Indoeuropei

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Con il termine Indoeuropei (o Proto-Indoeuropei) si indica un insieme di popolazioni che, parlando un comune idioma denominato proto-indoeuropeo, avrebbe popolato un'area geografica comune tra la metà del V millennio a.C. e l'inizio del II millennio a.C.[1].

Tale etnia si sarebbe poi dispersa per l'Eurasia a causa di dinamiche complesse di diffusione, legate a linee di transumanza e commercio preistoriche, e a dinamiche di sovrapposizione militare a partire da azioni "opportunistiche", nate forse da instabilità di carattere demografico, dando così origine a diversi popoli che conservano tuttora fortissime ed evidenti analogie linguistiche (lingue indoeuropee).

Gli indoeuropei[modifica | modifica wikitesto]

L'origine della teoria: la lingua comune[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Linguistica comparativa.

La teoria dell'esistenza di una proto-popolazione nasce da studi linguistici e precisamente dalla linguistica comparativa, la quale ha mostrato come si possano identificare in popolazioni tra loro distanti, anche geograficamente, forti caratteristiche comuni, non solo nel lessico, ma anche nella morfologia linguistica, nella grammatica e addirittura nella cultura.

Come hanno sottolineato studiosi come Georges Dumézil e Émile Benveniste ci sono forti parentele linguistiche, testimoniate dai numerosi vocaboli aventi l'etimo in comune e che investono diverse aree d'interesse (la religione, le istituzioni, la famiglia, l'agricoltura, ecc.)[2], nonché l'ideologia tripartita, ossia la suddivisione della realtà esistente all'interno di tre funzioni specifiche (sacrale, guerriera, produttiva) la quale si ritrova, consapevolmente come tale, soltanto presso i popoli di stirpe indoeuropea.[3][4]

Questi studi si basano su analisi linguistiche ed antropologiche, che pervengono ad una proto-cultura, una proto-popolazione e una proto-lingua[2].

Il problema della Urheimat[modifica | modifica wikitesto]

Alcune delle ipotesi proposte sulla localizzazione dell'Urheimat indoeuropea.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Urheimat proto-indoeuropea.

Sebbene gli studiosi abbiano ricostruito la storia dell'unità linguistica indoeuropea (Ursprache), rimane ancora il problema di comprendere la patria di provenienza (Urheimat) di questa ondata migratoria ed i motivi che l'avrebbero provocata.

La ricerca dell'Urheimat, vale a dire la patria originaria o dimora natia del popolo (o meglio, del gruppo di tribù affini) che parlava la protolingua (o meglio, i suoi dialetti) diventa fondamentale per indirizzare la ricerca archeologica e storica verso una direzione piuttosto che verso un'altra.

Tale ricerca ha dato luogo ad un ampio ventaglio di ipotesi, la patria di origine è stata di volta in volta identificata: nell'India, nelle regioni baltiche, in Scandinavia meridionale, nella Russia meridionale, nei Balcani, nell'Asia minore ecc.

Il popolo guerriero[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Società proto-indoeuropea.

L'ipotesi più diffusa sulla tipologia di popolazione era quella di un popolo di guerrieri nomadi che, migrando dalle sue sedi originarie a causa della scarsità di risorse, avrebbe travolto le civiltà preesistenti, portando tuttavia delle innovazioni tecnologiche come la metallurgia del bronzo, poi del ferro, l'uso del carro da guerra e del cavallo.

Mentre la superiorità degli indoeuropei nell'allevamento del cavallo è testimoniata dalla lingua (con un lessico comune dedicato all'allevamento, ai carri ed ai cavalli), non vi sono tracce linguistiche che possano provare una superiorità nella metallurgia (anzi la maggior parte dei termini indoeuropei relativi alla metallurgia sono prestiti successivi, anche tra diverse lingue indoeuropee, o con lingue di substrato non indoeuropee); anche il vocabolario guerriero e militare è molto differente da popolo a popolo e da lingua a lingua, di fatto linguisticamente è inequivocabile la comune discendenza da un popolo di pastori, che probabilmente conobbe presto il carro (magari anche il carro da guerra), ma non era in origine particolarmente versato nella metallurgia e nella guerra, imparando però (come dimostrano i ritrovamenti archeologici) molto presto le tecniche militari e metallurgiche dei vicini, forse anche per contatti mercenari precedenti alla conquista (magari come truppe specializzate nell'uso dei carri).

Un petroglifo raffigurante un carro da guerra, 1000 a.C. circa (Età del bronzo scandinava).

Soprattutto fra gli indoeuropeisti di scuola tedesca, tra cui Gustaf Kossinna, lo studio sull'origine degli indoeuropei veniva mischiato con lo studio sull'origine dei Germani, che si presentavano come guerrieri patriarcali rozzi e feroci, primitivi e nomadi, in opposizione all'avanzata civiltà mediterranea antica greco-latina. Andando assai più indietro nel tempo, nelle tradizioni fra storia e leggenda che circondano l'origine dell'età antica mediterranea, agli studiosi si offriva il modello dell'invasione dorica che, intorno al 1100 a.C. avrebbe spazzato via la civiltà micenea preesistente, anch'essa indoeuropea (e non meno guerriera, visto che aveva sopraffatto la civiltà asiatica dei Troiani). Quanto al ramo indiano dell'indoeuropeo, o indo-germanico, era fin troppo facile ravvisare, nei Veda come nei più tardi poemi epici Mahābhārata e Ramayana, il sovrapporsi, a genti preindoeuropee, di una società guerriera, non dissimile da quella descritta nei poemi omerici.

Gli Indoeuropei erano quindi una popolazione nomade primitiva, guerriera, patriarcale, venuta dal nord[5] che si sovrappose in una o più fasi, alle popolazioni preindoeuropee, soggiogandole e dominandole come élite guerriera, che poi impose la propria lingua alle genti sottomesse (secondo un modello che Andrew Colin Renfrew ed altri studiosi definiscono "mutamento linguistico per sovrapposizione di un'élite").[6]

Questo era l'archetipo dell'indoeuropeo, o ario, ed a dare forza a questa ipotesi vi erano indizi indiretti provenienti da aree tutt'altro che nordiche (ad esempio, gli eroi achei di Omero sono biondi, quella che veniva considerata la più achea e la più guerriera delle dee di Omero, Atena, ha, secondo l'interpretazione più diffusa dell'epiteto che la caratterizza, cioè Glaucopide, gli occhi glauchi, cioè blu-verdi o blu-grigi[7], oltre ai capelli biondi).[8]

Le conseguenze storico-politiche della teoria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Razza ariana.

Questa tesi ricostruiva quindi gli Indoeuropei come un popolo rozzo e guerriero ma, paradossalmente, più evoluto degli altri sotto altri aspetti legati in particolar modo all'uso di strumenti da guerra (carro, cavallo, armi in bronzo), alla struttura sociale ed all'aspetto rituale-spirituale.[9]

Tale idea ebbe conseguenze importanti nella storia dell'evoluzione del pensiero politico occidentale, dando origine, in taluni ambienti, ad un'acquisizione nell'ideologia di riferimento delle acquisizioni della linguistica. Tali interpretazioni in molti casi avallarono varie dottrine aggressive e razziste, che hanno segnato la storia del mondo fra Ottocento e Novecento: dalla legittimazione del colonialismo imperialista delle potenze europee, fino alle politiche antisemite del nazionalsocialismo.[10]

Molte ipotesi diffuse nel secondo dopoguerra circa l'origine degli Indoeuropei tentano di sgombrare il campo degli studi da ogni identificazione fra affinità linguistica e base razziale, in ogni caso allo stato attuale l'idea degli Indoeuropei invasori è quella più accettata, sebbene da alcune fonti messa in discussione.

Il problema della cronologia[modifica | modifica wikitesto]

Collegato al problema della patria originaria è il dilemma relativo alla cronologia della diffusione degli Indoeuropei: le ipotesi principali (epoca e luogo di partenza della loro diffusione), fanno capo a tre orientamenti di massima:

  • il primo è rappresentato dalla teoria della migrazione violenta dal nord o dal nord-est, proposta dai primi indoeuropeisti e rilanciata nella seconda metà del Novecento da Marija Gimbutas, nella forma della teoria dell'invasione calcolitica a partire dall'area della civiltà dei kurgan nella Russia meridionale;
  • il secondo si basa invece sull'ipotesi dell'onda di avanzamento degli agricoltori del neolitico provenienti dall'Anatolia, secondo la proposta, non da tutti condivisa, dell'archeologo anglosassone Colin Renfrew;[6]
  • la terza, estremamente controversa e respinta dalla maggioranza degli studiosi, è costituita dalla teoria della continuità paleolitica di Mario Alinei, secondo il quale gli Indoeuropei sarebbero giunti nelle loro sedi addirittura all'epoca della diffusione paleolitica della specie Homo sapiens sapiens in Europa, poco più di trentamila anni fa.[11]

L'invasione calcolitica (Marija Gimbutas)[modifica | modifica wikitesto]

Espansione dei popoli indoeuropei secondo la teoria kurganica
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teoria kurganica.

L'interpretazione maggiormente accettata oggi, perché meglio fondata su un'attenta valutazione dei dati archeologici e sostenuta da diversi studi scientifici, è stata fornita dalla studiosa lituana Marija Gimbutas. La Gimbutas ha vagliato con precisione le testimonianze delle culture materiali dell'est europeo, identificando gli Indoeuropei con una cultura guerriera dell'età del bronzo (epoca: circa 4000 - 2000 a.C.): la cultura kurgan, così denominata a partire dalle grandi sepolture a tumulo (i kurgan appunto) che la caratterizzano, tombe nelle quali venivano seppelliti i principi locali insieme alle loro mogli e concubine, agli schiavi ed a tutto il séguito, secondo un'usanza diffusa in molte civiltà antiche.[12]

Dagli studi della Gimbutas emerge un quadro abbastanza semplice e lineare della comparsa degli Indoeuropei sulla scena della storia: migrando dalle loro regioni d'origine (Urheimat collocata fra gli Urali e il Danubio), le popolazioni indoeuropee si sarebbero sovrapposte un po' ovunque (dall'Europa occidentale all'India) alle popolazioni neolitiche preindoeuropee, come élite guerriere tecnicamente più avanzate (detentrici della metallurgia del rame e del bronzo), imponendo in gran parte alle popolazioni sottomesse la loro struttura sociale e la loro religione.[12]

Gli Indoeuropei come agricoltori neolitici (Colin Renfrew)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ipotesi anatolica.

L'ipotesi anatolica chiamata anche "Teoria della discontinuità neolitica di Renfrew", propone che i Proto-indoeuropei si originarono nell'Anatolia neolitica. Questa ipotesi sostiene che i parlanti della lingua Proto-indoeuropea (PIE) attraverso la loro espansione dall'Anatolia durante la rivoluzione neolitica, tra il settimo e il sesto millennio a.C., diffusero sia le nuove tecniche agricole che le lingue indoeuropee.[6]

La teoria della "fusione" (Luca Cavalli-Sforza)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Doppio strato dell'indoeuropeo.

Esiste la possibilità che le due teorie precedenti possano essere parzialmente conciliate, come ha suggerito Luigi Luca Cavalli-Sforza.

Secondo questa variante gli Indoeuropei sarebbero frutto di una fusione tra le popolazioni neolitiche di tipo mediterraneo provenienti dall'Anatolia, portatrici dell'agricoltura nella Russia meridionale verso l'8000-7000 a.C. e le locali popolazioni di tipo cromagnonoide di Sredny-Stog, sopravvissute all'ultima glaciazione Würm nel rifugio glaciale nord-pontico.

Questa proposta sembra conciliarsi con la "teoria del doppio strato per l'antico indoeuropeo", proposta indipendentemente in linguistica da Uhlenbeck.

Infatti il cosiddetto indoeuropeo ricostruito dà l'impressione di essere il frutto di un'antica creolizzazione tra una lingua di tipo ugrofinnico e una lingua affine al basco (vedi anche Na-dene-caucasico).

La continuità paleolitica (Mario Alinei)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teoria della continuità.

Una teoria innovativa circa l'origine degli Indoeuropei è la Teoria della continuità (PCT, "Teoria della continuità paleolitica"), in base alla quale l'indoeuropeo sarebbe la lingua delle tribù di homo sapiens pervenute in Europa dall'Asia alla fine del paleolitico superiore.

Il concetto di base della teoria è stato sviluppato in ambito linguistico dal glottologo Mario Alinei, a partire dagli anni '90[13]. Aspetti della teoria sono stati autonomamente elaborati da alcuni glottologi e linguisti e da alcuni archeologi. La teoria sostiene che gli indoeuropei potrebbero essere semplicemente le genti autoctone dell'Europa, stanziate nel vecchio continente fin dal 40.000 a.C., l'epoca della sua prima occupazione da parte dell'uomo moderno. La teoria ha tuttavia avuto un seguito molto limitato negli ambienti dei linguisti storici, sebbene vengano spiegate anche le origini delle lingue pre-indoeuropee, chiamate in questa teoria "non-indoeuropee", per esempio il basco o l'estinto iberico, definiti non con l'ipotesi del substrato/sostrato ma del parastrato/adstrato,[14] cioè dello sviluppo sincrono in Europa, senza bisogno di invocare movimenti etnici. I sostenitori della teoria della continuità paleolitica fanno risalire al paleolitico anche differenze linguistiche che generalmente si correlano con eventi storici-protostorici assai più recenti.[15]

La teoria della continuità linguistica si basa sulle affinità in ambito paleontologico e genetico, come la correlazione genetico-linguistica[16] ed è parzialmente affine alla teoria della dispersione neolitica, elaborata dall’archeologo inglese Colin Renfrew.[17]

Ipotesi sulle cause della migrazione[modifica | modifica wikitesto]

Premessa[modifica | modifica wikitesto]

La teoria della continuità non necessita di migrazioni (se si eccettua il problema dei Tocari e degli indo-iranici), mentre la teoria di Renfrew è autoesplicativa, in quanto i coltivatori hanno necessità di migrare alla ricerca di nuove terre a causa della crescita demografica: la ricerca delle cause innescanti le migrazioni degli indoeuropei, ha senso quindi solo nel contesto della teoria kurganica.

Alcuni studiosi hanno tentato di spiegare la diffusione degli indoeuropei e delle loro lingue con il tipo di economia pastorale-seminomade che li caratterizzava, unitamente al carattere virilocale e guerriero che la società indoeuropea tarda, kurganica (sviluppatasi dalle antichissime forme di società a chiefdom, in principio sostanzialmente egualitarie) sembra mostrare. La prima avanzata degli Indoeuropei, secondo questi studi, è caratterizzata da una sorta di lenta espansione a partire dal più arcaico nucleo uralo-pontico della cosiddetta Urheimat.

La diffusione delle tecniche agricole nella zona uralo-pontica deve aver fornito alla popolazione cromagnonoide dell'area una potente spinta di avanzamento, che deve probabilmente aver determinato la "conquista" (o la pacifica occupazione per crescita del volume demografico) delle aree immediatamente limitrofe al rifugio postglaciale nord-pontico. A ciò si saranno aggiunte, come molle di espansione, primitive relazioni di carattere commerciale, le ricadute tecnologiche della domesticazione del cavallo, la pastorizia nomade (che si evolve in relazione con comunità agricole preesistenti) e la diffusione della metallurgia del rame e del bronzo, che secondo alcuni studiosi potrebbero anche essere nate in Europa orientale in maniera del tutto indipendente rispetto a ciò che accadeva nella cosiddetta Mezzaluna Fertile.

Assai verosimilmente, alla vigilia del distacco del ramo anatolico, il più antico, le popolazioni di lingua indoeuropea occupavano già un'area alquanto vasta, dalla zona a ridosso del basso Danubio fino alle steppe dell'Asia centrale. Questa primitiva "IndoEuropa", semplicemente una sorta di Urheimat espansa, era probabilmente già in parte differenziata in dialetti, o comunque attraversata da fenomeni vistosi di variazioni diatopiche, che nella loro complessità prefiguravano, per alcuni aspetti, le famiglie indoeuropee storicamente note, ma sicuramente mostravano anche identità e fisionomie dialettali proprie, molte delle quali andate perdute.

La successiva espansione "violenta" parrebbe essere dovuta ad irregolari dinamiche di gemmazione, occasionate da relazioni non sempre facili con le comunità pre-indoeuropee vicine alle regioni esterne dell'Urheimat allargata della più tarda fase unitaria. Tali gemmazioni, conclusesi di volta in volta con la sovrapposizione, ora definitiva, ora instabile e transitoria, di "élite" militari indoeuropee ai popoli preesistenti, si manifestano come il portato di fenomeni di incertezza nelle aree di confine fra popolazioni preistoriche e protostoriche eterogenee. Così, ad esempio, la penetrazione del ramo anatolico nei Balcani potrebbe essere stata inizialmente prodotta dall'interesse non proprio benevolo di alcuni capi-guerrieri per la prosperità delle vicine popolazioni danubiane.

La più tarda presenza di tracce indo-arie in dinastie medio-orientali, ad esempio i Mitanni, ci parla dell'avvento di piccoli gruppi di avventurieri protostorici in cerca di fortuna (un po' come certe bande di Normanni nell'Europa medievale). L'irregolarità e la saltuarietà, così come gli esiti molteplici di tali movimenti di piccoli gruppi a partire dal Bassopiano sarmatico, determina un quadro complesso, in cui l'avvento delle singole sottofamiglie linguistiche nelle aree nelle quali poi si ritrovano in età storica, non è riconducibile sempre e comunque ad una e una sola causa di migrazione (propriamente, non si può nemmeno parlare di migrazioni). Ed è questa situazione frastagliata a rendere problematica agli studiosi l'identificazione di precise e univoche motivazioni per il diffondersi delle lingue indoeuropee.

Ipotesi Ryan-Pitman[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ipotesi Ryan-Pitman.

Fra le ipotesi recenti tese a spiegare la causa della migrazione, la più importante è stata proposta nel 1997[18] e riformulata nel 2003[19] da Ryan e Pitman.
L'ipotesi si basa sul repentino allagamento del territorio ora occupato dal Mar Nero, causato dallo scioglimento dei ghiacciai, avvenuto nel 7150 a.C. (prima data proposta) o nell'8500 a.C. (in seguito alla riformulazione), in conseguenza del ripristino della corrente del Golfo, che in pochi anni liberò il Mare del Nord dal ghiaccio dell'ultima era glaciale. Con l'aumento del livello del mare, il Mar Mediterraneo avrebbe allagato una vasta depressione, formando l'attuale Mar Nero e obbligando le popolazioni ivi residenti, tra cui forse i proto-indoeuropei a migrare in zone sicure.

Secondo questa ipotesi l'evento sarebbe stato ricordato nelle varie mitologie come il Diluvio universale.

Diversi studi scientifici approntati per valutare questa tesi hanno invece osservato come fu il Mar Nero a riversarsi nel Mediterraneo,[20][21][22][23] e in maniera tra l'altro non drammatica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marija Gimbutas. Proto-Indo-European culture: the Kurgan culture during the fifth to the third millenia B.C. in George Cardona, Henry M. Hoenigswald, Alfred Senn Indo-European and Indo-Europeans: Papers Presented at the Third Indo-European Conference at the University of Pennsylvania, Philadelphia University of Pennsylvania Press, 1970, pagg. 155–198.
  2. ^ a b Giacomo Devoto, Origini indeuropee, Firenze, Sansoni, 1962. Ora Edizioni di Ar, 2008.
  3. ^ Georges Dumézil, L'ideologia tripartita degli Indoeuropei, Rimini, Il Cerchio (seconda edizione) 2003
  4. ^ Émile Benveniste, Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee, Torino, Einaudi, 1981.
  5. ^ Enrico Campanile; Bernard Comrie, Calvert Watkins, Introduzione alla lingua e alla cultura degli Indoeuropei, Bologna, Il Mulino, 2005.
  6. ^ a b c Andrew Colin Renfrew, Archaeology and Language: The Puzzle of Indo-European Origins, Pimlico, Londra, 1987.
  7. ^ Wikizionario : glauco
  8. ^ Omero, Iliade
  9. ^ Francisco Villar, Gli indoeuropei e le origini dell'Europa, Il Mulino, 2008.
  10. ^ Da ricordare che ario ed ariano sono il termine con cui si designa sotto l'aspetto biologico il gruppo indoeuropeo.
  11. ^ Mario Alinei, Origini delle lingue d'Europa. Vol. 1: La teoria della continuità, Il Mulino, 2000.
  12. ^ a b Marija Gimbutas, Kurgan. Le origini della cultura europea, Medusa, 2010.
  13. ^ Origini delle lingue d’Europa, Il Mulino, Bologna 1996-2000.
  14. ^ Mario Alinei - Francesco Benozzo, The Atlantic Celts: Evidence of Continuity from Palaeolithic: outline of the paper given in Brest (8-9 June 2011).
  15. ^ Francisco Villar, Los indoeuropeos y les orígenes de Europa. Lenguaje historia, Gredos, Madrid 1996; trad. it. Gli indoeuropei e le origini dell’Europa. Lingua e storia, Il Mulino, Bologna 1997, pp. 39-92.
  16. ^ Luca Cavalli Sforza, Paolo Menozzi e Alberto Piazza, History and Geography of Human Genes, 1994; trad. it. Storia e geografia dei geni umani, Adelphi, Milano 1997
  17. ^ Colin Renfrew, Archeology and Language. The Puzzle of Indo-European Origin, Jonathan Cape, Londra 1987; trad. it. Archeologia e linguaggio, Laterza, Roma-Bari 1989.
  18. ^ http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0025322797000078 An abrupt drowning of the Black Sea shelf WBF Ryan, WC Pitman, CO Major, K Shimkus… - Marine Geology, 1997.
  19. ^ W.B.F. Ryan, C.O. Major, G. Lericolais, S. Goldstein, Catastrophic flooding of the BlackSea, Annual reviews of Earth and Planetary Sciences, 31 (2003), pp. 525–554
  20. ^ Seismic stratigraphy of Late Quaternary deposits from the southwestern Black Sea shelf: evidence for non-catastrophic variations in sea-level during the last 10 000 yr, AE Aksu, RN Hiscott, D Yasar, FI Isler, S Marsh - Marine Geology, 2002
  21. ^ Persistent Holocene outflow from the Black Sea to the Eastern Mediterranean contradicts Noah's Flood hypothesis AE Aksu, RN Hiscott, PJ Mudie, A Rochon… - GSA …, 2002
  22. ^ Deltas south of the Bosphorus Strait record persistent Black Sea outflow to the Marmara Sea since 10 ka RN Hiscott, AE Aksu, D Yasar, MA Kaminski, PJ Mudie… - Marine Geology, 2002
  23. ^ Hydrology in the Sea of Marmara during the last 23 ka: implications for timing of Black Sea connections and sapropel deposition L Vidal, G Ménot, C Joly, H Bruneton, F Rostek… - 2010

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

In lingua italiana[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Devoto, Origini indeuropee, Firenze, Sansoni, 1962. Ora Edizioni di Ar, 2008.
  • Émile Benveniste, Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee, Torino, Einaudi, 1981 ISBN 88-06-59960-7
  • Georges Dumézil, L'ideologia tripartita degli Indoeuropei, Rimini, Il Cerchio (seconda edizione) 2003.
  • Georges Dumézil, La saga di Hadingus: dal mito al romanzo (Du mythe au roman, la saga de Hadingus et autres essais. Parigi, Presses Universitaires de France, 1953). Roma, Edizioni Mediterranee, 2001. ISBN 88-272-1426-7.
  • Georges Dumézil, Gli dei dei Germani: saggio sulla formazione della religione scandinava (Les dieux des Germains, essai sur la formation de la religion scandinave. Parigi, Presses Universitaires de France, 1959). Milano, Adelphi, 1979.
  • Georges Dumézil, Gli dei sovrani degli indoeuropei (Les dieux souverains des Indo-Européens. Parigi, Gallimard, 1977). Torino, Einaudi, 1985. ISBN 88-06-57703-4.
  • Georges Dumézil, Matrimoni indoeuropei (Mariages indo-européens, suivi de Quinze Questions romaines. Parigi, Payot, 1979). Milano, Adelphi, 1984.
  • Georges Dumézil, Mito ed epopea. La terra alleviata. L'ideologia delle tre funzioni nelle epopee dei popoli indoeuropei (Mythe et épopée. L'idéologie des trois fonctions dans les épopées des peuples indo-européens. Parigi, Gallimard, 1968). Torino, Einaudi, 1982.
  • Georges Dumézil, Le sorti del guerriero (Heur et malheur du guerrier, aspects de la fonction guerrière chez les Indo-Européens. Parigi, Presse Universitaire de France, 1969). Milano, Adelphi, 1990.
  • Georges Dumézil, Idee romane (Idées romaines. Parigi, Gallimard, 1969). Genova, Il Melangolo, 1987.
  • Georges Dumézil, Feste romane (Fêtes romaines d'été et d'automne, suivi de Dix Questions romaines. Parigi, Gallimard, 1975). Genova, Il Melangolo, 1989.
  • Francisco Villar, Gli indoeuropei e le origini dell'Europa, Il Mulino, 2008.
  • Giuliano Bonfante, I dialetti indoeuropei, Paideia, 1976.
  • Enrico Campanile, Ricerche di cultura poetica indoeuropea, Pisa, Giardini, 1977.
  • Enrico Campanile, Antichità indoeuropee in Anna Giacalone Ramat, Paolo Ramat (a cura di) Le lingue indoeuropee, Bologna, Il Mulino, 1993. ISBN 88-15-03354-8 Ora in: Enrico Campanile; Bernard Comrie, Calvert Watkins, Introduzione alla lingua e alla cultura degli Indoeuropei, Bologna, Il Mulino, 2005. ISBN 88-15-10763-0
  • Mario Alinei, Origini delle lingue d'Europa. Vol. 1: La teoria della continuità, Il Mulino, 2000.
  • Marija Gimbutas, Kurgan. Le origini della cultura europea, Medusa, 2010.

In lingue straniere[modifica | modifica wikitesto]

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  • (FR) Georges Dumézil, Le problème des Centaures, étude de mythologie comparée indo-européenne . Parigi, P. Geuthner, 1929.
  • (FR) Georges Dumézil, Introduction à la grammaire comparée des langue caucasiennes du Nord. Parigi, Librairie H. Champion, 1933.
  • (FR) Georges Dumézil, Ouranos-Varuna, étude de mythologie comparée indo-européenne. Parigi, Adrien Maisonneuve, 1934.
  • (FR) Georges Dumézil, Mythes et dieux des Germains, essai d'interprétation comparative. Parigi, Presses Universitaires de France, 1939.
  • (FR) Georges Dumézil, Mithra-Varuna, essai sur deux représentations indo-européennes de la Souveraineté. Parigi, Presses Universitaires de France, 1940 (seconda edizione: Parigi, Gallimard, 1948)
  • (FR) Georges Dumézil, Jupiter, Mars, Quirinus (Jupiter Mars Quirinus. Parigi, Gallimard, 1941). Torino, Edizioni scientifiche Einaudi, 1955.
  • (FR) Georges Dumézil, Horace et les Curiaces (Mythes romains I). Parigi, Gallimard, 1942.
  • (FR) Georges Dumézil, Servius et la Fortune, essai sur la fonction sociale de louange et de blâme et sur les éléments indo-européens du cens romain (Mythes romains II). Parigi, Gallimard, 1943.
  • (FR) Georges Dumézil, Naissance de Rome (Juppiter Mars Quirinus II). Parigi, Gallimard, 1944.
  • (FR) Georges Dumézil, Naissance d'archanges-Essai sur la formation de la religion zoroastrienne (Juppiter Mars Quirinus III). Parigi, Gallimard, 1945.
  • (FR) Georges Dumézil, Tarpeia, cinq essais de philologie comparée indo-européenne (Mythes romains III). Parigi, Gallimard, 1947.
  • (FR) Georges Dumézil, Juppiter Mars Quirinus IV, explication de textes indiens et latin. Parigi, Presse Universitaire de France, 1948.
  • (FR) Georges Dumézil, L'héritage indo-européen à Rome. Parigi, Gallimard, 1949.
  • (FR) Georges Dumézil, Le troisième souverain, essai sur le dieu indo-iranien Aryaman et sur la formation de l'histoire mythique de l'Irlande. Parigi, G. P. Maisonneuve, 1949.
  • (FR) Georges Dumézil, Les dieux indo-européens. Parigi, Presses Universitaires de France, 1952.
  • (FR) Georges Dumézil, Rituels indo-européens à Rome, Parigi, Klincksieck, 1954.
  • (FR) Georges Dumézil, Déesses latines et mythes védiques . Bruxelles, Collection Latomus, vol. XXIV, 1956.
  • (FR) Georges Dumézil, Aspects de la fonction guerrière chez les Indo-Européens. Parigi, Presses Universitaires de France, 1956.
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  • (FR) Georges Dumézil, Documents anatoliens sur les langues et les traditions du Caucase II. Textes oubikhs. Parigi, Musée de l'Homme, 1962.
  • (FR) Georges Dumézil, La religione romana arcaica (La religion romaine archaïque, avec un'appendice sur la religion des Étrusques. Parigi, Payot, 1964). Milano, Rizzoli, 1977. ISBN 88-17-86637-7.
  • (FR) Georges Dumézil, Documents anatoliens sur les langues et les traditions du Caucase IV. Récits lazes en dialect d'Arhavi, parler de Senköy. Parigi, EPHE, 1967.
  • (FR) Georges Dumézil, Documents anatoliens sur les langues et les traditions du Caucase V. Etudes abkhaz. Istanbul-Parigi, Bibliothèque archéologique et historique de l'Institut français d'Archéologie d'Istanbul, 1967.
  • (FR) Georges Dumézil, Mythe et épopée II. Types épiques indo-européens: un héros, un sorcier, un roi. Parigi, Gallimard, 1971.
  • (FR) Georges Dumézil, Myth et épopée III. Histoires romaines. Parigi, Gallimard, 1973.
  • (DE) Karl Brugmann, Grundriß der vergleichenden Grammatik der indogermanischen Sprachen, Strasburgo, Trubner, 1897-1916. 4 voll. Ora in: Karl Brugmann, Grundriß der vergleichenden Grammatik der indogermanischen Sprachen, (in tedesco) Berlino, W. de Gruyter & Co., 1967. 4 voll.
  • (ES) Francisco Rodríguez Adrados; Alberto Bernabé, Julia Mendoza, Manual de lingüística indoeuropea, Madrid, Ediciones Clasicas, 1995-1998. 3 voll. ISBN 84-7882-193-7
  • (ES) Pere Bosch i Gimpera, El problema indoeuropeo, Città del Messico, Direccion general de publicaciones, 1960.
  • (EN) Andrew Colin Renfrew, Archaeology and Language: The Puzzle of Indo-European Origins, Pimlico, Londra, 1987.

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Categoria:Popoli indoeuropei
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