L'allegria

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'allegria
Titolo originale Allegria di naufragi
Giuseppe Ungaretti (basco).jpg
Ungaretti in un ritratto senile
Autore Giuseppe Ungaretti
1ª ed. originale 1916
Genere Raccolta di liriche
Lingua originale italiano

L'allegria è una raccolta di poesie pubblicata da Giuseppe Ungaretti nel 1931. Il suo titolo originario era Allegria di naufragi. La maggior parte dei testi poetici esprime soprattutto i sentimenti nati dalla esperienza della Prima guerra mondiale, come dolore ma anche come scoperta dei valori più autentici di fratellanza ed umanità.

L'opera[modifica | modifica sorgente]

L'edizione definitiva dell'Allegria esce nel 1931; è la prima importante raccolta in cui Giuseppe Ungaretti riunisce, sistema e riordina le precedenti pubblicazioni che, con altri titoli, avevano contenuto le poesie che via via l'autore aveva prodotto.

La prima di queste precedenti pubblicazioni risale al dicembre del 1916 e porta il titolo Il porto sepolto, un piccolo volume pubblicato a Udine da un suo amico e commilitone, il tenente Ettore Serra. Conteneva il primo nucleo dell'edizione definitiva del 1931, comprese le poesie scritte al fronte, dal 22 dicembre 1915 al 2 ottobre del 1916. La prima poesia è Veglia (Cima Quattro, 23 dicembre 1915), l'ultima è Commiato (Locvizza, 2 ottobre 1916).

Una parte dell'opera è costituita anche da ricordi della vita civile (in Egitto e a Parigi), che però in qualche modo la guerra ha contribuito a far rievocare. I versi che compongono In memoria per esempio sono incentrati proprio su un fatto riguardante la sfera personale dell'autore in Francia: la poesia rievoca la sfortunata vita dell'amico arabo Moammed Sceab, suicida "senza patria" nel 1913, con cui Giuseppe Ungaretti aveva vissuto a Parigi, all'albergo di rue des Carmes.

La poesia che dà il titolo alla raccolta del 1916, Il porto sepolto, parla di un porto, sommerso, ad Alessandria, città natale dell'autore, che doveva precedere l'epoca tolemaica, provando che la città era un porto già prima d'Alessandro. I fiumi è una celebre composizione, nella quale Ungaretti rievoca, con i propri ricordi personali, i fiumi che li hanno attraversati, ossia,l'Isonzo, il Serchio, il Nilo, la Senna. Attraverso i fiumi il poeta ripercorre le "tappe" più importanti della sua vita. Pellegrinaggio esprime invece la capacità di trovare la forza interiore per salvarsi dalle macerie della guerra. In essa egli formula la nota definizione di sé: «Ungaretti / uomo di pena / ti basta un'illusione / per farti coraggio»[1].

La poesia più famosa dell'opera è Mattina (M'illumino / d'immenso)[2], scritta a Santa Maria la Longa il 26 gennaio 1917. «È la poesia più breve di Ungaretti: due parole, tra di loro unite da fitti richiami sonori. Nell'illuminazione del cielo al mattino, da cui nasce la lirica, il poeta riesce a intuire e cogliere l'immensità» (Marisa Carlà).[3] Romano Luperini ha notato come "l'idea della infinita grandezza... colpisce nella forma della luce".[4]

Stile[modifica | modifica sorgente]

Ecco il giudizio che Leone Piccioni ha espresso sulla metrica dell'opera:

« La sua metrica è nuova, scarna, secca, versicoli, al massimo frantumati, anche se tra segmento e segmento circola il canto e si può ricostruire il verso; ma è infranta di colpo la tradizione accademica d'Italia del verso postpascoliano, dannunziano, crepuscolare[5] »

Ungaretti commenta L'allegria[modifica | modifica sorgente]

Ecco come lo stesso Ungaretti commenta L'allegria:

« Questo vecchio libro è un diario. L'autore non ha altra ambizione e crede che anche i grandi poeti non ne avessero altre se non quella di lasciare una sua bella biografia. Le sue poesie rappresentano dunque i suoi tormenti formali, ma vorrebbe si riconoscesse una buona volta che la forma lo tormenta solo perché la esige aderente alle variazioni del suo animo, e, se qualche progresso ha fatto come artista, vorrebbe che indicasse anche qualche perfezione raggiunta come uomo. Egli si è maturato uomo in mezzo ad avvenimenti straordinari ai quali non è stato mai estraneo. Senza mai negare le necessità universali della poesia, ha sempre pensato che, per lasciarsi immaginare, l'universale deve attraverso un attivo sentimento storico, accordarsi con la voce singolare del poeta »
(Vita di un uomo, cit., pp. 527–528[6])

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ G.Ungaretti, Vita d'un Uomo - Tutte le poesie, Arnoldo Mondadori Editore, Segrate 1969, p.46
  2. ^ G.Ungaretti, cit., p.65
  3. ^ Marisa Carlà, Epoche e Culture, volume 2, tomo II pagina 634.
  4. ^ R.Luperini, La scrittura e l'interpretazione, Palumbo editore, volume 3, tomo III, pagina 144.
  5. ^ Leone Piccioni, Per conoscere Ungaretti, Oscar Mondadori, Milano 1979, p.24
  6. ^ Secondo Ungaretti la funzione fondamentale della poesia è di esprimere ciò che, nel più profondo dell'anima, è inesprimibile. È compito del poeta portarlo in superficie. "L'esperienza poetica è esplorazione di un personale continente d'inferno, e l'atto poetico, nel compiersi, provoca e libera, qualsiasi prezzo possa costare, il sentire che solo in poesia si può cercare e trovare libertà. Continente d'inferno, ho detto, a causa della singolarità del sentimento di non essere come gli altri, ma in disparte, come dannato, e come sotto il peso di una speciale responsabilità: quella di scoprire un segreto e rivelarlo agli altri. La poesia è scoperta della condizione umana nella sua essenza, quella di essere un uomo d'oggi, ma anche un uomo favoloso, come un uomo dei tempi della cacciata dall'Eden; nel suo gesto d'uomo, il vero poeta sa che è prefigurato il gesto degli avi ignoti, nel seguito di secoli impossibile a risalire, oltre le origini del suo buio" (G.Ungaretti, Nota introduttiva, cit., pagina 505).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G. Ungaretti, Vita d'un uomo - Tutte le poesie, Arnoldo Mondadori Editore, Segrate 1969.
letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura