Linquo coax ranis

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Lascio il gracidare delle rane
Titolo originale Linquo coax ranis
Autore Serlone di Wilton
1ª ed. originale XII secolo
Genere poesia
Lingua originale latino


Linquo coax ranis sono le prime parole di una poesia di due versi in esametri a rima interna di Serlone di Wilton (ca. 1110-1181) Il testo completo è:

Linquo coax ranis, cras corvis, vanaque vanis;
Ad logicam pergo que mortis non timet ergo.
Lascio il gracidare alle rane, il gracchiare ai corvi, le vanità ai vani;
Vado alla logica che non teme il «quindi» della morte.

Acclusa alla poesia vi è una storia (che può essere paragonata ai razó acclusi a certe poesie occitane del XII e XIII secolo). La versione più antica della storia, in latino, fa parte di una collezione manoscritta, Liber narrationum de diversis visionibus et miraculis, che è a sua volta parte del MS. Troyes 946 della collezione dell'Abbazia di Clairvaux. Questa versione fu scritta qualche tempo dopo il 1173, quando Serlone divenne abate di L'Aumône, e prima del 1184, data presunta della sua morte.

Secondo la storia, uno dei discepoli di Serlone, morto giovane, gli apparve in visione. Indossava un mantello di pergamena coperta di scritture: su di essa v'erano scritte tutte le sofisticherie della filosofia scolastica. Il discepolo disse a Serlone che il mantello era dolorosamente pesante e che bruciava. Serlone si sporse per toccare il discepolo, e ritirò subito la mano, scottato da una goccia di sudore bollente. Dopo questa visione, Serlone «si convertì», disse queste memorabili righe, si unì all'Ordine dei Cistercensi e infine divenne abate di l'Aumône.

La leggenda venne studiata dal romanziere e filologo francese Marcel Schwob nel suo pamphlet La légende de Serlon de Wilton (Parigi, 1899).

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