell'Acropoli del 1967.

  • Austin/Morris Mini 850
  • Austin/Morris Mini 850 De Luxe
  • Austin/Morris Mini 1000 Super De Luxe
  • Austin/Morris Mini Cooper 997 (54Cv, prodotta dal 1961-1964)
  • Austin/Morris Mini Cooper 998 (55Cv, prodotta dal 1964-1967)
  • Austin/Morris Mini Cooper S 1070 (71Cv, prodotta dal 1963-1964)
  • Austin/Morris Mini Cooper S 970 (65Cv, prodotta dal 1964-1965)
  • Austin/Morris Mini Cooper S 1275 (76Cv, prodotta dal 1964-1967)
  • Wolseley Hornet 1000
  • Riley Elf 1000
  • Austin/Morris Mini Traveller/Countryman 850
  • Austin/Morris Mini Traveller/Countryman 850 De Luxe
  • Austin/Morris Mini Traveller/Countryman 1000 Super De Luxe


Bisogna premettere che inizialmente lo stesso Issigonis all'idea di elaborare la "sua" Mini non era particolarmente entusiasta ma fu lo stesso Cooper all'inizio degli anni '60 a farlo ricredere anche grazie ad una dimostrazione pratica delle potenzialità della piccola vettura. La risposta alla domanda del titolo è facile: "se si vuole vincere il più possibile bisogna portare macchine in più categorie". La "S" da 1071cc non poteva competere nelle classi sotto i 1000cc e inoltre aveva molte difficoltà a competere con certi giganti, sia di mole che di cilindrata e potenza, nella categoria assoluta dei rally (la vittoria assoluta al rally di Monte Carlo del '64 era stata ottenuta grazie alla correzione del tempo finale come previsto dal regolamento dell'epoca in base alla cilindrata). Per questi motivi fu messa a punto la Cooper S 1000 (prodotta in poco più di 900 esemplari) per gareggiare nelle categorie riservate alle piccole cilindrate mentre la 1275cc fu pensata per competere nella classe assoluta aperta anche a vetture di oltre 2000cc.

[modifica] Mini "MK2"

Nel 1967 fu introdotta la Mini Mk2 che venne prodotta fino al 1969. In verità le modifiche furono modeste e diversificate a seconda delle versioni. Le Mini berlina di Austin e Morris (incluse le Cooper) adottarono una nuova calandra (ampliata), un lunotto leggermente ampliato e luci posteriori rettangolari (senza la luce della retromarcia) e interni monocolore neri (Cooper e Cooper S). Le station wagon Traveller e Countryman (sempre disponibili nelle varianti con o senza inserti esterni in legno) adottarono la nuova calandra delle berline. Le versioni Austin e Morris, berlina o station wagon, erano inoltre disponibili in versione Super De Luxe, equipaggiate col motore di 998cc da 38cv. Più consistenti gli aggiornamenti alle Wolseley Hornet e Riley Elf: vetri discendenti, cerniere delle porte nascoste, impianto di ventilazione migliorato, trasmissione manuale migliorata e disponibilità, a richiesta, di un cambio automatico a 4 rapporti.

Austin Mini Cooper Mk2 del 1968

La gamma della Mk2 comprendeva:

  • Austin/Morris Mini 850
  • Austin/Morris Mini 850 De Luxe
  • Austin/Morris Mini 1000 Super De Luxe
  • Austin/Morris Mini Cooper 1000 (998cc)
  • Austin/Morris Mini Cooper S 1275
  • Wolseley Hornet 1000
  • Riley Elf 1000
  • Austin/Morris Mini Traveller/Countryman 850
  • Austin/Morris Mini Traveller/Countryman 850 De Luxe
  • Austin/Morris Mini Traveller/Countryman 1000 Super De Luxe

La gamma fu completata nel 1968 con l'introduzione della Mini Matic, con motore 1000 da 38cv e cambio automatico a 4 rapporti della Automotive Products. La parte interessante della nuova trasmissione automatica era la logica di funzionamento. La selezione dei rapporti avveniva in base a quanto si premeva l'acceleratore: premendolo poco i cambi di marcia avvenivano a basso numero di giri, premendolo a fondo le marce venivano tirate il più possibile, era inoltre dotato del sistema "kick down" per la fase di ripresa.

Nel 1969 iniziò la produzione della terza serie (MK3) che terminò sul finire del 1971.

[modifica] Elaboratori anni '60

Qui di seguito è riportata in ordine alfabetico la lunga lista dei preparatori più famosi che hanno dedicato anni all'ideazione di Kit, anche per privati, per far correre e vincere le Mini in tutti i tipi di competizioni:

  • Alexander conversion
  • Aquaplane CO ltd.
  • Arden conversions
  • Barwell motors
  • British Vita
  • Broadspeed
  • Cooper
  • Derrington
  • Downton
  • Janspeed
  • Mangoletsi
  • Nerus
  • Oselli
  • Speedwell
  • Taurus

[modifica] Gli anni '70: la Mini classica e la Clubman

La Mini Clubman

Nel 1969, tolte di produzione le poco gradite Wolseley Hornet e Riley Elf, la British Leyland (nuova denominazione della BMC) decise di rendere la Mini una marca a sé stante (abolendo la doppia denominazione Austin e Morris) e d'intervenire sul modello in due direzioni: migliorando la Mini classica e introducendone una versione di lusso (modificata anche esteticamente) in grado di prendere il posto delle dismesse Hornet ed Elf. Il miglioramento della Mini classica si sostanziò, essenzialmente, nell'abolizione delle cerniere a vista sulle porte, nell'adozione dei vetri discendenti (prima erano scorrevoli) e nell'eliminazione delle sospensioni Hydrolastic. All'interno venne modificata la plancia (con la strumentazione spostata al centro e racchiusa in un pannello ovale). La versione station wagon, priva di cornici in legno, si chiamava ora Traveller. Per la versione di lusso la British Leyland decise di puntare su un sostanzioso restyling interno ed esterno. Venne così lanciata, sempre nel 1969, la Mini Clubman. Rispetto alla versione classica la Clubman differiva solo nel frontale (squadrato e allungato) e negli interni (con plancia e sedili ridisegnati). La gamma Clubman comprendeva anche la versione station wagon (con muso ristilizzato e coda identica a quella della Traveller classica), denominata semplicemente Estate. La Clubman berlina soffriva di un evidente squilibrio estetico, generato dalla cattiva armonizzazione tra il frontale squadrato e la coda tondeggiante della Mini. Molto più riuscita la Estate (con la fiancata percorsa da una fascia in finto legno), nella quale le linee tese della coda ed il passo lungo si fondevano meglio (persino della Traveller) col nuovo frontale.

Mini Matic del 1973

Dal punto di vista tecnico la Mini classica rimaneva disponibile col solo motore di 848cc (ma potenziato a 37cv), mentre la Clubman era mossa dal 998cc portato a 44cv. Rimanevano, infine, in produzione, con le modifiche previste per la Mini classica, le Cooper 1.0 (55cv) e Cooper S 1.3 (76cv), ma non più verniciate in doppia colorazione (per risparmiare!!). Dalla seconda metà del 1971 vi fu l'uscita dal listino di tutti i modelli Cooper con l'esordio però della Mini Clubman GT, mossa dal 1275cc della Cooper S, ma in versione monocarburatore da 58cv. Nel 1974 le Clubman standard adottarono il motore di 1098cc da 48cv. Lo stesso anno la Clubman GT venne equipaggiata con cerchi da 12 pollici, anziché 10.

Nel 1975 la Clubman Estate perse la fascia in finto legno, rimpiazzata da una semplice striscia adesiva di colore marrone/arancio. Lo stesso anno tutte le Clubman adottarono una nuova calandra in plastica nera, mentre la versione Traveller della Mini classica venne tolta di produzione.

Nel 1976, in considerazione del poco successo della Clubman berlina, la British Leyland decise d'intervenire sulla Mini classica, lanciandone la quarta serie. Nessuna rivoluzione, ma tanti affinamenti: calandra in plastica nera, rivestimenti interni in tessuto, strumentazione rivista. La Mini MK4 era disponibile, inizialmente, nella sola versione 1000 (998cc, 42cv) negli allestimenti base o Special. Nel 1979 tuttavia tornò il motore di 848cc da 37cv abbinato al livello di finitura (semplificato) City.

[modifica] Gli anni '80: la rivincita della Mini classica

Nel 1980 la Clubman berlina uscì di listino (rimpiazzata dall'Austin Metro), mentre la Mini City adottò il motore di 998cc. Nel 1982, con l'uscita di scena della Mini Clubman Estate (che pure aveva goduto di un buon successo, molto superiore a quello della berlina) la gamma Mini venne riorganizzata. Alla base si poneva la Mini 1.0 E (riconoscibile per i paraurti neri, la strumentazione ridotta, dotata di un unico strumento al centro della plancia, e i rivestimenti meno pregiati), mentre al top c'erano la Mini 1.0 HLE (con interni migliori e strumentazione spostata davanti al guidatore) e la Mini Mayfair, che presentava la dotazione della HLE con in più interni di maggior pregio, poggiatesta anteriori e contagiri. Nel 1984, dato che anche l'Austin Metro non aveva sfondato, la British leyland intervenne ancora sulla Mini classica, dotandola di carreggiate allargate, freni anteriori a disco, codolini in plastica nera sulle ruote, diversi rivestimenti interni. La versione base tornò a chiamarsi City. Una serie impressionante di versioni speciali si susseguì senza tregua tra il 1985 ed il 1991: Mini 25, Mini Red Flame, Mini Red Hot, Mini Check Mate, Mini Studio 2, Mini Piccadilly, per citarne alcune.

[modifica] La Mini classica negli anni '90

Mini Cabrio special edition

Nel 1991 la Austin Rover, nuovo nome della British Leyland, intervenne ancora sulla Mini, principalmente per ragioni di sicurezza ed inquinamento. La scocca venne rinforzata, mentre il motore, ora di 1275cc, adottò l'alimentazione a iniezione elettronica single point e la marmitta catalitica. La potenza era di 50cv. L'unica versione disponibile sul nostro mercato era la Mayfair (con carrozzeria chiusa o dotata di tetto apribile in tela Open Classic). La calandra tornò cromata. Nel 1991 venne reintrodotta la versione Cooper (riconoscibile per il tetto bianco o nero, i cerchi "Minilite" da 12 pollici e le strip adesive sul cofano motore), con motore 1275cc a carburatore (MK5) fino al 1992 e poi a iniezione singlepoint "spi" (MK6) sempre da 63cv e catalizzate. In questi anni si dà vita ad un acceso campionato mononomarca di velocità su pista riservato alle Cooper. Ci sono competizioni che tuttora, in piu' parti del mondo, vedono le mini come protagoniste.

Nel 1993 arrivò anche la Mini Cabriolet, con motore della Cooper, allestimenti arricchiti (la plancia era in legno) e vistose appendici aerodinamiche.

Nel 1997, col passaggio dell'Austin Rover alla BMW, la gamma venne ulteriormente aggiornata: motore multipoint "mpi", airbag guida, barre nelle portiere, cinture di sicurezza con pretensionatore, radiatore frontale, nuovi interni. La gamma comprendeva le versioni Classic, Cooper(MK7), Cooper Sport-Pack. Quest'ultima aveva fari supplementari, cerchi da 13 pollici, carreggiate allargate e codolini maggiorati. Non venne riproposta la Cabriolet.

La Mini classica uscì di produzione nel 2000, salutata dall'edizione Mini 40°,

[modifica] Le Mini "Italiane"

La Mini, come molti altri modelli BMC, venne prodotta anche fuori dall'Inghilterra. In particolare in Australia, Sudafrica, Italia e Spagna.

La Mini "italiana" fu prodotta (tra il 1965 ed il 1975) su licenza dalla Innocenti di Milano. Rispetto alle originali inglesi le versioni Innocenti (comprese le Cooper) presentavano alcune differenze. Avevano interni più accessoriati e meglio rifiniti e molti particolari interni ed esterni furono prodotti da marche italiane (IPRA). Anche per ciò che riguarda la parte meccanica vennero fatte delle scelte diverse come ad esempio l'adozione del servofreno su tutti i modelli Cooper indipendentemente dalla cilindrata (le inglesi montavano il servofreno solamente sulle Cooper S).

Gamma e Date di produzione:

  • Innocenti Mini Mk1 1965-1967 (Mini Cooper 997cc da 55Cv introdotta nel '66)
  • Innocenti Mini Mk2 1967-1970 (Mini Cooper 998cc da 60Cv introdotta nel '68)
  • Innocenti Mini Mk3 1970-1973 (Mini Cooper 1275cc da 71Cv introdotta nel '72 e contemporanea uscita di produzione della Cooper 1000)
  • Innocenti Mini Mk4 1973-1975 (Mini Cooper 1275cc Export da 71Cv introdotta nel '73)

Dalla meccanica della Mini originale la casa milanese trasse anche un modello totalmente separato, la Innocenti Nuova Mini.

[modifica] Le Mini "Spagnole"

Una nota va fatta anche per le Mini prodotte in Spagna. Infatti dal 1968 al 1975 fu prodotta a Pamplona sotto licenza dalla AUTHI (Automoviles de Turismo Hispano-Ingleses). La documentazione su questo modello in Italia scarseggia.

[modifica] Le mini stravaganti

[modifica] La Nuova Mini

[modifica] Gli inizi della nuova Mini

Annunciata più volte, mostrata al salone dell'automobile di Francoforte del 1997, presentata in anteprima a quelli di Parigi e Birmingham del 2000, arriva sui principali mercati nel 2001.

Eppure la BMW comincia immediatamente a pensare al futuro, quando nel 1994 acquista la Rover. Nell'ottobre 1995, le tre maquette in grandezza naturale "by Rover" e quelle dei disegnatori incaricati dalla BMW sono pronte al confronto. Dopo un ballottaggio che si prolunga per qualche mese, la BMW opta per Frank Stephenson. Sugli schizzi di Stephenson e sui primi prototipi lavorano diversi Team in Germania e in Inghilterra, fino al giugno 1999 quando il divorzio tra BMW e Rover è ormai consumato.

Pochi mesi dopo, a prendere in mano le redini della situazione, viene chiamato Gert Volker Hildebrand, già designer di Volkswagen e Mitsubishi. Si dichiara entusiasta di quanto fatto fino quel momento da Stephenson. :"Stephenson ha fatto un lavoro superbo. La nuova vettura fonde i tre archetipi del corpo umano: un solido corpo maschile, sensuali curve femminili e persino alcuni elementi arrotondanti tipicamente infantili". Ai primi due spetta l'attirare il pubblico maschile, al terzo di conquistare quello femminile.

Originale è anche l'interno della nuova Mini, sebbene la strumentazione e i comandi siano ispirati al vecchio abitacolo. Fa discutere la distribuzione e lo sfruttamento degli spazi interni poiché la nuova Mini, pur presentata come una 4 posti è una 2+2. Poche le soluzioni studiate per migliorarne il comfort del passeggero che paradossalmente è il vero punto d'incontro con la progenitrice Mini, nonostante una maggior lunghezza ed ingombro.

Moderna è la razionalità diffusa a ogni livello, tesa ad evolvere la Mini degli anni sessanta, ma anche a renderla più esclusiva, d'élite.

Il peso della vettura impone motori di alta cilindrata molto "assetati" e di costosa gestione. Costi appunto non valutati in sede progettuale.

La Nuova Mini utilizza una piattaforma sviluppata totalmente dalla BMW che sfrutta un'archittetura complessa capace in caso d'urto frontale di proteggere i passeggeri anteriori da seri danni dovuto all'arretramento del motore, quest'ultimo infatti si posiziona al di sotto del pianale.

[modifica] I serie

Il motore era un BMW costruito in Brasile, dotato di iniezione elettronica e sedici valvole comandate da un unico albero a camme, in versione aspirata e sovralimentata da un compressore volumetrico. Le potenze erano di 90 cavalli (One), 115 cavalli (Cooper) e 163 cavalli per la sportiva Cooper S, arrivata solo l'anno successivo. Il prezzo di partenza della Mini era di 14.551 euro per la One base e 16.051 euro per la One de luxe con climatizzatore, radio, plancia silver lucido e fendinebbia di serie.

Nel 2002 la gamma s'arricchì della Mini One D, mossa da un 4 cilindri common rail di origine Toyota di 1,4 litri da 75 cavalli. Nel 2003 arrivò anche la Mini Cabriolet con tetto apribile in tela, nelle versioni One De Luxe, Cooper e Cooper S, con gli stessi motori (escluso il 1.4 diesel) e le stesse potenze della versione berlina. L'anno successivo arrivarono le elaborazioni John Cooper Works, che permisero di alzare la potenza dei motori della Cooper e della Cooper S (quest'ultima fino a 200 cavalli). Questo kit prevedeva una nuova testata che fa aumentare il rapporto di compressione, la riprogrammazione della gestione elettronica del motore, uno speciale filtro dell'aria, e la sostituzione dell'impianto di scarico normale con uno inox.

[modifica] II serie

Mini Cooper S II serie

Alla fine 2004, inizi 2005 ci fu un leggero restyling delle vetture, dove cambiarono il disegno dei fari anteriori e posteriori, gli interni erano stati migliorati e alla lista degli optional si aggiunsero un nuovo volante tre razze, e il cockpit chrono pack, che sostituisce il tachimetro con indicatori di pressione, temperatura olio e motore; esclusivi per la Cooper S erano invece i pannelli della plancia in tinta carrozzeria. I motori erano rimasti gli stessi, ma con alcuni aggiornamenti, infatti nella Cooper S la potenza aumentò di 7 cv grazie ad interventi al compressore volumetrico, sul sistema di scarico e al cambio dai rapporti più corti, che resero la Mini molto più scattante di prima, strappando un buon 7.2 secondi nello 0-100 con una velocità max di 222 km/h, il kit JCW portò dai 200 cv della pre-restyling a 210cv con uno 0-100 degno di nota di 6.5 secondi e 230km/h. Anche il motore della OneD migliorò dai 75 della versione pre-restyling passò agli 88cv attuali.

[modifica] III serie

Mini Cooper S II serie

Nell'ottobre 2006 Bmw rilancia la Mini sul mercato. Stile non molto diverso da quello precedente, dimensioni leggermente aumentate, interni ridisegnati esteticamente ma non ampliati per spazio e motori totalmente nuovi. Al fine di contenere i costi di produzione, viene sviluppato un motore in collaborazione col gruppo PSA: un 1.600cc quattro cilindri a iniezione diretta, in versione aspirata e turbo. Le potenze sono di 120 cavalli (Cooper) e 175 cavalli (Cooper S).

Per la versione One, è stato introdotto un 1.400cc da 95 cavalli, dotato del sofisticato Valvetronic. La Cooper D, novità di questa nuova serie, è dotata di un 1.600cm3 di origine PSA-Ford da 110 cavalli. Resta una sproporzione peso/motore che si riflette su prestazioni e consumi dei motori "assetati" con alti costi di gestione della vettura. Ancora invariate le versioni cabriolet.

Non è difficile captare le differenze, per quanto minime, tra la prima serie e la seconda. La differenza principale sta nell'anteriore: la calandra è in stile "single frame", e si prolunga anche sul paraurti (la prima serie invece, sul paraurti, aveva solo una finta calandra ). Non è stato posto alcun intervento per rivedere e migliorare l'abitalità. Inoltre vista lateralmente, sulla prima serie i fari non si vedevano: sulla seconda serie invece sono ben visibili. Il cambio automatico, ora disponibile su tutti i modelli, non è più di tipo CVT, come quello precedentemente montato sulle prime MINI, ma si tratta di un vero e proprio cambio automatico con ingranaggi epicicloidali e convertitore di coppia. I modelli con tale accessorio variano nel peso (maggiore) e nelle prestazioni (consumi, velocità max, accelerazione), sensibilmente sfavorevoli rispetto al cambio manuale di serie.

[modifica] Clubman

Da novembre 2007 è in vendita la versione station wagon della Mini, la Clubman. Questa, rispetto alla versione berlina, è lunga 395 cm (+25 cm), larga 168 (come la berlina) e alta 143 cm (+2 cm). Monta i motori a benzina 1.6 con 120 cv per la Cooper e 175 cv per la Cooper S. Inoltre è disponibile un motore diesel 1.6 con 109 cv. L' auto presenta due particolarità: la prima è il portellone diviso in due; la seconda è una porta per accedere più facilmente ai posti di dietro che è presente solamente dal lato passeggero. Gli interni sono gli stessi della versione berlina.

[modifica] Modelli

  • MINI One
  • MINI One D
  • MINI Cooper
  • MINI Cooper D (solo R56)
  • MINI Cooper S
  • MINI One Cabrio
  • MINI Cooper Cabrio
  • MINI Cooper Cabrio S
  • MINI Cooper Clubman
  • MINI Cooper D Clubman
  • MINI Cooper S Clubman

[modifica] Modelli Speciali

  • MINI Cooper S con Kit John Cooper Works
  • MINI Cooper S con John Cooper Works GP Kit
È la versione potenziata della Cooper S "R53" (il modello in vendita fino ad ottobre 2006, uscito di scena con l'avvento della R56), che vanta 218 cavalli, differenziale autobloccante e vari ritocchi estetici alla carrozzeria (Made in Bertone) con cerchi da 18 pollici disegnati appositamente per il modello. È prodotta in 2000 esemplari, di cui solo 200 destinati al mercato italiano, ed ognuna è numerata sia con una targhetta sulla consolle centrale sia sul tetto.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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