Ventura Vitoni

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Ventura Vitoni (Pistoia, 20 agosto 1442Pistoia, 15 gennaio 1522) è stato un architetto italiano. Fu attivo a Pistoia prima come falegname, intarsiatore del legno e carpentiere, e solo successivamente come architetto. Le sue opere principali furono la chiesa della Madonna dell'Umiltà, 1494-1522, e quella di San Giovanni Battista, 1487-1513.

Pistoia, chiesa della Madonna delle Grazie

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ventura Vitoni nacque a Pistoia [1] il 20 agosto 1442,[2] figlio di Andrea di Vita Vitoni, originario di Lamporecchio. Nei suoi anni giovanili esercitò l'arte del falegname, per poi iniziare la sua carriera come maestro di tarsie. Diventò infine architetto, svolgendo la sua attività quasi esclusivamente in Pistoia.

Sono documentati numerosi viaggi di Vitoni a Firenze, dove trasse ispirazione per il proprio lavoro studiando i monumenti di Brunelleschi.[3] Giorgio Vasari, ne "Le vite", parla di un suo soggiorno a Roma, dove si sarebbe recato per studiare le opere dei grandi maestri, secondo una consuetudine tipica del Rinascimento.[4] Sempre Vasari riferisce che a Roma Vitoni avrebbe collaborato con il celebre architetto Bramante da Urbino, il quale lo "adoperò nelle opere sue".[4]

Rientrato a Pistoia divenne uno dei più famosi e richiesti architetti dell'epoca rinascimentale in ambito cittadino. Numerose sono le opere pistoiesi progettate o eseguite dal Vitoni tra la fine del XV secolo e i primi anni del XVI.

Pistoia, palazzo Panciatichi

Tra gli anni 1473 e 1486, per volere della badessa Suor Lisa Baldovinetti, lavorò al Convento di S. Giovanni Battista, dandogli un'impostazione rinascimentale simile a quella di molti conventi fiorentini. Nel 1494 ebbe anche l'incarico di costruire la chiesa del Convento, completata nel 1513, come indica un'iscrizione nella cupola.

Negli stessi anni lavorò alla costruzione della chiesa di Santa Maria delle Grazie, detta anche del Letto, annessa all'ospedale del Ceppo, notevole per l'elegante cupola sorretta da un ordine di quattro colonne.[5]

Più semplice, ma comunque ideata con lo stesso criterio architettonico, si presenta un'altra opera di Vitoni, la chiesa di S. Chiara (1488-1499), con il relativo chiostro, ora trasformata in atrio del Seminario vescovile di Pistoia.[6] Alcuni motivi di Santa Maria delle Grazie si ripetono invece nell'oratorio delle Crocifissine, terminato da Vitoni nel 1498.

Altri suoi interventi furono l'ampliamento del Palazzo Panciatichi, che fu trasformato da fortilizio medievale quale era nell'elegante edificio rinascimentale che è ancora oggi,[7] e le integrazioni per abbellire il Palazzo Comunale.

Ma il nome di Vitoni è legato soprattutto all'edificio simbolo del Rinascimento pistoiese, la Chiesa della Madonna dell'Umiltà, che rappresenta senza dubbio il suo capolavoro. Fra i vari progetti proposti, compreso uno dello stesso Vitoni,[8] fu scelto quello di Giuliano da Sangallo, progetto al quale potrebbe avere collaborato anche l'architetto pistoiese.[3] I lavori di costruzione furono poi affidati proprio a Vitoni, che realizzò l'atrio e il coro (1494-1495) ed eresse il corpo centrale ottagonale fino al secondo piano (tra il 1506 e il 1522).[3] La costruzione si interruppe a quel punto a causa della morte dell'architetto, per essere ripresa e terminata solo molti anni dopo.[9]

Ventura Vitoni morì infatti a Pistoia nel 1522 (non se ne conosce il giorno) e fu sepolto nella chiesa di San Paolo.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alcune fonti indicano la cittadina di Lamporecchio come luogo di nascita di Ventura Vitoni, ma quelle che citano Pistoia sono la maggioranza, e soprattutto sono considerate le più attendibili (tra le altre: Odoardo Hillyer Giglioli, Pistoia nelle sue opere d'arte, pag. 12. e Alfredo Chiti, Il santuario della Madonna dell'Umiltà di Pistoia, pag. 18.)
  2. ^ Odoardo Hillyer Giglioli, Pistoia nelle sue opere d'arte, Firenze, F. Lumachi-Libraio Editore, 1904, pp. 12-13. La stessa data è indicata dallo studioso Alfredo Chiti ed è riportata nell'Enciclopedia Treccani, ma altre fonti non concordano neanche sull'anno di nascita (tra le altre: "Ventura Vitoni" in Vittorio Capponi, Biografia pistoiese, Pistoia, Tip. Rossetti, 1878) Archiviato il 2 aprile 2015 in Internet Archive.
  3. ^ a b c Alfredo Chiti, Il santuario della Madonna dell'Umiltà di Pistoia, Nuove Esperienze, Pistoia, 2011 (dall'originale del 1952), pp. 18-22
  4. ^ a b Vita di Bramante da Urbino Architettore, in: Giorgio Vasari, "Le vite de' più eccellenti pittori, scultori, e architettori", Firenze, 1550.
  5. ^ Diocesi di Pistoia – Santa Maria delle Grazie alias del Letto Archiviato il 2 aprile 2015 in Internet Archive.
  6. ^ Seminario vescovile di Pistoia - breve nota storica
  7. ^ Palazzo Panciatichi - breve nota storica.
  8. ^ Vitoni presentò un proprio modello in legno il 27 ottobre 1492 (in: Alfredo Chiti, Il santuario della Madonna dell'Umiltà di Pistoia, pag. 18
  9. ^ La costruzione fu ripresa nel 1563 dall'architetto aretino Giorgio Vasari, il quale decise di inserire la lanterna sulla cupola (non prevista nel progetto originale) sul tipo della cupola del Brunelleschi nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze. Dopo varie vicissitudini l'edificio fu alla fine portato a termine da Bartolomeo Ammannati, che dovette correggere alcuni problemi strutturali, creati probabilmente dalle modifiche del Vasari.
  10. ^ Odoardo Hillyer Giglioli, Pistoia nelle sue opere d'arte, Firenze, F. Lumachi-Libraio Editore, 1904, pp. 12-13 Altre fonti indicano come luogo di sepoltura la Basilica della Madonna dell'Umiltà (vedi:"Ventura Vitoni" in Vittorio Capponi, Biografia pistoiese, Pistoia, Tip. Rossetti, 1878 Archiviato il 2 aprile 2015 in Internet Archive.)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Dami, "Ventura Vitoni", in Bullettino storico pistoiese, XVI (1914), pp. 1–40.
  • Maria Cristina Buscioni (a cura di), "Ventura Vitoni e il Rinascimento a Pistoia", Amministrazione comunale Pistoia, 1977 (catalogo della mostra).
  • Alfredo Chiti, "Il santuario della Madonna dell'Umiltà di Pistoia", Nuove Esperienze, Pistoia, 2011 (dall'originale del 1952).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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