Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo

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Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo
AutoreRenzo De Felice
1ª ed. originale1961
Generesaggio
Sottogenerestorico
Lingua originaleitaliano

Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo è un saggio storico di Renzo De Felice, pubblicato dalla Einaudi nel 1961. Oltre ad essere il primo studio italiano relativo alla politica del regime fascista nei riguardi degli ebrei, l'opera rappresenta una pionieristica indagine storiografica sul fascismo stesso, scritta a meno di vent'anni dal suo epilogo. Prima pubblicazione contemporaneistica di De Felice, essa diede inizio alla sua quasi quarantennale ricerca sul fascismo.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

L'incarico, retribuito, di redigere l'opera fu assegnato nel 1960 al giovane De Felice dall'Unione delle comunità ebraiche italiane[1][2]. Benché l'obiettivo del committente fosse esplicitamente quello di documentare in un libro la storia della persecuzione antiebraica nella penisola, delle successive deportazioni e dello sterminio nazista, De Felice dedicò invece ampio spazio al periodo precedente la promulgazione delle leggi razziali del 1938, mentre limitate furono le pagine concernenti la persecuzione nazifascista negli anni della Repubblica Sociale Italiana.

A riguardo della pubblicazione, lo storico Paolo Simoncelli ha così delineato le innovazioni metodologiche e le tesi proposte dal De Felice:

«[Il De Felice] si richiamava al "metodo" della ricerca documentaria anche a proposito di un campo di studi relativamente nuovo e ancora particolarmente scottante come quello del fascismo, su cui il giudizio di condanna morale e politica concorreva a impedire una ricostruzione analitica del fenomeno. De Felice intese "far parlare i documenti" e dare un primo spaccato della società italiana sotto il fascismo, fornendo alcuni "dati di fatto" (che qui espongo schematicamente seguendo l'efficace sintesi concettuale del Simoncelli): le comunità ebraiche manifestarono fenomeni di consenso al regime; il razzismo fascista fu diverso da quello nazista in quanto "spiritualistico" e non "biologico" come quello hitleriano; il Italia il razzismo non fu un fenomeno radicato e, anzi, la legislazione razziale fu applicata blandamente (all'insegna del "discriminare non perseguitare"); l'assenza di tendenze antisemite nel fascismo e in Mussolini, unico responsabile della successiva politica razziale; le truppe italiane all'estero fornirono in più casi protezione agli ebrei perseguitati dalle autorità tedesche.»

(prof. Emanuele Rossi, Review di P.Simoncelli, "Renzo De Felice. La formazione intellettuale"[3])

Il "caso Piccardi"[modifica | modifica wikitesto]

Accolta con iniziale consenso di pubblico e di critica[3], l'opera sollevò uno scandalo politico di grande risonanza intorno al passato di Leopoldo Piccardi, segretario del Partito Radicale, il quale essendo erede della tradizione azionista era su posizioni di antifascismo intransigente. Una nota del volume riferiva della partecipazione di Piccardi, in veste di consigliere di Stato, a un convegno giuridico italo-tedesco sul tema Razza e diritto svoltosi a Vienna nel marzo 1939.

La rivelazione creò una spaccatura all'interno del gruppo degli "Amici del Mondo": da un lato Mario Pannunzio, che con lo slogan «via i razzisti dal partito radicale» indusse alle dimissioni Piccardi, dall'altro Ernesto Rossi e Ferruccio Parri, che invece difesero il segretario. Lo scontro degenerò al punto da provocare le dimissioni dell'intera direzione del partito e la fuoriuscita di gran parte dei suoi esponenti storici.

Il gruppo dei difensori di Piccardi maturò un sentimento di animosità nei confronti di De Felice, ritenendolo responsabile di una campagna scandalistica: Ernesto Rossi, scrivendo a Giorgio Agosti, lo definì «un piccolo mascalzone manovrato da un qualche personaggio potente che non sono riuscito ad individuare»; mentre altre personalità dell'azionismo come Leo Valiani e Guido Fubini accusarono il suo libro di essere parte di un'operazione politica mirante a gettare discredito su alcuni esponenti della sinistra[3]. Le pressioni del mondo azionista costrinsero quindi De Felice a ridurre, nella successiva ristampa del volume, la parte relativa alla partecipazione di Piccardi ai convegni razzisti, sulla quale avrebbe esibito nuova documentazione nelle edizioni successive[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dino Messina, Gli ebrei a De Felice «Scrivi la nostra storia», in Corriere della Sera, 13 febbraio 2002.
  2. ^ Susanna Nirenstein, Gli ebrei italiani finanziarono De Felice, in La Repubblica, 13 febbraio 2002.
  3. ^ a b c Emanuele Rossi, Recensione del libro "Renzo De Felice. La formazione intellettuale" (Paolo Simoncelli, 2001), in Cromohs, vol. 8, 2003, pp. 1-13, DOI:10.13128/Cromohs-15709 (archiviato il 4 Dicembre 2018).
  4. ^ Paolo Simoncelli, De Felice e i silenzi dell'Einaudi, in Avvenire, 5 dicembre 2013.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Prefazione di Delio Cantimori, Introduzione di Renzo De Felice, Collana Biblioteca di cultura storica n.68, Torino, Einaudi, novembre 1961. II ed., Einaudi, 1962; III ed. riveduta e ampliata, Nota di R. De Felice, Einaudi, 1972; IV ed. nuovamente riveduta, nuova Introduzione dell'Autore, Einaudi, 1987; V ed., Introduzione all'edizione tascabile dell'Autore, Einaudi, 1993.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]