Chiostro di San Giovanni a Carbonara

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Coordinate: 40°51′22.66″N 14°15′35.87″E / 40.856294°N 14.259964°E40.856294; 14.259964

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Giovanni a Carbonara.

Il Chiostro di San Giovanni a Carbonara è un chiostro monumentale di Napoli ubicato in via Carbonara.

La costruzione del chiostro risale al XIV secolo grazie alla devozione di un nobile del Sedile di Capuana, Gualtero Galeota, che donò ai frati alcune abitazioni e un orto vicino al monastero di San Sossio, all'interno della zona chiamata carboneta, affinché innalzassero un convento. La morte improvvisa di frate Dionigi, direttore e amministratore delle spese dei lavori, causò l'interruzione dei lavori. Il nuovo re, Ladislao, si dimostrò generoso verso i frati e fece erigere un nuovo chiostro vicino al preesistente: il chiostro prese il nome del re, infatti venne chiamato Chiostro di Ladislao.

Il monastero era meta di regnanti e intellettuali della città. La regina Giovanna II era solita elargire ingenti offerte ai frati e da un manoscritto si rileva che durante l'occupazione francese il re Carlo VIII, non fidandosi del popolo, si rifugiasse nel convento. Nel chiostro si riunivano, durante il Rinascimento, Giovanni Pontano, Chariteo e Jacopo Sannazaro. Ristrutturato e ampliato nel 1513 grazie all'intervento della nobildonna Ciancia Caracciolo, che donò circa mille ducati, il complesso fu munito di un ulteriore chiostro chiamato il Chiostro della Porteria poiché era situato vicino all'ingresso. Nel 1570, su ordine del cardinale Seripando, venne eretto ancora un chiostro a pianta rettangolare; inoltre, il cardinale vi fondò una biblioteca, attiva fino al 1729, anno in cui molti manoscritti e codici il greco e latino vennero trasportati a Vienna e il rimanente venne distrutto durante l'occupazione francese (alcune opere superstiti sono conservate al museo).

Nel 1688 un terremoto danneggiò l'intera struttura che successivamente venne sottoposta a restauri e rimaneggiamenti che però si rivelarono molto costosi; durante i lavori vennero completati alcuni degli ambienti previsti nel progetto originario, con la fondazione di un educandato e del noviziato. Il convento divenne in breve tempo una delle scuole più frequentate dalla nobiltà napoletana a cavallo dei secoli XVII-XVIII; inoltre, qui venne fondata anche una scuola per i servi dei nobili. Tuttavia, durante i suddetti restauri venne demolita una preziosa scala realizzata su commissione del re Ladislao, che fu sostituita da una rampa priva di particolare valore artistico.

Oggi il complesso è gravemente deturpato dalle aggiunte effettuate nel corso del XX secolo.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Si narra che nel convento, durante una visita di Ladislao, un frate piantò un melo con le radici rivolte verso l'alto e quest'ultimo diede subito i frutti.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Rosaria Costa, I chiostri di Napoli, Tascabili Economici Newton, Roma, 1996, ISBN 88-8183-553-3

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]