Zorats Karer

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Carahunge
Քարահունջ
Zorats Karer, Carenish, Dik-dik karer
Zorats Karer 2008, part of the stone circle.jpg
Vista parziale di un cerchio di pietre, 2008.
CiviltàMedia Età del Bronzo - Età del ferro
Utilizzoprobabilmente necropoli oppure osservatorio
EpocaSconosciuta
Localizzazione
StatoArmenia Armenia
ComuneSisian
Scavi
Date scavi1994-2001
ArcheologoParis Herouni
Mappa di localizzazione

Coordinate: 39°33′02.52″N 46°01′42.96″E / 39.5507°N 46.0286°E39.5507; 46.0286

Zorats Karer (in armeno: Զորաց Քարեր, conosciuta localmente come Դիք-դիք քարեր Dik-dik karer)[1], conosciuta anche come Karahunj, Qarahunj o Carahunge e Carenish (in Armeno:Քարահունջ և Քարենիշ) è un sito archeologico preistorico posto nei pressi della cittadina di Sisian, nella provincia di Syunik, Armenia. Il sito è anche conosciuto a livello internazionale come la 'Stonehenge armena'[2].

Localizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Il sito si trova alle coordinate di latidutine 39° 34' e longitudine 46° 01', posto su di un altopiano a 1770 metri di altezza e ha una copertura di circa 7 ettari. I resti archeologici sono su un promontorio roccioso sulla riva sinistra del fiume Dar, tributario del fiume Vorotan, nelle vicinanze della cittadina di Sisian[3].

Nome[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico armeno Stepanos Orbelian, nel suo libro 'Storia di Syunic', riporta che nella regione di Tsluk (Yevalakh), vicino al paese di Syunic o Sisian si trovava un villaggio di nome Carunge[4], che in armeno vuol dire "Pietra del tesoro" o "Pietre di fondazione".

Si pensa che il nome Carahunge possa derivare da due parole armene: car (o kar) che significa 'pietra' e da hunge o hoonch che significa 'suono'. Pertanto il nome Carahunge significherebbe 'pietre parlanti'.

Questa interpretazione è avvalorata dal fatto che, in una giornata ventosa i menhir emettono dei suoni dovuti, probabilmente, a molteplici fori incisi con angolature diverse in tempi preistorici.

Nel 2004 il sito è stato ufficialmente ribattezzato Osservatorio Karahunj (Carahunge) tramite un decreto parlamentare (No. 1095-n, 29 Giugno, 2004).

I megaliti[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso è costituito da diverse sezioni: un cerchio centrale, un braccio che punta a nord, uno a sud, un corridoio puntato in direzione N-E, un settore che attraversa il cerchio centrale e vari menhir sparsi. Il sito si presenta molto ricco di testimonianze antiche come sepolture e cumuli di rocce. In totale sono stati registrati 223 megaliti.[5]

L'altezza media delle pietre varia da 0,5 a 3 metri (dal suolo) e con un peso stimato fino alle 10 tonnellate. Sono realizzate in basalto, molto erose dal tempo e ricoperte da muschi e licheni di diversi colori. La superficie interna dei fori si presenta in condizioni migliori rispetto al resto della pietra. Molte sono rotte e non sono state catalogate.

Di tutti i megaliti presenti sul sito, solo 80 presentano dei fori circolari e di questi solo 37 (con 47 fori) sono ancora in piedi in situ. I menhir sono di grande interesse per gli archeoastronomi russi e armeni, i quali pensano che probabilmente furono utilizzati per osservazioni astronomiche. Diciassette pietre sono state messe in relazioni con l'alba e il tramonto durante solstizi ed equinozi, mentre 14 sono collegati a fasi lunari.[6] Tuttavia sussistono anche dei dubbi, per via del fatto che la superficie interna dei fori non è erosa come l'esterno e pertanto potrebbero non essere stati realizzati in tempi preistorici.[7]

Indagini sul sito[modifica | modifica wikitesto]

In seguito a dei test eseguiti durante gli anni 1994-2001 dal radiofisico Parigi Herouni, assieme al suo team di ricerca, si è giunti alla conclusione che Carahunge è il più antico osservatorio astronomico al mondo.[8]

Zorats Karer venne studiata nel 2000 da un'équipe di archeologi dell'Università di Monaco di Baviera come parte di uno studio più ampio sui siti preistorici nel sud Armenia. L'équipe ha identificato il sito come una necropoli utilizzata principalmente tra la media età del bronzo e l'età del ferro, trovando enormi tombe in pietra relative a tale periodo. Il leader del team di studio, Stephan Kroll, è giunto alla conclusione che gli allineamenti di pientre erano, in realtà, i resti di una cinta muraria, risalente probabilmente al periodo ellenistico, realizzata per lo più con materiale di riporto e terriccio, mentre le pietre verticali fungevano da rinforzi.[9][10]

L'archeoastronomo Clive Ruggles ha scritto che: 'Inevitabilmente ci sono state altre affermazioni - molto speculative e meno supportabili - relative al significato astronomico del sito. Una è che può essere astronomicamente databile al VI millennio a.C. e il confronto diretto con Stonehenge, che pochi ormai credono fosse un osservatorio, sono meno utili.'[7]

Una valutazione critica recente del sito ha messo in evidenza diversi problemi con le interpretazioni archeoastronomiche del sito. Il viale nord-est, che si estende per circa 50 metri dal centro, è stato associato in modo incoerente con il sostizio d'estate. Anche il braccio nord non sembra collegato né con fasi lunari che con Venere.[6]

Harouni sostenne che, al fine di utilizzare i fori nei megaliti per osservazioni astronomiche sufficientemente precise per stabilire la data dei solstizi, sarebbe stato necessario limitare il campo di visibilità inserendo uno stretto tubo nelle perforazioni esistenti. Senza queste modifiche, per i quali non vi è alcuna prova archeologica, il significato astronomico rivendicato per gli orientamenti dei fori svanisce. Di conseguenza, González-Garcia ha concluso che le affermazioni archeoastronomiche per il sito sono insostenibili, anche se ulteriori indagini per determinare il potenziale astronomico di Carahunge e siti simili sono da considerare.[11]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (HY) Քարահունջի չտեսնված հմայքը, in 1in.am, 3 luglio 2013. URL consultato il 14 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 3 dicembre 2013).
  2. ^ The Vorotan Project, Kelsey Museum of Archaeology, 2005. URL consultato il 9 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 9 novembre 2013).
  3. ^ Paris Herouni, Armenians and Old Armenia, Yerevan, Armenia, Tigran Mets, 2004.
  4. ^ Stepanos Orbelian, History of Syunic (I - XII centuries), Yerevan, 1986, pp. 395.
  5. ^ Karahunj (Zorats Karer), Wondermondo.
  6. ^ a b A. César González-Garcia, Carahunge - A Critical Assessment, in Clive L. N. (a cura di), Handbook of Archaeoastronomy and Ethnoastronomy, New York, Springer Science+Business Media, 2014, p. 1455, DOI:10.1007/978-1-4614-6141-8_140, ISBN 978-1-4614-6140-1.
  7. ^ a b Clive Ruggles, Carahunge, in Ancient Astronomy: An Encyclopedia of Cosmologies and Myth, Santa Barbara, CA, ABC CLIO, 2005, pp. 65-67, ISBN 1-85109-477-6.
  8. ^ Paris Herouni, Armenians and Old Armenia, Yerevan, 2004.
  9. ^ 2000 Survey in Southern Armenia, su biainili-urartu.de.
  10. ^ 2000 Survey in Southern Armenia, su vaa.fak12.uni-muenchen.de (archiviato dall'url originale il 23 dicembre 2007).
  11. ^ A. César González-Garcia, Carahunge - A Critical Assessment, in Clive L. N. (a cura di), Handbook of Archaeoastronomy and Ethnoastronomy, New York, Springer Science+Business Media, 2014, pp. 1453-1460, DOI:10.1007/978-1-4614-6141-8_140, ISBN 978-1-4614-6140-1.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Armenians and Old Armenia, Herouni Paris, Tigran Mets (2004)
  • Ancient Astronomy, Ruggles Clive, 2005, ABC CLIO, isbn=1-85109-477-6

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]