Teatro giapponese

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Teatro Nō

Il teatro giapponese, sviluppatosi in età più tarda rispetto ad altri paesi come la Grecia, l'India o la Cina, affonda le sue radici nelle primitive credenze sciamaniche e magiche, nei riti, musiche e danze diffuse nell'Asia nord orientale, sotto l'influsso delle due principali eredità della tradizione, lo shintoismo (dalle origini al VI secolo d.C.) e il buddismo (dal VI secolo in poi).[1]

Oltre all'origine rituale che lo connota come luogo di incontro con la divinità, rientrano fra le caratteristiche del teatro giapponese la compresenza di diversi linguaggi e arti (parola, canto, musica e danza) tale da avvicinarlo alla dimensione di "teatro totale", l'esibizione dell'uso della finzione (la maschera dell'attore del , la visibilità dei ruoli del burattinaio/burattino nel ningyō jōruri, la riconoscibilità dell'attore nel kabuki), la particolarità del testo verbale, costituito più di narrazioni in terza persona che di dialoghi, il ruolo di medium dell'attore, artista completo che tramanda la sua arte ed è depositario delle tecniche proprie di tutte le componenti del testo scenico, e che anche per questo rende unico e irripetibile l'evento spettacolo.[2]

La storia del teatro giapponese può essere suddivisa in tre periodi. Le sue origini, dall'antichità fino al XIV secolo, vanno ricercate nelle danze rituali shinto o buddhiste, nelle feste e nei divertimenti popolari, come le farse e le pantomime. Il secondo periodo è quello del teatro classico, definito da quattro generi: il gagaku, ovvero danze accompagnate da musiche; il , forma di teatro in cui vengono usate maschere caratteristiche; il bunraku o ningyō jōruri, cioè il teatro delle marionette; il kabuki, spettacolo drammatico per la classe media. Il terzo periodo copre il teatro moderno, prima dell'apertura del Giappone al resto del mondo in periodo Meiji. I giapponesi ruppero con il periodo classico dapprima attraverso lo shingeki, ovvero il teatro sperimentale all'occidentale, poi con l'affermazione dell'avanguardia.

Nel periodo classico e moderno si sono distinti importanti drammaturghi che hanno fatto la storia dell'arte teatrale giapponese, come Zeami, teorico del nō, Chikamatsu, promotore di un'arte drammatica realistica, Kawatake Mokuami, rinnovatore del kabuki prima dell'apertura del paese, e Kaoru Osanai, che diede inizio allo sviluppo del teatro moderno.

Ai giorni nostri, l'arte del teatro giapponese è riconosciuta a livello mondiale per la sua qualità, con i suoi quattro generi classici riconosciuti dall'UNESCO patrimonio culturale dell'umanità[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini del teatro giapponese[modifica | modifica wikitesto]

Il teatro giapponese colloca le sue origini nelle antiche credenze e nei rituali religiosi, nelle feste, danze e musiche praticate all'interno delle comunità agricole primitive, e successivamente, durante il processo di unificazione del paese, organizzate e centralizzate dal sistema imperiale negli spettacoli di corte.[2]

Questo processo di folklorizzazione dell'insieme eterogeneo di danze, farse e pantomime, si compie del tutto nel XIV secolo con la nascita di una forma di teatro elaborata puramente giapponese.[3]

Le danze rituali, originariamente molto rudimentali, hanno la particolarità di avere origini autoctone e continentali asiatiche. Tra i riti autoctoni figurano i kagura ("Divertimenti degli dei") e le danze contadine dei villaggi di campagna. Dalla Cina e dalla Corea vengono diverse forme di spettacolo e coreografie, come i gigaku, i bugaku e le danze buddhiste.

Le danze rituali autoctone (kagura, ta-mai, dengaku)[modifica | modifica wikitesto]

Kagura-den, palco esterno al tempio dove si svolgono le danze sacre kagura

Nell'età primitiva (genshi 原始) che va dalle origini al 710 d.C., tracce di antiche forme d'arte di spettacolo sarebbero testimoniate da figure di terracotta legate a riti funerari o a culti di fertilità, che rappresentano danze, stati di estasi e riti sciamanici.[4][5] Informazioni sulle danze e sui riti religiosi praticati all'epoca si trovano anche nelle fonti storiche più antiche del Giappone: nel Kojiki è citato l'episodio della danza compiuta da Amenouzume per far uscire la dea del sole Amaterasu dalla grotta nella quale si era rinchiusa, offesa dai comportamenti ingiuriosi del fratello Susanoo. La danza di Uzume, che in stato di possessione divina si denuda il seno e mostra i genitali, provocando le risa del pubblico, è stata interpretata come la versione giapponese della danza estatico-erotica della sciamana (miko)[6], detta kagura[2][7].

I kagura sono i riti shinto compiuti per il "divertimento degli dei", come indicano i kanji che ne compongono il nome[5][8]. Dall'VIII secolo, sono state identificate due forme principali di kagura nella tradizione shinto: le danze di chi è posseduto da una divinità, e le farse fatte per placare una divinità facendola ridere.[9] Vi è un'ulteriore distinzione tra le danze compiute alla corte imperiale o nei grandi santuari e le altre. Le prime assunsero il nome di mikagura (il prefisso mi è onorifico) e si differenziavano per la loro alta "espressione artistica ed estetica", poiché furono canonizzate dalla corte[7]. I kagura svolti al di fuori della corte erano invece chiamati sato kagura o minkan kagura, i più famosi dei quali avevano origine dalle tradizioni dei grandi santuari shinto.[7][10][11]

Le danze contadine (ta-mai) hanno conservato più a lungo il loro carattere primitivo, i rituali e i luoghi. I due tipi principali di danze contadine sono il ta-ue (danza per il trapianto del riso) e l'ama-goi (preghiera per la pioggia), ai quali si aggiungono altri riti come le danze per ringraziare gli dei, per proteggere i raccolti o per scongiurare epidemie. La danza del trapianto del riso era tradizionalmente riservata alle giovani donne che si muovevano al ritmo di tamburi e flauti suonati dagli uomini, rituale forse precursore delle danze kagura. Localmente, le danze contadine sono ancora praticate ai giorni nostri, ma nel corso della storia hanno subìto come tutti i kagura un'armonizzazione secondo i canoni della corte. Dal XII secolo, queste danze dei campi vennero organizzate dentro i grandi templi delle città e soprattutto a Kyoto, la capitale imperiale; i cittadini le chiamavano dengaku.[10] Popolarissimi durante le feste stagionali shinto, questi rituali dagli intenti magici divennero a poco a poco spettacoli[10], con attori che interpretavano i ruoli di contadini o proprietari terrieri. Questo primo elemento drammatico trasformò velocemente il dengaku in "farse paesane d'intrattenimento"[11][12] Verso il 1250, queste farse vennero chiamate dengaku nō, per distinguerle dalle danze primitive e provinciali, e nell'arco di un secolo, verso il 1350, i dengaku nō furono tenuti all'esterno dei templi, come rappresentazioni profane popolari tra cittadini e nobili[10][11], prima di essere in concorrenza e poi soppiantate dai sarugaku e in seguito dal (chiamato in origine sarugaku nō).[13]

Danze importate dal continente e rituali buddhisti (gigaku, bugaku, sangaku)[modifica | modifica wikitesto]

I giapponesi, oltre alle danze primitive autoctone, seppero adattare e armonizzare anche i vari rituali importati dal continente, principalmente dalla Cina e dalla Corea. Questi elementi, privati poco a poco del loro carattere magico e religioso e integrati nel folklore, portarono alla formazione di un teatro giapponese elaborato.

Tra i più antichi spettacoli importati dall'Asia figura il gigaku, che secondo la tradizione fu introdotto dalla Corea nel 612. Si trattava in realtà di un insieme eterogeneo di divertimenti in voga in Cina e Corea, che mescolavano processioni, danze, farse e pantomime[10]. In Giappone, gli spettacoli gigaku vennero inizialmente tenuti in occasione di feste buddhiste, e in seguito integrati tra le cerimonie della corte[14].Tratti caratteristici del genere sono gli attori che indossano grandi maschere dipinte di lacca a secco o di legno, con espressioni caricaturali di personaggi bizzarri ed esotici per i giapponesi di allora[15]. Il gigaku sparì abbastanza rapidamente dai grandi centri, e dal X secolo in poi divenne marginale. L'abbandono di questa tradizione potrebbe esser avvenuto a causa del carattere spesso grossolano del gigaku, riscontrabile ad esempio nella danza mara-furi ("agitare il fallo"), in cui un danzatore interpretava un fallo.[16] Fra le fonti rimaste a testimonianza di questo genere viene annoverato il Kyōkunshō scritto nel 1233 da Koma Chikazane[17].

Arrivato in Asia tra il VI e VIII secolo, il bugaku raggruppa tutte le danze asiatiche antiche conservate dalla corte imperiale dall'Ufficio della Musica[18]. In Giappone, il bugaku è strettamente legato alla corte e ai templi della regione di Kyoto[19]: è un genere raffinato e la sua musica, chiamata gagaku, è molto elaborata[20]. Il gagaku ha contribuito a forgiare i canoni musicali aristocratici. Rapidamente, a corte, si costituì un repertorio di musiche e danze religiose meno arcaiche, fortemente ispirate da quelle continentali ma che conservavano un legame con i riti tradizionali[14].

Se le rappresentazioni dei bugaku vennero riservate all'élite aristocratica e religiosa, lo stesso non avvenne per quelle dei sangaku, introdotti dalla Corea e dalla Cina tra il VII e l'VIII secolo. I sangaku, meno raffinati e dall'essenza puramente popolare[21], raramente venivano associati a cerimonie religiose, poiché si trattava di "spettacoli da fiera, [...] pantomime comiche, farse, spettacoli di marionettisti, cantastorie ambulanti o danzatori che gesticolavano per scacciare i demoni"[22]. Dal X secolo i sangaku cinesi si chiamarono sarugaku in Giappone, e, a contatto con la gente, si arricchirono di mimiche e scenette comiche. Gli spettacoli eterogenei dei sarugaku sono molto simili a quelli autoctoni dei dengaku del XIII secolo[23]. Come questi ultimi, i sarugaku e il sarugaku nō, molto popolari, profani e talvolta volgari, sono stati di grande importanza per la nascita del teatro giapponese. Kan'ami e Zeami, i due fondatori del (il primo vero genere del teatro classico giapponese) furono a capo di un gruppo di sarugaku. In questo senso, il nō può essere descritto come "l'ultima fase dell'evoluzione del sarugaku"[22].

Per i giapponesi del VI e del VII secolo, la danza e la religione erano così strettamente collegate che anche le danze e il buddhismo importati dal continente (gigaku, bugaku, sangaku) nello stesso periodo vennero messi fra loro in relazione. Questo accadeva anche negli altri paesi asiatici, ma se le danze avevano certamente un valore religioso, non era necessariamente riferito al buddhismo[24]. Al contrario, il buddhismo non contemplava rituali di danze o rappresentazioni sacre. I monaci giapponesi dovettero inventare tutta una serie di danze rituali per soddisfare i loro fedeli: processioni ispirate ai gigaku, farse, pantomime e così via importate dalla Cina e originarie dall'India e dall'Asia e danze esorciste (zushi o noronji), incorporate nei sarugaku[25]. Di danza puramente buddhista esiste solo l'odori-nenbutsu (danza d'invocazione), concepita da Ippen, il fondatore della scuola Ji shū del buddhismo della Terra Pura nel XIII secolo. Ippen, per rendere questa pratica più attraente, immaginò un rituale di recitazione danzata e cantata, dall'atmosfera estatica, con un ritmo scandito da percussioni.

Poco a poco, come altre danze liturgiche giapponesi, queste danze persero il loro significato religioso per divenire piccole rappresentazioni mimate o parlate, entrando a far parte infine del folklore e del profano[26].

Teatro Classico[modifica | modifica wikitesto]

Una maschera nō raffigurante un demone, XIX sec.

Teatro sotto lo shogunato Ashikaga (Nō, Kyōgen)[modifica | modifica wikitesto]

Le prime forme compiute di teatro giapponese, il ed il kyōgen, si sviluppano dalle diverse danze e pantomime religiose via via incorporate nel folklore, ossia nel mondo profano, e sono svolte da compagnie teatrali che si professionalizzano ed evolvono la loro arte.[27][28].

Prima del XIV secolo, varie tipologie di spettacoli, chiamati nō, vennero integrati ed interpretati sia per le cerimonie religiose che per quelle profane, da monaci o da compagnie professionali, come la sarugaku nō, la dengaku nō, l' ennen nō, la shugen nō[29], ecc.

Di particolare importanza per lo sviluppo teatrale giapponese saranno proprio il sarugaku nō, dalla quale avrà origine il teatro nō, ed il dengaku nō, dalla quale si svilupperà il teatro kyōgen[30].

L'ultimo passo prima della formazione di un vero e proprio spettacolo drammatico è la comparsa del dialogo. È presente principalmente nelle feste popolari, i matsuri, nelle quali i ballerini interagiscono oralmente. In particolare le compagnie di sarugaku adattano leggende tradizionali delle cerimonie religiose dell'anno nuovo in spettacoli nei quali molteplici personaggi conversano fra di loro; in epoca Kamakura, le compagnie di sarugaku interpretano queste rappresentazioni davanti al popolo nei templi giapponesi[31].

Verso il 1350, il dengaku nō è apprezzato dall'élite per la sua tradizione poetica e letteraria, mentre il sarugaku nō è percepito come una forma teatrale più popolare, grottesca e volgare[32]. Al suo culmine, i programmi del dengaku nô sono molto elaborati (numeri drammatici, danze, acrobazie, accompagnamenti musicali) e toccano un pubblico molto vasto, dagli imperatori fino agli spettatori delle feste rurali[33]. Tale situazione conobbe un'evoluzione nel 1374, quando lo shogun Ashikaga Yoshimitsu, dopo aver assistito ad una rappresentazione di sarugaku nō, fu colpito dall'interpretazione dell'attore Kan'ami e del figlio Zeami, e li invitò a palazzo, ponendoli sotto la sua protezione, malgrado la reticenza della sua corte[34].

Kan'ami ha guadagnato un certo riconoscimento per aver sviluppato la sua pratica del teatro sarugaku prendendo in prestito degli elementi del dengaku, creando ciò che più tardi verrà chiamato il . Il dengaku nō mette al disopra di tutto la ricerca di un estetismo molto raffinato che i giapponesi chiamano yūgen, il «fascino segreto». Questa ricerca dello yūgen condusse rapidamente il genere ad un manierismo estremo privo d'originalità.[35] Kan'ami nei suoi drammi lirici ebbe l'idea di combinare lo yūgen con la mimica drammatica (monomane) del sarugaku, più rude ed impetuosa, adatta alla messa in scena di personaggi violenti come guerrieri e demoni. Sviluppò inoltre la musica ed il canto, ispirandosi alla musica popolare e ritmica kusemai. Questi sviluppi, perseguiti e teorizzati da suo figlio Zeami, mettono fine definitivamente alla tradizione che pone i vincoli rituali e cerimoniali prima della bellezza dello spettacolo: ormai conta solamente l'arte teatrale e l'estetismo, che non devono piegarsi alle esigenze religiose.

Questo stile teatrale conobbe un grande successo presso la corte shogunale. Kan'ami diresse una delle sette confraternite (za) di attori sarugaku chiamata Yūzaki: sembra che le altre sei confraternite, e le due confraternite dengaku esistenti ai suoi tempi, siano scomparse in breve tempo, o abbiano copiato il suo .

Zeami attore e drammaturgo, ebbe un'importanza determinante nell' affermazione del nō e del teatro giapponese.

Kan'ami morì nel 1384. Sarà il figlio Zeami, elevato alla corte dello shogun, a continuare il lavoro del padre a palazzo, contribuendo ad affermare definitivamente l'importanza del nō e, più in generale, del teatro giapponese.

Con il padre, Zeami fu il fondatore della scuola per attori nō Kanze (Kanze-ryū). Non accontentandosi del repertorio del padre, egli ne riscrisse e riarrangiò le opere, e con lo stesso intento selezionò il repertorio del dengaku. Nel suo teatro diede un'importanza crescente e successivamente dominante ad un principio che egli chiamò sōō, ossia l' «armonia» tra l'autore e la sua epoca, tra l'autore e l'attore e tra l'autore ed il suo pubblico. Zeami non si limitò solamente a riscrivere tutti gli spettacoli passati a suo piacimento, ma incoraggiò anche gli autori a scrivere o ad improvvisare in modo da soddisfare il pubblico, divenuto diverso ed esigente[36]. Storicamente, Zeami fu l'autore più prolifico di opere nō: è di sua produzione quasi la metà del repertorio conosciuto, rappresentato ancora ai nostri giorni. Ha anche lasciato in eredità i suoi Trattati che teorizzano il nō così come lui lo ha praticato[37].

Zeami mantenne il suo prestigio alla corte degli shogun Ashikaga Yoshimitsu, Ashikaga Yoshimochi ed Ashikaga Yoshikazu. Tuttavia, una volta diventato troppo vecchio, lo shogun Ashikaga Yoshinori lo licenziò ed impedì l'accesso a palazzo sia a lui che ai suoi figli[38]. Tra i potenziali successori di Zeami ci furono il figlio Motosama, molto dotato ma scomparso prematuramente nel 1432, il suo allievo e genero Komparu Zenchiku e il nipote On'ami. Fu quest'ultimo, abile attore e cortigiano, ad ottenere il posto a palazzo che fu di Zeami[39].

Zeami, prima della morte del figlio, scelse come suo successore Komparu Zenchiku, uno dei maestri nō dallo stile complesso, autore di molte opere e trattati di tecnica teatrale[37]. Zenchiku si rivelò un attore meno brillante di On'ami, ma più erudito, esperto di poesia tradizionale e teologia buddhista[40][41].

La decisione di Zeami, che non privilegiava né i legami di sangue né la preferenza dello shogun, provocò una frattura tra la scuola Kanze guidata da On'ami e quella di Komparu. Zeami fu esiliato nel 1334 e morì nel 1444, a Kyoto, luogo in cui si era ritirato poco prima di morire. Sotto la direzione della scuola Kanze di On'ami, le rappresentazioni rimasero molto apprezzate: il suo stile molto vivace era adatto al gusto dell'epoca[42].

Qualche altro autore continuò a scrivere opere , ancora popolari, nel XV e XVI secolo[43], ma con meno talento rispetto ai predecessori. Le nuove opere avevano un repertorio più drammatico e comprensibile, tuttavia il genere finì per sparire dagli spazi pubblici durante il periodo Edo. Toyotomi Hideyoshi ne fu l'ultimo protettore[44]. Il divenne la forma d'arte ufficiale delle cerimonie dei daimyō. Appoggiato dallo shogunato Tokugawa e rappresentato nei castelli, assunse un ritmo più lento, austero e sottomesso al tradizionalismo. Questa fase di classicismo senza la creatività del rifletteva lo spirito del tempo, quello dello shogunato Tokugawa e delle sue cerimonie solenni separate dall'intrattenimento del popolo[45][46], tanto che ogni innovazione venne messa fuori legge[47]. È questa tipologia di dal ritmo molto lento che è conosciuta oggi, molto lontana dalle opere di Zeami.

Il kyōgen, teatro comico, è un genere che si sviluppò nel XIV secolo, le cui rappresentazioni sono spesso legate a quelle del nō. L'insieme di questi due generi è chiamato teatro nōgaku, perché il kyōgen s'intreccia con le opere del teatro nō[48]. Il kyōgen ha origine dal dengaku nō e ne conserva l'aspetto popolare e l'improvvisazione, nonostante i primi sviluppi di tale genere siano poco documentati[49]. Nella tradizione, forse a partire dallo stesso Zeami, un'opera kyōgen è sempre rappresentata tra due spettacoli nō per far riposare gli spettatori[50]. Alla fine del XVI secolo, lo shogunato Tokugawa patrocina le tre principali scuole di kyōgen (Ôkura, Sagi e Izumi).

Teatro in epoca Edo (bunraku, kabuki)[modifica | modifica wikitesto]

Durante il periodo Edo, gli spettacoli del teatro nō erano destinato alla classe dirigente dello shogunato Tokugawa. Tuttavia una nuova classe benestante lascerà la propria impronta nella cultura giapponese pre-moderna: la classe chōnin, ovvero i borghesi, abitanti nei grandi centri urbani di Edo (Tokyo), Kyoto ed Osaka.[51]

Nel teatro, emersero due nuovi generi: il teatro delle marionette (ningyō jōruri o bunraku) ed il teatro kabuki, che riscontreranno un successo straordinario[52].

Scena di bunraku

Il Giappone medioevale ha una lunga tradizione di marionette e cantastorie itineranti, che inizialmente creavano i propri rituali sciamanici per le feste religiose o profane[53]. Nel XV e XVI secolo, gli spettacoli di marionette riprendono il repertorio del nō o le storie dei cantastorie medievali, facendo emergere un nuovo repertorio dai ritmi più vivaci, accompagnati da shamisen, uno strumento musicale importato in Giappone nel XVI secolo. Questo genere di spettacolo prese il nome di ningyō jōruri, oggi conosciuto con il nome di bunraku, che si impose come il teatro di marionette tradizionale del Giappone alla fine del XVII secolo[54].

Il bunraku mette insieme molti generi di intrattenimento: le marionette, la tradizione dei cantastorie medioevali (jōruri) e la musica dello shamisen che accompagna i jōruri[55][56]. Vari documenti attribuiscono i primi spettacoli di bunraku a Menuyaki Chōsaburō un cantastorie di provincia, attorno l'anno 1580[57]. All'inizio del periodo Edo, gli spettacoli allora in voga avevano una trama narrativa semplice ed erano basati sulle leggende epiche o sugli eroi del passato[58].

Chikamatsu Monzaemon

È ad Osaka che il nuovo bunraku, arte elaborata e raffinata, si sviluppò a partire dall'anno 1680, nel cuore del teatro Takemoto-za, grazie alla collaborazione tra tre artisti: il cantastorie Takemoto Gidayū, il drammaturgo Chikamatsu Monzaemon ed il marionettista Hachirobei[59]. Gidayū instaurò la struttura tipica degli spettacoli teatrali di marionette in cinque atti e riuscì ad assicurare la voce di tutti i personaggi sia nel canto che nei dialoghi e nelle poesie[60]. A differenza dei cantastoria medievali, il suo metodo di recitazione, chiamato Gidayū-bushi in suo onore, è nettamente più variegato: la sua fama riuscì a sorpassare tutti i suoi rivali ad Osaka[61]. Le rappresentazioni di Gidayū ebbero molto successo anche grazie a Chikamatsu, uno dei più grandi drammaturghi del Giappone, che fondò le basi del repertorio bunraku (largamente ripreso nel kabuki) e del teatro giapponese in generale[62]. Egli rielaborò le opere tradizionali ed approfondì "il realismo delle situazioni e dei sentimenti", rinnovando la messa in scena di situazioni comuni nella vita quotidiana nelle sue tragedie borghesi. Chikamatsu scrisse intensamente per Gidayū ed in seguito per il figlio di quest'ultimo, Masadayū, fino alla sua morte avvenuta nel 1714[63].

Fra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo il bunraku venne perfezionato: gli spettacoli divennero più lunghi, lo scenario diventò più complesso e sontuoso e le marionette vennero perfezionate[64]. L'innovazione più importante fu condotta da Yoshida Bunzaburō, che creò nel 1730 delle marionette di grande dimensione, controllate da tre marionettisti[65][66]. Il burattinaio, l'unico a volto scoperto, controllava la parte superiore e il braccio destro della marionetta; uno dei suoi due assistenti, vestiti completamente di nero, controllava il braccio e la mano sinistra mentre l'altro sosteneva il corpo della marionetta[67]. L'epoca d'oro del bunraku proseguì dopo Chikamatsu con artisti come Takeda Izumo II, Miyoshi Shōraku e Namiri Senryū. Nella seconda metà del XVIII secolo, a causa delle difficoltà economiche e della concorrenza del teatro kabuki, il genere declinò, e chiusero due importanti teatri di Osaka: il Toyotake-za nel 1756 ed il Takemoto-za nel 1772[68].

Nel corso del XX secolo, solamente due importanti sale hanno ospitato regolarmente degli spettacoli di marionette: il Bunraku-za (aperto nel 1872), ed il Teatro nazionale del Giappone (aperto nel 1966).

Izumo no Okuni (dettaglio di Okuni Kabuki-zu Byōbu, Museo Nazionale di Kyoto).

All'inizio del periodo Edo, nello stesso periodo del bunraku, nasce un'altra tipologia di teatro: il teatro kabuki. La sua fondatrice è una ballerina itinerante, Izumo no Okuni, che ebbe l'idea di creare uno spettacolo ispirato alle danze delle feste popolari come i fūryū, i nenbutsu odori (danze buddhista), gli yakako odori (danze di giovani ragazze) e agli spettacoli delle compagnie nō femminili, utilizzando la musica nō come sottofondo, il tutto con il ricorso a dei travestimenti e ad una gestualità incline all'erotismo.[69][70]. Il termine kabuki (eccentrico, stravagante) usato per designare questa tipologia di spettacoli è attestato nel 1603 a Kyoto[71]. Il successo ottenuto da Okuni le permise di aprire una sala teatrale ad Edo nel 1604 e allo stesso tempo di recitare davanti alla corte shogunale nel 1607[72]. I suoi primi emulatori si trovano nei bordelli, dove le danze erotiche di Okuni rappresentano situazioni particolarmente suggestive, come l'uscita dal bagno di prostitute accompagnate dal suono dello shamisen che rimpiazza l'orchestra tradizionale nô[73]. Lo shogunato vietò questa tipologia di spettacoli scandalosi, che in seguito si evolsero nell'uso di giovani adolescenti che interpretavano ruoli femminili, a rimpiazzo delle prostitute. Questa nuova tipologia di attori uomini venne chiamata onnagata[74]. Questi spettacoli vennero apprezzati sia dai samurai che dai borghesi, ma lo shogunato vietò anche questo nuovo genere teatrale erotico, ritenendolo un preludio alla prostituzione[75]. Dopo qualche mese d'inattività, lo shogunato autorizzò la riapertura degli stabilimenti kabuki con alcune restrizioni, tra cui l'obbligo di presentare uno sviluppo narrativo verosimile nelle rappresentazioni[76]. In realtà, la fermezza della posizione dello shogunato resta ambigua; il pericolo, più che nella prostituzione, sembra sia da ricondurre alle occasioni di mescolanza fra le diverse classi sociali indotte dal kabuki, apprezzato sia dai borghesi che dai samurai annoiati.[77]

scena di danza kabuki

Nel 1653 l'obbligo d'incorporare nello spettacolo un'azione drammatica promosse l'emergere di drammaturghi professionisti,[78] contribuendo a trasformare il kabuki in un vero genere teatrale. La loro comparsa diede inizio ad una selezione degli attori, scelti per il loro talento scenico e non più per la loro bellezza, nonostante alcuni di essi provenissero dai quartieri di piacere e continuassero a prostituirsi.[78] Seguendo la vena artistica di Chikamatsu, che scrisse per il teatro kabuki nella prima parte della sua carriera, attori come Sakata Tōjurō I o Ayame puntarono al realismo nella loro recitazione, per esempio travestendosi quotidianamente per riuscire a delineare meglio i ruoli femminili[79][80]. Il repertorio kabuki si arricchì anche grazie agli adattamenti sistematici degli spettacoli bunraku, specialmente i capolavori di Chikamatsu[81][82]; l'attore-drammaturgo Danjūrō II divenne uno dei principali architetti dell'adattamento di spettacoli di marionette[83]. Dopo un periodo di declino durato una cinquantina d'anni a causa di nuovi divieti da parte dello Stato, a partire dall'ultimo quarto del XVIII secolo il kabuki soppianta in popolarità il teatro delle marionette, dopo aver ripreso una buona parte del suo repertorio e con la comparsa di nuove opere. Il kabuki continuerà ad ottenere successo per tutto il periodo Meiji fino ai giorni nostri[84][85]. Nel XIX secolo, due drammaturghi permisero al kabuki di liberarsi dall'ormai classico repertorio del bunraku: Tsuruya Nanboku grazie ai suoi drammi fantastici, e soprattutto Kawatake Mokuami con le sue scene popolari, giudicate immorali[86], che rinnoveranno il genere ormai giunto ai suoi limiti[87]. Ancora oggi sono rappresentati principalmente quattro tipologie di teatro kabuki: il jadaimon (o jidaikyōgen) le cui rappresentazioni si basano principalmente su leggende storiche giapponesi, il sewamono (o sewakyōgen) risalente al XVIII secolo il cui soggetto principale è la quotidianità della gente comune, lo shinkabuki (nuovo kabuki) dai testi moderni e infine lo shosagoto in cui la danza e la musica sono considerate il cuore dello spettacolo[88].

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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