Sergesto
«e Sergesto detiene una casata, dalla quale il nome (casata) Sergia»
Sergesto è un personaggio dell'Eneide. Egli figura come uno dei capi troiani tra quanti fuggono insieme ad Enea dopo la caduta della loro città, come si evince al verso 510 del libro I dell'Eneide e al 288 del libro VI.
Il personaggio
[modifica | modifica wikitesto]Nel quinto libro dell'Eneide Sergesto comanda la nave Centauro che partecipa, insieme ad altre tre imbarcazioni, ai giochi funebri indetti da Enea per commemorare la morte del padre Anchise, avvenuta un anno prima. Nel corso della gara la nave di Sergesto si avvicina troppo agli scogli e rimane incagliata.
Sergesto appare inoltre come personaggio minore anche nella commedia di Christopher Marlowe Didone, Regina di Cartagine (1586 circa).
Interpretazione e realtà storica
[modifica | modifica wikitesto]La figura di Sergesto è considerata dalla critica moderna un'eziologia poetica creata da Virgilio per spiegare l'origine della gens Sergia. Il poeta collega esplicitamente il nome della gens al troiano Sergesto (Aen. V 121), probabilmente riprendendo un'indicazione del De familiis Troianis di Varrone.[1] La figura di Sergesto fu quasi certamente ricavata dal nome della gens, e non viceversa, essendo la leggenda fondata su una paretimologia anziché su una rivendicazione genealogica indipendente.
Nel quinto libro dell'Eneide, durante la regata in onore di Anchise, Sergesto comanda la nave Centauro e, per eccessiva temerarietà, finisce contro gli scogli della meta (Aen. V 202-209). Molti studiosi hanno visto in questo episodio un'allusione velata al carattere impulsivo e alla sconfitta finale di Lucio Sergio Catilina, discendente della gens Sergia.[2] Virgilio avrebbe volutamente attribuito al capostipite mitico tratti che ricordano il discendente più famoso (temerarietà, eccessiva fiducia in se stesso e rovina personale), creando un parallelismo tra la regata e la congiura del 63 a.C.
Virgilio applica la stessa tecnica ad altre famiglie romane nello stesso passo (Mnesteo per i Memmii; Cloanto per i Cluenzii), ma nel caso di Sergesto l'allusione appare particolarmente significativa alla luce degli eventi del 63 a.C.[3]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Muse, 2007, pp. 591–592.
- ↑ Urso, 2015, pp. 126-127.
- ↑ Urso, 2015, p. 127.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Kevin Muse, Sergestus and Tarchon in the Aeneid, in Classical Quarterly, vol. 57, n. 2, 2007, pp. 586–605, DOI:10.1017/S0009838807000572.
- Gianpaolo Urso, La gens Sergia e gli antenati di Catilina, in Aevum, vol. 89, 2015, pp. 125–141, fascicolo 1.
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sergesto, Enciclopedia Dantesca (1970) di Manlio Pastore Stocchi, su treccani.it.