Indice H
Con indice H o indice di Hirsch, a volte in inglese H-index, si intende un indice proposto nel 2005 da Jorge E. Hirsch dell'università della California a San Diego per quantificare la prolificità e l'impatto del lavoro degli scienziati, basandosi sia sul numero delle loro pubblicazioni che sul numero di citazioni ricevute.
Secondo la definizione, uno scienziato è di indice n se ha pubblicato almeno n lavori, ciascuno dei quali è stato citato almeno n volte. L'indice H è stato creato anche per contrapporsi all'egemonia del fattore d'impatto (impact factor) come misura bibliometrica.
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[modifica] Definizione e scopo
Il calcolo dell'indice viene eseguito in base alla distribuzione delle citazioni che le pubblicazioni di un ricercatore ricevono. La definizione di Hirsch è la seguente:
- Uno scienziato possiede un indice h se h dei suoi Np lavori hanno almeno h citazioni ciascuno e i rimanenti (Np – h) lavori hanno ognuno al più h citazioni.
In altre parole, uno studioso con un indice pari a 3 ha pubblicato 3 lavori citati almeno 3 volte ciascuno. L'indice è strutturato per verificare con un processo relativamente semplice non solo la produzione, ma anche l'influenza di uno scienziato, distinguendolo da chi avesse pubblicato molti articoli ma di scarso interesse. Inoltre l'indice non è troppo influenzato da singoli articoli di grande successo.
L'efficacia dell'indice è limitata al confronto tra scienziati dello stesso campo, anche perché le convenzioni riguardo alle pubblicazioni possono variare: in fisica, un ricercatore moderatamente produttivo avrà tipicamente un indice pari al numero di anni di lavoro, mentre scienziati che operano nel campo medico o biologico tendono a possedere valori più elevati.
L'indice è facilmente calcolabile interrogando le banche dati di pubblicazioni scientifiche presenti in rete.
Hirsch ha dimostrato che l'indice è un buon predittore per uno scienziato che abbia vinto premi come il Nobel o sia membro di qualche importante accademia.
[modifica] Critiche
Tuttavia non è difficile trovare situazioni in cui h non riesce affatto a descrivere l'importanza di uno scienziato: è da sottolineare che, in questo senso, gli scienziati che hanno avuto una carriera breve sono decisamente penalizzati, in quanto l'indice non tiene conto della loro influenza poiché essi hanno prodotto solo un numero limitato di contributi, non importa quanto decisivi. Per esempio, l'indice di Evariste Galois è 2 e rimarrà così per sempre; se Albert Einstein fosse morto all' inizio del 1906, il suo indice sarebbe fermo a 4 o 5, valore che sicuramente non rappresenta con dignità l'importanza degli studi che hanno portato alle pubblicazioni del 1905. La validità di questa obiezione è dimostrata dall'analisi stessa dei dati riportati alla fine, che indicano una classifica di fisici in base all'indice: salta subito agli occhi che, a fronte di fisici con valori di h superiori o vicini a 100, Richard Feynman ha h = 23, Paul Dirac ha h = 19 ed Einstein non è nemmeno presente.
L'indice h non considera il contesto delle citazioni. Ad esempio, alcuni lavori in un articolo sono citati semplicemente per agevolare una introduzione, anche se hanno basso significato al contesto specifico, o non ha potere risolutivo per delimitare citazioni fatte in un contesto negativo o fraudolento.
L'indice h è influenzato dalle limitazioni nelle banche dati delle citazioni, in particolare per articoli prima degli anni novanta.
L'indice h non tiene conto delle autocitazioni. Se un ricercatore scrive molti lavori cumulativi nello stesso settore, è probabile che citerà i suoi articoli precedenti, e questo tende a creare una lunga coda di autocitazioni che possono accrescere artificialmente l'indice.
L'indice h non tiene conto del numero di autori di un articolo, avvantaggiando con questo gli autori che decidono di firmare assieme degli articoli. Ciò vuol dire che anche un autore che ha dato un contributo minimo alla pubblicazione otterrà, al fine del computo dell'indice, una pubblicazione e le relative citazioni in conto, come tutti gli altri. Questo avvantaggia chiaramente chi dirige un gruppo di ricerca, per esempio professori con un grande numero di dottorandi: essendo normale che il professore risulti tra gli autori, in quanto segue e consiglia gli studenti e ne revisiona le bozze delle pubblicazioni, egli ottiene un numero di articoli a suo nome sproporzionato al lavoro effettivo.
L'indice h sembra enfatizzare il lavoro proveniente da grandi collaborazioni, piuttosto che piccoli gruppi di ricercatori o singoli individui.
[modifica] Fisici con alto h-index
Basato su: SPIRES HEP Database (Particle and High energy Physics, agosto 2005):
- Edward Witten: h = 110 (132 al dicembre 2005)
- Steven Weinberg: h = 88
- Dimitrios Nanopoulos: h = 86
- Cumrun Vafa: h = 85
- Nati Seiberg: h = 84
- Sergio Ferrara: h = 79
- Howard Georgi: h = 77
- John Schwarz: h = 75
- Giorgio Parisi: h = 73
- Frank Wilczek: h = 68
- Leonard Susskind: h = 68
- David Gross: h = 66
- Andrew Strominger: h = 66
- Stephen Hawking: h = 62
- Antonino Zichichi: h = 61
- Joseph Polchinski: h = 58
- Abdus Salam: h = 58
- Tom Banks: h = 56
- Sheldon Glashow: h = 53
- Peter A. R. Ade: h = 53
- Juan Maldacena: h = 49
- Anthony Zee: h = 49
- Michael Green: h = 44
- Michael Peskin: h = 41
- Gerard 't Hooft: h = 41
- Alexander Polyakov: h = 38
- Lisa Randall: h = 38
- Alessandro Melchiorri: h = 38
- Steve Shenker: h = 36
- Paul Frampton: h = 35
- David Politzer: h = 34
- Giovanni Amelino-Camelia: h = 34
- Lee Smolin: h = 33
- Angelo Vulpiani: h = 33
- Brian Greene: h = 32
- Shamit Kachru: h = 31
- Eva Silverstein: h = 24
- Richard Feynman: h = 23
- Michio Kaku: h = 22
- Gerald Cleaver: h = 20
- Elti Cattaruzza: h= 20
- Paul Dirac: h = 19
[modifica] Voci correlate
[modifica] Bibliografia
- (EN) "An index to quantify an individual's scientific research output", articolo di J.E. Hirsch
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