Fondo unico per lo spettacolo

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Il Fondo unico per lo spettacolo (FUS) è il meccanismo utilizzato dal governo italiano per regolare l'intervento pubblico nei settori del mondo dello spettacolo (cinema, teatro, musica, etc).

Il FUS è stato creato con l'articolo 1 della legge 30 aprile 1985, n. 163, presentata al Parlamento dal Ministro per il Turismo e lo Spettacolo, Lelio Lagorio, e promulgata dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini [1] per fornire sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti in cinema, musica, danza, teatro, circo e spettacolo viaggiante, nonché per la promozione ed il sostegno di manifestazioni e iniziative di carattere e rilevanza nazionale in Italia o all'estero.

Finanziamento[modifica | modifica sorgente]

Secondo l'articolo 15 della legge 163/85, il FUS viene rifinanziato ogni anno con la legge finanziaria e viene ripartito tra i vari settori con un decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Per l'anno 2009 il finanziamento stabilito dalla legge 22 dicembre 2008 n. 203 ("Legge finanziaria 2009"), tabella C, è di 398.036.000 €. Secondo il decreto ministeriale emanato il 13 febbraio 2009[2], questa somma, al netto di 20 milioni di euro destinati alle fondazioni lirico-sinfoniche, viene ripartita nei seguenti settori:

  • Enti lirici 47,5%
  • Attività cinematografiche 18,5%
  • Attività di prosa 16,3%
  • Attività musicali 13,7%
  • Attività di danza 2,3%
  • Attività circense 1,5 %
  • Altro 0,2 %

Utilizzo del FUS[modifica | modifica sorgente]

Ogni anno l'Osservatorio dello spettacolo costituito presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e inquadrato nella Direzione generale spettacoli dal vivo, redige una relazione riguardante l'utilizzo dei finanziamenti previsti dal FUS che viene presentata dal ministro al Parlamento.

L'ultima relazione pubblicata sul sito del ministero è quella relativa all'anno 2009[3].

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Diverse economisti, politici e giornalisti propongono da anni l'abolizione del FUS oppure il suo ridimensionamento. Membri dell'Istituto Bruno Leoni sostengono, ad esempio, che la malagestione dei fondi regalati dallo Stato italiano tramite il FUS ad enti lirici, fondazioni, teatri e cinema sarebbe innanzitutto viziata da un'assegnazione clientelare dei fondi stessi, basata più sulle amicizie tra gestori e politici che sulla qualità dell'opera finanziata, e poi ad una distorsione del mercato dei beni culturali italiani, ad una sistema di concorrenza sleale tra beneficiari e non-beneficiari, ed infine ad un abbassamento generale della qualità dei progetti d'arte proposti.[4]

Essendo poi i soggetti ed i progetti finanziati dal FUS sempre gli stessi ogni anno, gli studiosi dell'Istituto Bruno Leoni si chiedono:

« Nei fatti, poi, la scelta che, ogni anno, determina l'erogazione delle risorse si risolve nel favorire sempre i medesimi soggetti. E questo è particolarmente evidente nel settore dello spettacolo dal vivo. Così, la tanto sbandierata logica del finanziamento “a progetto” viene smentita da un sistema eccessivamente rigido. A essere premiati con contributi stabili e costanti sono sempre gli stessi. Come può allora esserci concorrenza se gli interventi pubblici vanno sempre verso gli stessi beneficiari e magari si stratificano con quelli erogati da Regioni ed enti locali? »
(BrunoLeoni.it - Uno spettacolo che non deve continuare[5])

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Legge 30 aprile 1985, n. 163: "Nuova disciplina degli interventi dello Stato a favore dello spettacolo"
  2. ^ Decreto ministeriale del 13 febbraio 2009
  3. ^ http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/risorse_beni_culturali/Relazione_09.pdf Relazione Fondo Unico Spettacolo 2009
  4. ^ BrunoLeoni.it - Dossier FUS
  5. ^ http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Focus/IBL_Focus_140_Cavazzoni.pdf

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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