Torso del Belvedere

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Torso del Belvedere
Torso del Belvedere
Autore Apollonio di Atene
Data I sec. a.C.
Materiale marmo
Altezza 159 cm
Ubicazione Museo Pio-Clementino, Musei Vaticani, Città del Vaticano
Veduta posteriore della scultura

Il Torso del Belvedere è una scultura mutila in marmo, firmata dallo scultore ateniese Apollonio, conservata nel complesso del Museo Pio-Clementino, all'interno dei Musei Vaticani. Opera autografa dello scultore neoattico Apollonio di Atene, la scultura ha una notevole importanza nella ricezione culturale dell'arte greca in età moderna, per l'influenza esercitata (insieme al Gruppo del Laocoonte e all'Apollo del Belvedere[1]) sullo sviluppo della storia dell'arte in epoca successiva alla sua scoperta, grazie alla fortuna e alla fama di cui godette presso scultori e pittori di varie età, a partire dall'arte rinascimentale[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Non si conoscono né il luogo né la data della sua scoperta: di sicuro, si sa che la statua era già visibile prima del 1433, quando era custodita al Palazzo Colonna del Quirinale, dove era ancora presente ai primi del Cinquecento[1]. Risultano leggende, invece, quelle su una sua scoperta in epoca successiva, nella zona di Campo de' Fiori o alle terme di Caracalla, durante il pontificato di Papa Giulio II (1503-1513); frutto di un'ipotesi, invece, è la provenienza della scultura dalle terme di Costantino, secondo una proposta di Joseph Sauer e Christian Hülsen[1].

Intorno a questo periodo, la si ritrova in possesso dello scultore Andrea Bregno[senza fonte], dalla cui collezione confluì poi nelle raccolte papali, all'interno del Cortile del Belvedere, divenendo oggetto di studi e ammirazione da parte dei più grandi maestri, tra i quali Michelangelo e Raffaello. La lunga permanenza nei giardini gli valse il nome di "Torso del Belvedere".

Una leggenda racconta che il pontefice Giulio II, sotto il cui papato si sarebbe verificata la scoperta della statua, aveva ordinato a Michelangelo, suo scultore di fiducia, il completamento dell'opera con l'aggiunta degli arti e della testa; l'artista avrebbe declinato la proposta giudicando il Torso troppo bello per essere alterato. Si servì dell'opera, invece, quale fonte di ispirazione per alcune figure del suo capolavoro, la volta della Cappella Sistina.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'opera si presenta come un monumentale nudo maschile seduto, nell'atto dinamico di sollevarsi. Numerosi sono stati i tentativi di identificazione del soggetto della statua: studiosi hanno identificato nella figura mutila l'eroe Ercole in riposo al termine delle sue dodici fatiche; altri studiosi lo hanno ritenuto il campione acheo Aiace Telamonio, il ciclope Polifemo (Joseph Sauer), Prometeo (Robert), Amico (August Rossbach), un Sileno pertinente a un gruppo erotico (Pirro Marconi[2]), Filottete (Arvid Andrén), il satiro Marsia (Karol Hadaczek)[1].

Il marmo è firmato sul piedistallo come "opera di Apollonio, figlio di Nestore, ateniese" ed è da datarsi intorno al I secolo a.C. Al tempo ritenuto originale, è oggi considerato una copia di un bronzo del II secolo a.C.

In un celebre dipinto di Eugène Delacroix, La barca di Dante, secondo quanto avrebbe dichiarato lo stesso pittore, il corpo di Flegiàs è modellato sul Torso del Belvedere.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Torso del Belvedere, in Enc. Art. Ant., 1966
  2. ^ Pirro Marconi, Gruppi erotici dell'ellenismo nei musei di Roma in Bullettino della Commissione archeologica comunale di Roma, 51 (1923/24), 1923, pp. 225–298.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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