Trachinus draco

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Tracina drago
Trachinus draco Stefano Guerrieri.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Actinopterygii
Ordine Perciformes
Famiglia Trachinidae
Genere Trachinus
Specie T. draco
Nomenclatura binomiale
Trachinus draco
Linnaeus, 1758

La tracina drago (Trachinus draco) è un pesce di mare appartenente alla famiglia Trachinidae, comune nelle acque italiane.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

È diffuso nell'intero Mediterraneo e nel mar Nero nonché sulle coste atlantiche tra la Norvegia (dove è raro) ed il Marocco. Nei mari italiani è molto comune.

Vive su fondi sabbiosi di solito in acque basse, tra 5 e 20 metri di profondità ma può spingersi fino ai 100.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Ha il caratteristico aspetto delle tracine con larga bocca rivolta verso l'alto, due pinne dorsali di cui la seconda lunga e la prima molto breve di colore nero, occhi sporgenti posti sulla sommità della testa e pinne pettorali trapezoidali ed ampie. Sull'opercolo branchiale si trova una lunga spina velenifera.

La livrea è bruna sul dorso e chiara sul ventre con numerose linee oblique azzurre e gialle. La testa è maculata di scuro.

Le dimensioni medie di questo pesce si aggirano sui 25 cm. La lunghezza massima registrata di un esemplare maschio è pari a 53 cm con un peso di 1,90 kg[1]

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Predatrice, si nutre di pesci e di altri animaletti che uccide con le spine velenose della prima pinna dorsale e dell'opercolo.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Estiva. Le uova e le larve sono pelagiche.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Passa gran parte del suo tempo infossata nella sabbia da cui fuoriescono solo gli occhi. Appena passa una preda mostra una insospettabile agilità lanciandosi velocissima per trafiggerla in pochi attimi con le spine velenose.

Pesca[modifica | modifica wikitesto]

Si cattura in gran numero sia con le reti che con lenze di ogni tipo, armate sia con esche naturali che artificiali. Le carni sono bianche e saporite, i piccoli esemplari di solito finiscono nelle zuppe mentre quelli grandi si possono cucinare arrosto o al forno. Occorre fare attenzione quando si puliscono questi pesci perché le spine velenose rimangono attive anche quando l'animale è morto.

Veleno[modifica | modifica wikitesto]

Le spine opercolari e della prima pinna dorsale sono velenifere e possono provocare punture dolorosissime anche se l'intossicazione raramente assume carattere di gravità. Si può essere punti sia camminando in acqua bassa (ma di solito si tratta della specie Echiichthys vipera che frequenta ambienti a piccolissima profondità) che slamando un pesce pescato o perfino pulendo un esemplare acquistato al mercato. È raramente successo che abbia deliberatamente aggredito subacquei che si erano avvicinati troppo. Per alleviare il dolore si consiglia di mettere la parte colpita in acqua o sabbia più calde possibile e di rivolgersi ad un medico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Trachinus draco, su FishBase. URL consultato il 20/11/2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Egidio Trainito, Atlante di flora e fauna del Mediterraneo, 2004ª ed., Milano, Il Castello, 2004, ISBN 88-8039-395-2.
  • Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 88-8039-472-X.

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