Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus

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La locuzione latina stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus ("la rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi") è una variazione di un verso del De contemptu mundi di Bernardo Cluniacense, monaco benedettino del XII secolo. Essa deve la sua fortuna a Umberto Eco che ne ha fatto l'ultima frase del suo romanzo Il nome della rosa.

Il verso, che ha dato origine al titolo dell'opera, è stato spiegato dallo stesso Eco in Postille a "Il nome della rosa": «Bernardo varia sul tema dell'ubi sunt (da cui poi il mais où sont les neiges d'antan di François Villon) salvo che Bernardo aggiunge al topos corrente (i grandi di un tempo, le città famose, le belle principesse, tutto svanisce nel nulla) l'idea che di tutte queste cose scomparse ci rimangono puri nomi».[1]

Da notare che il verso originale di Bernardo è significativamente diverso, poiché recita stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus.[2] La traduzione di questa proposizione è: "Roma antica esiste solo nel nome...". Pertanto la traduzione del verso di Eco sarebbe analoga, ma nel tentativo di dargli maggior senso e significato ne sono state date diverse interpretazioni. Tradotto letteralmente, il verso di Eco intende sottolineare che al termine dell'esistenza della rosa particolare non resta che il nome dell'universale. Questa versione si contrappone alla teoria di Guglielmo di Champeaux, il quale sosteneva che gli universali continuano ad avere una realtà ontologica anche dopo i particolari. Il verso però si può interpretare anche in un altro modo, affermando che "la rosa primigenia, la rosa che c'è prima di tutte le singole rose che possiamo vedere, l'universale della rosa, esiste solo di nome, non nella realtà". Anche in questo senso è contestato il realismo estremo di Guglielmo, il quale sosteneva anche che gli universali esistono ontologicamente già prima degli individuali; al contrario, il verso afferma che all'inizio, nel fondamento della realtà, si può trovare soltanto il nome dell'universale e non un ente realmente esistente come è invece il particolare.

In particolare le diverse interpretazioni hanno origine dal diverso intendere il termine pristina che letteralmente significa: precedente, antico, passato, anteriore, primigenio, primitivo, che è all'origine.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alfabeta n. 49, giugno 1983
  2. ^ De contemptu mundi, lib. 1, v. 952.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]