Grande Italia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando la compilation musicale con lo stesso titolo, vedi Grande Italia (album).
Mappa della «Grande Italia»: la linea arancione mostra le aree dell'Europa e del Nord Africa che dovevano essere incluse nel progetto del 1940. In verde le aree occupate dagli Italiani nel novembre 1942 (in rosso quelle inglesi)

Grande Italia o Italia imperiale fu un progetto con il quale il fascismo italiano aspirava a creare un impero italiano nell'area del bacino del Mediterraneo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il progetto della Grande Italia venne anticipato già nelle linee programmatiche dell'adunata di piazza San Sepolcro (con il programma omonimo del 24 marzo 1919) e nel Manifesto dei Fasci italiani di combattimento del 6 giugno 1919.

La Grande Italia (senza il Dodecaneso italiano).

Esso consisteva in una Grande Italia che doveva includere: Nizza, Savoia, Ticino, Venezia Giulia, Dalmazia, Corfù, Malta e Corsica, popolate in parte anche da comunità italofone, e ampie zone dell'Africa settentrionale e orientale: Libia, Egitto, Sudan e Corno d'Africa, alcune delle quali abitate da italiani dal XIX secolo.
L'espansione in questi territori avrebbe permesso all'Italia di riprendere il dominio del Mediterraneo (che veniva considerato dai fascisti come Mare nostrum) perso con la caduta dell'Impero romano d'Occidente.

Il progetto acquisì nuovi tasselli durante la seconda guerra mondiale, con l'occupazione di Grecia, Corsica, Tunisia e l'invasione dell'Egitto; tuttavia tale progetto dovette essere totalmente abbandonato con la sconfitta delle Potenze dell'Asse.[1]

Il primo passo: Dodecaneso[modifica | modifica sorgente]

Il primo passo per la formazione della Grande Italia fu fatto da Cesare Maria De Vecchi.

Nel 1936, dopo la nomina a governatore del Dodecaneso dette il via ad un processo di Italianizzazione delle isole greche, imponendo l'uso della lingua italiana e realizzando stanziamenti per un totale di 7.015 italiani a Rodi e nelle isole circostanti.[2][3][4][5]

Il progetto originale[quale?] prevedeva anche l'accorpamento al governatorato delle isole di Samo e di Chio[senza fonte], in passato appartenute alla Repubblica di Genova.

Il secondo passo: la Quarta Sponda[modifica | modifica sorgente]

Territori dell'area Mediterranea occupati dall'Italia di Mussolini tra il 1940 e il 1942. La «Grande Italia» includeva molti di questi territori.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Africa settentrionale italiana e Libia italiana.

Un altro leader fascista, Italo Balbo, promosse invece attivamente l'incremento della comunità italiana sulle coste della Libia, colonia italiana sin dal 1912. Balbo chiamò Tripolitania e Cirenaica la Quarta Sponda dell'Italia, in riferimento alle altre tre sponde (tirrenica, adriatica e ionica) della penisola italiana.

Il 28 ottobre 1938 Balbo dette il via alla spedizione dei primi 20.000 coloni italiani, i cosiddetti "Ventimilli" provenienti principalmente da Napoli e da Genova, in Libia.

Il 28 ottobre 1939 venne dato il via ad una seconda spedizione, che riguardò altri 10.000 italiani.

Nel 1940, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, grazie a Italo Balbo i dati della colonizzazione italiana della Libia apparivano assai promettenti:

  • in Tripolitania italiana il terreno agricolo ammontava a 231.089 ettari divisi in 3.675 poderi, abitati da 3.960 famiglie (23.919 persone);
  • in Cirenaica italiana gli ettari erano 79.831, le famiglie 2.206, gli italiani 15.014.

A cui occorreva aggiungere altri 70.000 italiani sparsi nelle città della costa e, per completare il quadro, 424 chilometri di strade asfaltate, 2.740 chilometri di strade in terra battuta e 1.882 chilometri di litoranea dal confine tunisino a quello egiziano.[6]

La comunità italiana di Libia raggiunse così il suo apice con 112.600 persone, ovvero il 13,26% della popolazione dell'intero territorio libico.[7]

L'obiettivo finale era ancora più ambizioso: creare una colonia di 500.000 persone entro gli anni sessanta, in modo che gli italiani si ponessero in maggioranza, costituendo i 2/3 della popolazione della Libia costiera.

Nel novembre 1942 anche la Tunisia, con i suoi 120.000 italiani, venne inclusa nella Quarta Sponda, ma pochi mesi dopo fu riconquistata dagli Alleati.

Il terzo passo: i Balcani occidentali[modifica | modifica sorgente]

Il progetto fascista di creare un impero coloniale italiano dalla Libia alla Somalia dopo la vittoria nella seconda guerra mondiale. In verde scuro L'Impero Italiano nel 1939, in verde i territori occupati negli anni 1940-1943, in verde chiaro i territori da includere nell'Italia Imperiale.
Mappa delle regioni irredente dopo la prima guerra mondiale. Il Fascismo considerò irredente anche la Savoia e Corfù (aspirando anche alla «Quarta Sponda» ed al Dodecaneso).

Terre Irredente:
Istria-Venezia Giulia (ora Slovenia e Croazia)
Dalmazia (Croazia e Montenegro)
Isole Ioniche con il Dodecaneso (Grecia)
Malta (Malta)
Corsica (Francia)
Nizzardo (Francia)
Savoia (Francia)
Ticino (Svizzera)
Grigioni italiano (Svizzera)

Nella primavera del 1941, grazie all'aiuto degli alleati tedeschi, l'Italia riuscì a sconfiggere la Grecia e conquistare parte della Jugoslavia.[8]

Il Regno d'Italia annesse la Slovenia centrale e meridionale (provincia italiana di Lubiana) e gran parte della Dalmazia, che andò a costituire l'omonimo governatorato.

Il generale Vittorio Ambrosio, comandante in capo dell'Esercito italiano durante la conquista della Dalmazia jugoslava, creò una linea d'occupazione italiana da Lubiana al Montenegro, che successivamente fu considerata il confine orientale della Grande Italia. Questa frontiera includeva il Montenegro, l'Albania etnica ed il Principato del Pindo, in Epiro.

Il progetto mai realizzato[modifica | modifica sorgente]

In caso di vittoria delle Potenze dell'Asse, Benito Mussolini era intenzionato ad acquisire il controllo di Creta (occupata dai tedeschi) e le circostanti isole greche del sud, in modo tale da allargare i possedimenti italiani oltre Dodecaneso e le Isole Ionie.[9]

A sud della Quarta Sponda alcuni esponenti fascisti sognarono una Grande Italia che, partendo dal Fezzan, comprendesse Egitto, Sudan e l'Africa Orientale Italiana.[10]

La vittoria degli Alleati e la successiva caduta del Fascismo posero fine al progetto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Blitzer, Wolf. Century of War. p.125
  2. ^ Massimo Baioni Risorgimento in camicia nera, pag. 47
  3. ^ Rough Guide to the Dodecanese & East Aegean Islands - Marc Stephen Dubin - Google Libri. Italiani nelle Isole del Dodecaneso: 1912-1943
  4. ^ A. Del Boca Le guerre coloniali del fascismo. p. 71
  5. ^ Carlo Galeotti Credere obbedire combattere - I catechismi fascisti p. 72
  6. ^ Sergio Romano La quarta sponda, Longanesi & C., pag. 260
  7. ^ Helen Chapin Metz Libya: A Country Study, Chapter XIX
  8. ^ Alberto Rosselli Storie Segrete. Operazioni sconosciute o dimenticate della seconda guerra mondiale p. 36
  9. ^ Davide Rodogno. Fascism European Empire
  10. ^ Rosselli, Alberto. Storie Segrete. Operazioni sconosciute o dimenticate della seconda guerra mondiale pag. 49

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Baioni, Massimo. Risorgimento in camicia nera. Carocci. Arezzo, 2006.
  • Blitzer, Wolf. Century of War. Friedman/Fairfax Publishers. New York, 2001 ISBN 1-58663-342-2.
  • Chapin Metz, Helen. Libya: A Country Study. GPO for the "Library of Congress". Washington, 1987.
  • De Felice, Renzo Interpretations of Fascism (translated by Brenda Huff Everett). Harvard University Press. Cambridge, 1977 ISBN 0-674-45962-8.
  • De Felice, Renzo. Mussolini l'Alleato: Italia in guerra 1940-1943. Rizzoli Ed. Torino, 1990.
  • Del Boca, Angelo. Le guerre coloniali del fascismo Laterza. Roma, 1991.
  • Galeotti, Carlo. Credere obbedire combattere - I catechismi fascisti Stampa Alternativa. Milano, 1996.
  • Lamb, Richard. Mussolini as Diplomat. Fromm International Ed. London, 1999 ISBN 0-88064-244-0.
  • Payne, Stanley G. A History of Fascism, 1914-45. University of Wisconsin Press. Madison, Wisc., 1995 ISBN 0-299-14874-2.
  • Rosselli, Alberto. Storie Segrete. Operazioni sconosciute o dimenticate della seconda guerra mondiale Iuculano Editore. Pavia, 2007.
  • Vignoli, Giulio. I territori italofoni non appartenenti alla Repubblica Italiana, Giuffrè, Milano, 1995.
  • Vignoli, Giulio. Gli Italiani dimenticati. Minoranze italiane in Europa, Giuffrè, Milano, 2000.
  • Zaffiri, Gabriele. L'Impero che Mussolini sognava per l'Italia, The Boopen Editore, Pozzuoli (Napoli), ottobre 2008.
  • Tomaz, Luigi. Il confine d'Italia in Istria e Dalmazia. Duemila anni di storia, Presentazione di Arnaldo Mauri,Think ADV, Conselve, 2008.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]