Superleggera (sedia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Superleggera
Prodotto di disegno industriale
Gio Ponti, Chaise Superleggera, 1955.jpg
Dati generali
Anno di progettazione 1949-1957
Progettista Gio Ponti
Profilo prodotto
Tipo di oggetto sedia
Idea reinventare la Sedia di Chiavari migliorandone le prestazioni
Concetti leggerezza, semplicità, tradizione, modernità, tecnologia, materiali naturali, costi ridotti
Movimento artistico Razionalismo italiano
Produttore Cassina
Prodotto dal 1957
Materiali frassino (struttura), canna indiana, o cellophane colorato (seduta)
« Una sedia – sedia, senza aggettivi »
(Giò Ponti[1])

Superleggera è una sedia progettata dal designer italiano Gio Ponti nel 1955 e prodotta dall'azienda italiana Cassina dal 1957. Si tratta di uno dei prodotti più noti del designer milanese[2] e uno dei prodotti di disegno industriale più rilevanti del XX secolo[3][4][4][5][6][7][8][9][10][11]; fa infatti parte della collezione permanente del Triennale Design Museum ed è stata esposta alla 4ª edizione di quest'ultimo: Le Fabbriche dei sogni[12]. Per le sue caratteristiche e per le originali dimostrazioni che hanno accompagnato la sua presentazione al pubblico, la sedia è diventata un simbolo culturale[13][14] e uno degli esempi più interessanti di tecnologia innovativa applicata all'arredamento.[14][15][16] È stata selezionata per la premiazione del IV Compasso d'oro[17] (non vincendolo) e fa parte della selezione ADI Design Index. La sedia è stata comunque più volte definita dallo stesso progettista una "semplice sedia"[1].

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

La sedia nasce dalla volontà di Ponti di reinventare uno degli esempi più forti della tradizione vernacolare italiana, l'archetipo della sedia impagliata: la sedia di Chiavari[18], uno dei simboli dell'artigianato ligure sin dall'Ottocento. Decide quindi di sviluppare il suo progetto seguendo i concetti chiave della storica seduta: leggerezza, semplicità e stabilità ma soprattutto bassi costi di produzione e d'acquisto. Inizia quindi il suo interesse nel progetto sin dall'immediato secondo dopoguerra italiano che ne creava un contesto sociale ed economico ideale. C'era bisogno infatti di realizzare oggetti d'arredamento dai costi contenuti per andare incontro alle difficoltà economiche della popolazione[19].

Primi prototipi (1949-1951)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1949 Ponti realizza il primo di due prototipi della sedia che aveva in mente; in questa fase della progettazione, il designer si concentra sulla parte formale ed ergonomica, la parte superiore dello schienale viene piegata all'indietro, creando anche una sensazione di modernità della linea pur mantenendo la tradizione del modello ispiratrice. Nel 1951 il progetto si evolve con un secondo prototipo, il modello Chiavari viene quindi ridotto ai suoi elementi essenziali e quindi pulito nella forma e alleggerito. In questo prototipo, denominato Leggera[1] ed effettivamente messo in produzione dalla Cassina vengono mantenute le sezioni circolari dei montanti e le gambe. Lo scopo finale però era quello di aumentare ulteriormente le prestazioni della seduta e la tecnologia, sia di assemblaggio che di materiali, ad essa applicata[20].

Modello definitivo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1955 viene delineato quello che sarà poi nel 1957 il modello definitivo chiamato Superleggera (codice di progetto 699)[21]. L'intera struttura portante viene ri-progettata, le gambe e i montanti vengono quindi ridisegnati con una sezione triangolare con spessore di soli 18 mm[22][23] e viene effettuato un profondo studio sugli incastri, al fine di migliorare non solo la robustezza della sedia ma anche la sua leggerezza. Vengono scelti materiali leggeri ad alte capacità meccaniche pur essendo di origini naturali come il legno di frassino per la struttura e la canna indiana per la seduta. In alternativa, per il rivestimento del sedile, la canna d'India può essere sostituita con un materiale di natura sintetica: del cellophane colorato. Il risultato finale è una sedia altamente tecnologica pur mantenendo una grande fedeltà estetica con il modello artigianale e senza l'utilizzo di materiali compositi o non naturali. In anni successivi la sedia è stata realizzata anche in versione imbottita ed è ancora attualmente prodotta dalla Cassina SpA[24][25]. La sedia, che è stata segnalata, non vincendolo, al IV Compasso d'Oro[17] ADI (premio tra l'altro ideato dallo stesso Giò Ponti), è stata definita dal suo progettista come una sedia priva di aggettivi, una normale sedia che torna alle sue origini, senza nessuna stranezza o caratteristica che la allontani da ciò che una sedia debba essere.[26]

dimensioni[27]
altezza seduta 460 mm
larghezza totale 410 mm
altezza totale 830 mm
profondità totale 450 mm

Da progetto razionale a simbolo culturale e tecnologico[modifica | modifica wikitesto]

La vignetta del bambino che solleva la Superleggera con un dito

Il progetto nasce in modo estremamente razionale: ogni soluzione è stata attualizzata per motivi tecnici e strutturali al fine di migliorare un prodotto culturale italiano molto radicato nel territorio, la sedia di Chiavari[28]. La Superleggera entra nella cultura italiana e si diffonde in essa sia per le sue caratteristiche strutturali sia per le curiose ed originali campagne di comunicazione fatte per promuoverla[29]. La Superleggera, infatti, dotata di prestazioni eccellenti (si tratta di una sedia che pur pesando solo 1,7 kg è estremamente solida e robusta) viene promossa con alcune idee molto originali che ne fanno evincere, cercando di stupire, le proprie caratteristiche. Per la sua presentazione, infatti, Giò Ponti sottopone la sedia ad un bizzarro collaudo: facendola cadere dal quarto piano di un edificio anziché sfracellarsi a terra rimbalza come una palla, senza danni[1]. La sedia viene anche promossa con una simpatica vignetta raffigurante un bambino che la alza con un dito[30]. O performance più recenti come la Superleggera sospesa in aria tirata verso l'alto da un palloncino e tenuta a terra tramite dei tiranti[31]. Viene tuttora identificata come uno degli oggetti di disegno industriale più rilevanti ed influenti nella storia del settore a livello internazionale[9][15][16][32] e fa parte di collezioni di molti musei dedicati al design, alla tecnologia e all'arte moderna di tutto il mondo[8][33] ed è uno dei simboli più citati del design italiano[11] e della cultura artigianale milanese legata all'arredamento[13]. Quest'evoluzione, che l'ha resa "un classico", ha portato tuttavia la sedia a una discutibile incoerenza con le concezioni originarie del progettista: da semplice ed economica sedia "per il popolo" la Superleggera è divenuta negli anni un oggetto culturale ricercato, non più rivolto alla massa e con un prezzo di vendita decisamente elevato[34].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d articolo sulla "Leggera" e sulla "Superleggera", clubsemplicemente.style.it. URL consultato il 5 luglio 2012.
  2. ^ archivio corriere: articolo sulla Superleggera, archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 6 ottobre 2012.
  3. ^ Merci magnificate Oggetti-icone del Novecento (PDF), suitedautore.org. URL consultato il 7 ottobre 2013. (documento .pdf)
  4. ^ a b leonardo.it oggetti di design su cui investire, arredamente.com. URL consultato l'8 ottobre 2013.
  5. ^ archivio corriere: articolo sulla Superleggera, corriere.it. URL consultato il 6 ottobre 2012 (archiviato dall'url originale il ).
  6. ^ Merci magnificate Oggetti-icone del Novecento (PDF), suitedautore.org. URL consultato il 7 ottobre 2013. (documento .pdf)
  7. ^ L’oggetto top del design? La superleggera di Ponti, corriere.it. URL consultato il 7 ottobre 2013.
  8. ^ a b 100 capolavori dalla collezione del Vitra Design Museum, Von Vegesack, Dunas, e Schwartz-Clauss. 1998 (vedi bibliografia)
  9. ^ a b Il design in 100 oggetti, di Domitilla Dardi 2008 (vedi bibliografia)
  10. ^ Grande atlante del design dal 1850 ad oggi, di E. Morteo, 2008.(vedi bibliografia)
  11. ^ a b gli intramontabili del design italiano, planyourplace.com. URL consultato il 7 ottobre 2013.
  12. ^ triennaledesignmuseum: Collezione permanente del design italiano, triennale.org. URL consultato il 5 luglio 2012.
  13. ^ a b Milano dopo il miracolo: biografia di una città di John Foot, Feltrinelli Editore,2003.(vedi bibliografia)
  14. ^ a b design exoprt e cultura: il mondo secondo Cassina, ricerca.repubblica.it. URL consultato il 7 ottobre 2013.
  15. ^ a b Giò Ponti e la sedia Superleggera, luxuryonline.it. URL consultato l'8 ottobre 2013.
  16. ^ a b History of Modern Design: Graphics and Products Since the Industrial Revolution, di David Raizman. 2003 (vedi bibliografia)
  17. ^ a b scheda della sedia e breve descrizione, tavoli.webmobili.it. URL consultato il 5 luglio 2012.
  18. ^ E. Morteo, Grande atlante del design dal 1850 ad oggi, Electa, Milano 2008.
  19. ^ descrizione e storia del prodotto, scillufo.it. URL consultato il 5 luglio 2012.
  20. ^ design.repubblica.it Superleggera, design.repubblica.it. URL consultato il 5 luglio 2012.
  21. ^ giopontiarchives.org Superleggera, giopontiarchives.org. URL consultato il 5 luglio 2012.
  22. ^ descrizione della struttura, brunoarredamenti.com. URL consultato il 5 luglio 2012.
  23. ^ Fabbrica di tolentino Cassina - Falegnameria:superleggera levigatura (video), youtube.com. URL consultato il 5 luglio 2012.
  24. ^ informazioni e immagini della versione imbottita, dailyicon.net. URL consultato il 5 luglio 2012.
  25. ^ architonic.com informazioni sulla Superleggera e sulla riedizione imbottita, architonic.com. URL consultato il 5 luglio 2012.
  26. ^ estratto di "Lezioni di Design": Giò Ponti - la casa ideale (video), youtube.com. URL consultato il 5 luglio 2012.
  27. ^ corriere.it Superleggera, atcasa.corriere.it. URL consultato il 5 luglio 2012.
  28. ^ riferimento alle sedie di Chiavari, corsi.storiaindustria.it. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  29. ^ Ponti l'ideadore della superleggera, milanofree.it. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  30. ^ (EN) riscontri grafici, apartmenttherapy.com. URL consultato il 5 luglio 2012.
  31. ^ riscontro grafico (JPG), scillufo.it. URL consultato il 06 ottobre 2013.
  32. ^ Il design italiano del 2° dopoguerra (PDF), arch.unige.it. URL consultato il 7 ottobre 2013. (documento .pdf)
  33. ^ Superleggera esibita al MoMa New York, lista esposizioni, moma.org. URL consultato il 7 ottobre 2013.
  34. ^ Giuliana Zoppis: Perché 1000 Euro (29-10-11) - D Repubblica suppl. D CASA, 1º novembre 2011 - pagina 35.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ugo La Pietra, "Gio Ponti", Hardcover, 8-7/8 x 11, ISBN 978-0-8478-3270-5
  • E. Morteo, "Grande atlante del design dal 1850 ad oggi", Electa, Milano 2008.
  • D. Russo, Suite d'autore: viaggio nella storia del design, Biblioteca Del Cenide, 2008. ISBN 88-87669-63-5, ISBN 978-88-87669-63-3
  • O. Máčel, S. Woertman, C. van Wijk: Chairs: The Delft Collection, 010 Publishers, 2008. ISBN 978-90-6450-619-2
  • David Raizman: History of Modern Design: Graphics and Products Since the Industrial Revolution, Laurence King Publishing, 2003. ISBN 978-1-85669-348-6
  • John Foot: Milano dopo il miracolo: biografia di una città, Feltrinelli Editore, 2003. ISBN 978-88-07-10342-1.
  • Domitilla Dardi: Il design in 100 oggetti, 24 ORE Cultura, 2008. ISBN 978-88-7179-586-7
  • Gabriella D'Amato: L'arte di arredare: la storia di un millennio attraverso gusti, ambienti, atmosfere, Pearson Italia S.p.a., 2001. ISBN 978-88-424-9334-1
  • A. von Vegesack, P. Dunas, M. Schwartz-Clauss: 100 capolavori dalla collezione del Vitra Design Museum, Skira, 1998 ISBN 978-88-8118-277-0
  • G. Castelli, P. Antonelli, F. Picchi: La fabbrica del design: conversazioni con i protagonisti del design italiano, Skira, 2007. ISBN 978-88-6130-144-3
  • AA. VV.: Design, storia e storiografia, atti del convegno promosso dal Politecnico di Milano, Progetto Leonardo, Bologna, 1995
pubblicazioni
  • Case & Country N.225 (Giugno 2012); CASAVIVA N.464 (Maggio 2012); Panorama economy Anno 10, n. 18 (Aprile 2012); Eigenhuis & Interieur n.4 (Aprile 2012); AD - (Aprile 2012); D Casa (novembre 2011); Il Sole 24 Ore (26 giugno 2011); La Repubblica (28 maggio 2011); La Repubblica ed. Milano (6 maggio 2011); Elle Decor - Anno 22 N.5 (Maggio 2011); Corriere della Sera (6 maggio 2011).

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]