Scandalo di Abu Ghraib

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Questa immagine ritraente un prigioniero, Ali Shallal al-Qaisi, sotto tortura è stata pubblicata sulla copertina dell'Economist

Con scandalo di Abu Ghraib si intende una serie di violazioni dei diritti umani commesse contro detenuti nella prigione di Abu Ghraib in Iraq da parte di personale dell'Esercito degli Stati Uniti e della Central Intelligence Agency (CIA), durante gli eventi della guerra in Iraq iniziata nel marzo 2003[1]. Queste violazioni inclusero abusi fisici e sessuali, torture, stupri, sodomizzazioni e omicidi[2][3][4][5]. Gli abusi giunsero all'attenzione generale con la pubblicazione di fotografie delle violenze su CBS News nell'aprile del 2004. Gli episodi ricevettero una condanna generale sia negli USA che all'estero, benché i soldati ricevessero sostegno da alcuni media conservatori negli USA[6][7].

L'amministrazione George W. Bush cercò di dipingere gli abusi come incidenti isolati, non indicativi di una politica generale degli USA[8]. Ciò venne però contraddetto da organizzazioni umanitarie come Croce Rossa, Amnesty International e Human Rights Watch. Dopo diverse investigazioni, queste organizzazioni stabilirono che gli abusi di Abu Ghraib non furono affatto incidenti isolati ma parte di un vasto piano di torture e trattamenti brutalizzanti presso centri di detenzione americani all'estero, compresi quelli in Iraq, Afghanistan e Guantanamo. Diversi esperti sostennero che gli abusi costituivano crimini perseguibili penalmente[9]. Furono trovate prove che l'autorizzazione alle torture veniva da molto in alto nelle gerarchie militari e addirittura alcune deposizioni sostennero che alcune erano state autorizzate dal segretario alla Difesa Donald Rumsfeld.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Other government agencies, su salon.com (archiviato dall'url originale il 12 febbraio 2008).
  2. ^ Seymour M. Hersh, Chain of Command, in The New Yorker, 17 maggio 2004. URL consultato il 13 settembre 2011.
    «NBC News later quoted U.S. military officials as saying that the unreleased photographs showed American soldiers "severely beating an Iraqi prisoner nearly to death, having sex with a female Iraqi prisoner, and 'acting inappropriately with a dead body.' The officials said there also was a videotape, apparently shot by U.S. personnel, showing Iraqi guards raping young boys."».
  3. ^ Mark Benjamin, Taguba denies he's seen abuse photos suppressed by Obama: The general told a U.K. paper about images he saw investigating Abu Ghraib – not photos Obama wants kept secret., in Salon.com, 30 maggio 2008. URL consultato il 6 giugno 2009 (archiviato dall'url originale l'11 giugno 2009).
    «The paper quoted Taguba as saying, "These pictures show torture, abuse, rape and every indecency." [...] The actual quote in the Telegraph was accurate, Taguba said – but he was referring to the hundreds of images he reviewed as an investigator of the abuse at Abu Ghraib prison in Iraq».
  4. ^ Seymour Myron Hersh, The general's report: how Antonio Taguba, who investigated the Abu Ghraib scandal, became one of its casualties., in The New Yorker, 25 giugno 2007. URL consultato il 17 giugno 2007.
    «Taguba said that he saw "a video of a male American soldier in uniform sodomizing a female detainee"».
  5. ^ Joan Walsh, Michael Scherer, Mark Benjamin, Page Rockwell, Jeanne Carstensen, Mark Follman, Page Rockwell e Tracy Clark-Flory, Other government agencies, in The Abu Ghraib files, salon.com, 14 marzo 2006. URL consultato il 24 febbraio 2008 (archiviato dall'url originale il 12 febbraio 2008).
    «The Armed Forces Institute of Pathology later ruled al-Jamadi's death a homicide, caused by "blunt force injuries to the torso complicated by compromised respiration."».
  6. ^ Rush: MPs Just 'Blowing Off Steam', in CBS News, 6 maggio 2004.
  7. ^ (EN) Susan Sontag, Regarding The Torture Of Others, in New York Times, 23 maggio 2004.
  8. ^ vol. 57.
  9. ^ Amos N. Guiora, Constitutional Limits on Coercive Interrogation (Terrorism Second Series), 978-0-19-534031-0 Oxford University Press, USA 2008.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]