Gian Galeazzo Visconti

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Ducato di Milano
Visconti

Gian Galeazzo
Giovanni Maria
Filippo Maria
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Gian Galeazzo Visconti
Gian Galeazzo Visconti

Gian Galeazzo Visconti detto il Conte di Virtù, dal nome di Vertus in Champagne, titolo portato in dote dalla prima moglie, Isabella di Valois. Nato a Pavia il 15 ottobre del 1347 e morto a Melegnano il 3 settembre 1402, è stato Signore di Milano, Verona, Crema, Cremona, Bergamo, Brescia, Belluno, Pieve di Cadore, Feltre, Pavia, Novara, Como, Lodi, Vercelli, Alba, Asti, Pontremoli, Tortona, Alessandria, Valenza, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Vicenza Perugia, Vigevano, Borgo San Donnino e le valli del Boite, nonché primo Duca di Milano.

Figlio di Galeazzo II e Bianca di Savoia. Fin da giovane diede prova di grande sagacia e di speciali attitudini militari. Dopo un periodo contrassegnato dalle tensioni fra i vari membri della potente famiglia Visconti, Gian Galeazzo Visconti (1378 - 1402), nipote di Bernabò (Signore di Milano). Nel 1380 assecondò Bernabò nella lotta contro i veneziani, e nello stesso anno fu vicario imperiale. Finse dapprima grande amore allo zio e ne sposò la figlia, sua cugina Caterina, ma ben presto con inganni fece prigioniero Barnabò, e si impadronì dello stato, con un colpo di mano, nel 1387, ed ebbe nelle sue mani il potere sulla città lombarda acquistandosi la benevolenza dei soldati e del popolo, perché permise il saccheggio del palazzo e dei tesori di Barnabò. Mirò ad abbattere gli Scaligeri; conquistò Verona e Vicenza e mel 1391 fece guerra ai Carraresi. Ma, assalito dal duca di Bavaria e dal conte di Armagnac, nel 1392 dovette accettare la pace. Negli anni seguenti unificò i vastissimi domini familiari in (Lombardia, parte del Piemonte e del Veneto, Emilia e alcune città dell'Italia centrale).

Nel 1395 acquistò per centomila fiorini dall'imperatore Venceslao il titolo di Duca di Milano e dopo aver sconfitto la casata dei Pusterla, grandi proprietari terrieri di Milano e dintorni. Continuò a combattere, spesso per cause ingiuste, spesso in violazone di trattati dai lui stesso conclusi.

Gian Galeazzo è passato alla storia per la mania di grandezza: spese 300.000 fiorini d'oro in gigantesche opere di arginatura per poter divergere a suo talento il Mincio da Mantova e il Brenta da Padova, e togliere così ogni mezzo di difesa a queste due città. Peraltro, è sempre a Gian Galeazzo che si devono la Certosa di Pavia e l'avvio dei lavori di edificazione del Duomo di Milano e, forse, anche il palazzo di Pavia, cominciato da suo padre Galeazzo Visconti e da lui condotto a compimento, che era allora di gran lunga la più splendida residenza principesca che vi fosse in Europa. In questo palazzo trasportò la sua celebre biblioteca e la grande collezione di reliquie sacre, verso le quali egli nutriva una particolare devozione.

Al Conte di Virtù, nel XIV secolo, dedicò un carme il poeta forlivese Giacomo Allegretti.

Morì di peste nel castello di Melegnano nel 1402 dove si era rifugiato in seguito al dilagare del contagio. I sontuosi funerali ebbero luogo a Milano. Per volonta testamentaria lasciò il cuore a San Michele di Pavia e il resto del corpo al convento di San Antonio di Vienne. Prima di morire spartì lo stato tra i suoi figli, legittimi e bastardi, ma il dominio che egli aveva messo insieme con ogni sorta di violenze andò rapidamente in pezzi. Ora giace all'interno della Certosa di Pavia, fatta erigere da lui stesso nel 1396.

Al figlio Giovanni Maria, assegnò il titolo di Duca di Milano che comprendeva: Milano, Como, Lodi, Cremona, Begamo, Brescia, Reggio Emilia, Piacenza, Parma, Perugia e Siena.

A Filippo Maria, Conte di Pavia assegnò: Pavia, Vercelli, Novara, Alessandria, Tortona, Feltre, Verona, Vicenza, Bassano e la riviera di Trento.

Al figlio illegittimo Gabriele Maria, Pisa e Crema.

Indice

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[modifica] Bibliografia

  • Barbuò Soncino. Sommario delle vite dei ducgi di Milano. Venezia, 1584;
  • Calchi Tiberio. Genealogia dei Visconti, in Volpi G. Dall'istoria dei Visconti. Napoli, 1738 e 1748:
  • Campiglio G. Storia di Milano. Milano, 1831.

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