Geti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Geti era il nome che veniva dato dagli scrittori pre-Romani alla popolazione stanziata nella regione successivamente nota come Dacia, a nord dell'ultimo tratto del Danubio.

I Geti erano parte del gruppo di genti indoeuropee, forse parte della famiglia tracica; è possibile che fossero tanto parte del popolo dei Daci, quanto che da questi siano stati a un certo punto assorbiti. Per gli autori romani i termini Daci e Geti erano considerati in genere equivalenti, anche se distinguevano i Tyragetae, Geti stanziati vicino al fiume Nistro.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Secondo Erodoto, i Geti erano "la più nobile e la più giusta di tutte le tribù traciche". I Geti furono sconfitti da Alessandro Magno nel 335 sulle rive del Danubio; in quell'occasione Alessandro per attraversare il Danubio si servì di zattere e di piccole imbarcazioni di pescatori, sorprendendo circa 4000 Geti, attaccandoli alle spalle, dopo aver attraversato il fiume. Quando i Persiani, guidati da Dario, attuarono una campagna contro gli Sciti, le varie popolazione dei Balcani si arresero al sovrano e lo lasciarono passare sui loro territori; solo i Geti opposero resistenza.

Religione[modifica | modifica sorgente]

Come ci tramanda Erodoto, i Geti (alla fine del VI secolo a.C.) credevano nell'immortalità dell'anima e consideravano la morte un mero cambio di paese: "I Geti si ritengono immortali... sono convinti che lo scomparso non muoia veramente, ma raggiunga il dio Zalmoxis" (o Zalmolxis). "Ogni quattro anni mandavano uno di loro, tratto a sorte, a portare un messaggio a Zalmoxis, secondo le necessità del momento... tre Geti hanno l'incarico di tenere tre giavellotti, altri afferrano per le mani ed i piedi il "messaggero designato", lo fanno roteare e lo scagliano sulle lance. Se muore trafitto, ritengono che il dio sia propizio, se non muore, accusano il messaggero, sostenendo che è un uomo malvagio, e quindi ne inviano un altro...". Erodoto aggiunge anche che "Queste persone, sotto i tuoni e i fulmini, puntano le loro frecce al cielo, minacciando gli dei; e loro non credono che ci sia alcun dio tranne che il loro". [1].

Accanto a Zalmoxis, un ruolo di rilievo tra le divinità gete era attribuito a Gebeleixis. Il primo sacerdote godeva di una posizione prominente in quanto rappresentante della divinità suprema, Zalmoxis, ed era anche il consigliere del re. Giordane nella sua Getica, attribuiva a Deceneo il titolo di sacerdote capo di Burebista.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Dacia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Erodoto, Storie, IV, 94.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]