Un amore innocente

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Un amore innocente
AutoreMario Biondi
1ª ed. originale1988
Genereromanzo
Sottogenerestorico sentimentale
Lingua originaleitaliano
AmbientazioneDodecaneso, Istanbul, Milano, Laghi di Como e Lugano, Parigi, Francia. 1935 - 1939
Seguito daCrudele amore

Un amore innocente è il sesto romanzo dello scrittore italiano Mario Biondi. Pubblicato nel 1988, ha segnato il suo passaggio dalla Longanesi alla Rizzoli. Con il successivo Crudele amore, sempre pubblicato da Rizzoli, Un amore innocente costituisce una "bilogia" narrativa imperniata sulla medesima vicenda.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Milano, fine 1935. Il romanziere Delio De Curbaga deve fare i conti con la censura fascista se vuole raggiungere Parigi per un'urgenza singolare: restituire al proprietario uno splendido rubino, perduto chissà come e venuto avventurosamente in suo possesso durante un viaggio nel Dodecaneso italiano e in Turchia. Non sa che nella comunità dei gioiellieri quel magnifico rubino, proveniente dalle rovine di un'antica famiglia nobiliare russa, è conosciuto come "la pietra del fuoco" e ha la triste fama di rendere impossibile l'amore. Una fama che però è ben nota al rispettato commerciante di preziosi di Istanbul a cui De Curbaga è stato indirizzato. Questi, riconosciuto immediatamente il rubino, suggerisce allo scrittore chi ne potrebbe essere il proprietario. Ulteriori chiarimenti li potrà comunque avere dalla parigina Maison Cartier: molti indizi dicono all'esperto istanbulino che quella pietra è stata lavorata lì. In effetti le cose stanno così: il rubino faceva parte di una collana regalata da un altro commerciante di preziosi, Maurice Serero, parigino originario di Istanbul, alla figlia per il suo quindicesimo compleanno. È l'inizio di una vicenda che travolgerà il maturo scrittore e la giovanissima Irène Serero in un "amore innocente" quanto impossibile. Vistosi negare dalle autorità fasciste un nuovo visto di uscita dall'Italia, dopo che il suo ultimo romanzo è stato bloccato dalla censura, De Curbaga è costretto a tornare in Francia clandestinamente e lì, quasi accecato dal suo sentimento, finisce con il rimanere bloccato da fuoruscito in un'atmosfera che risente delle turbolenze del fascismo italiano (assassinio dei fratelli Rosselli) e su cui si sta per abbattere "il fuoco" dell'invasione nazista.

Giudizi critici[modifica | modifica wikitesto]

«A modo suo, senza aggressività, rivendicazionismi e terrorismi, Biondi è scrittore sperimentale, cui piace amalgamare spezie, odori e aromi letterari, combinare vecchie e nuove ricette romanzesche…»

(Antonio D'Orrico, su “Europeo”, 8 luglio 1988)

«(Biondi)… è narratore di razza, che si aggira sornione tra i generi del romanzo di successo, mescolando con grazia intrecci solidamente costruiti, personaggi limpidamente ritratti, paesaggi e ambienti evocati con affettuosa precisione e lievi ammiccamenti ironici che suggeriscono una seconda possibile lettura la quale, rivelando le regole del gioco, sposta l'attenzione sull'invenzione strutturate e sulle soluzioni espressive, coinvolgendo il lettore nell'arte della narrazione e nei suoi molteplici significati. Non ho dubbi… la serie degli ormai sei romanzi che Biondi ha pubblicato durante quindici anni conferma inequivocabilmente la sua autentica vocazione di scrittore «sperimentale», che ha attraversato molte esperienze dell'avanguardia degli anni Sessanta per approdare a una sapiente riscoperta di quel «piacere di raccontare» — al quale corrisponde la gioia di ascoltare…»

(Cesare De Michelis, su “Il gazzettino”, luglio 1988)

«Qualcuno ha scritto che Un amore innocente è un «romanzo rosa». Mi è sembrato il contrario: la seconda parte è venata da un affanno e da una concitata disperazione che lo salva da ogni ottimistica soluzione. Il rubino, come l'amore intatto e devastante, finirà nel «ventre della terra». Biondi in queste pagine è autentico: infatti la sua scrittura si fa coraggiosa, tenta degli «a fondo» nell'inspiegabilità di un sentimento che, invece di arrivare a conclusioni naturali, e sagge, resta irreale e intriso di follia.»

(Antonio Porta, su “Panorama”, luglio 1988)

«In un punto del romanzo, De Curbaga attacca certi critici che lo rimproverano perché scrive «testi di consumo immediato» e concede troppo alla «facilità narrativa». Che si tratti di una polemica personale di Biondi, sembra abbastanza evidente: De Curbaga, tra l'altro, risulta autore di un romanzo, «Sguardi di una femmina», strettamente imparentato come titolo al già citato «Gli occhi di una donna» di Biondi… La tensione del romanzo di Biondi cresce con lo scorrere delle pagine, ed è un indiscutibile segno di vitalità. L’ultima scena ha una data di sangue: è sabato 2 settembre 1939, il giorno dopo l’invasione tedesca della Polonia, l'inizio di una lunga apocalisse.»

(Giulio Nascimbeni, su “Corriere della sera”, luglio 1988)

«Nel suo nuovo romanzo Mario Biondi introduce elementi romanzeschi con destrezza e leggera ironia e rende agile, persino attenuato nei colori, ciò che potrebbe essere non vistosamente ma inevitabilmente kitsch. Mira alla costruzione di un complesso meccanismo narrativo dal funzionamento sciolto, producendo una varietà davvero considerevole di atmosfere, movimenti e situazioni.»

(Maurizio Cucchi, su “Tuttolibri”, luglio 1988)

«Biondi ama il romanzo che sia romanzo per davvero, alla maniera antica. E proprio perché, nel fondo, è uno scapigliato, da una parte può toccare i vertici del Romanticismo, e dall'altra può arrivare alla comicità, al gioco, all'ammicco, al calembour. A me questo è parso iI libro migliore di Biondi.»

(Carlo Sgorlon, su “Il piccolo”, 16 ottobre 1988)

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

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