Metztli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Raffigurazione di Metztli

Nella mitologia azteca Metztli o Meztli o Metzi fu un dio o una dea della luna, della notte e dei contadini. Si trattava probabilmente della stessa divinità nota come Yōhuāltécatl, Coyolxauhqui o Tecciztecatl. Come quest'ultimo temeva il sole ed il fuoco. Si fa anche riferimento a Metztli come all'umile dio dei vermi che non riuscì a sacrificare se stesso nel tentativo di diventare il sole, trasformandosi invece in luna, con la faccia annerita da un coniglio.

Mitologia otomi[modifica | modifica sorgente]

Secondo gli Otomi Metztli era la luna, la regina della notte, e probabilmente la divinità principale. Veniva chiamata la Vecchia Madre, e rappresentava contemporaneamente terra e luna. Il suo sposo, il Vecchio Padre, era il dio del fuoco. Gli Otomi contavano le fasi lunari da una luna nuova all'altra. Per loro tutti i 9 mesi erano composti da 30 giorni.

Tracce dei Mexica[modifica | modifica sorgente]

L'origine del nome Mexica deriva probabilmente da Metztli.

Alcuni hanno descritto Metztli (sotto il nome alternativo di Mextli) come un Dio maschile guerriero alleato di Huitzilopochtli. Alcuni Aztechi si consacrarono a Mextli e divennero i Mexihcah, ovvero il "Popolo di Metztli".

Secondo gli Aztechi però il Dio che impersonificava la Luna era Tecuciztecatl (noto anche coi nomi Tecciztecatl e Tecciztli).

Leggenda[modifica | modifica sorgente]

All'inizio luna e sole era brillanti in modo equivalente. Questo non era appropriato per gli dei, ed allora uno di loro scagliò un coniglio sulla faccia della Luna, scurendola. Da quel momento è possibile distinguere l'immagine di un coniglio sulla superficie lunare. Nelle notti di luna piena è particolarmente agevole.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Jesús Galindo Trejo, Arqueoastronomía en la américa antigua, Messico, Equipo Sirius, S.A., 1994, ISBN 8486639662.
  • Esperanza Carrasco Licea e Alberto Carramiñana Alonso, Metztli, La Luna, Diario Síntesis, 28 maggio 1996