SS-Begleitkommando des Führers

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SS-Begleitkommando des Führers
Führerbegleitkommando
Bundesarchiv Bild 183-E03059, Berlin, Pergamon Museum, Ausstellungsbesuch Hitler.jpg
Hitler accompagnato dal Führerbegleitkommando
Descrizione generale
Attiva29 febbraio 1932 -
30 aprile 1945
NazioneGermania Germania nazista
ServizioFlag of the Schutzstaffel.svg Schutzstaffel
RuoloGuardie del corpo
Comandanti
Degni di notaBruno Gesche

Fonti nel corpo del testo

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L'SS-Begleitkommando des Führers (letteralmente "Comando delle SS per la scorta del Führer") anche conosciuto come Führerbegleitkommando, fu originariamente una squadra di otto membri appartenenti alle SS selezionati all'interno di una squadra di sicurezza di dodici uomini (nota come SS-Begleitkommando) che negli anni '30 ebbe il compito di proteggere la vita di Adolf Hitler. Fu successivamente ampliata e continuò ad avere il compito di proteggere la vita di Hitler sino alla sua morte, il 30 aprile 1945.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'SS-Begleitkommando fu costituito il 29 febbraio 1932 per assicurare protezione a Hitler e ad altri funzionari del NSDAP. A tal scopo, Sepp Dietrich selezionò dodici uomini dalle SS da presentare ad Hitler.[1] Dai dodici selezionati, fu scelto un gruppo più piccolo di otto uomini chiamato SS-Begleitkommando des Führers'per proteggere Hitler durante i suoi viaggi per la Germania. La prima apparizione di questa scorta avvenne durante la campagna elettorale del 1932. Per proteggere Hitler, la scorta lavorava 24 ore su 24, con tre turni da otto ore.[2]

Nella primavera del 1934, il Führerschutzkommando (FSK) prese il posto dell'SS-Begleitkommando des Führers per la protezione di Hitler durante i suoi viaggi per la Germania.[3] L'FSK era responsabile per le misure di sicurezza generale, per le misure preventive e per le indagini sui tentativi di assassinio.[4] Tuttavia il piccolo SS-Begleitkommando des Führers continuò ad svolgere compiti di sicurezza per Hitler.[5] Il Führerschutzkommando fu ufficialmente rinominato Reichssicherheitsdienst ("Servizio di Sicurezza del Reich", noto come RSD) il 1º agosto 1935.[6] L'FSK e l'SS-Begleitkommando collaborarono con l'Ordnungspolizei, la Gestapo e altre agenzie per garantire standard minimi di sicurezza interna, mentre la sicurezza esterna era affidata alle SS.

Successivamente l'SS-Begleitkommando fu ampliato e rinominato Führerbegleitkommando (FBK).[4] L'FBK continuò a operare come un comando separato dal resto delle agenzie esistenti e a garantire una strettissima sicurezza per Hitler.[7] Nuovi membri per l'FSK furono selezionati dalla 1. SS-Panzerdivision "Leibstandarte SS Adolf Hitler" (LSSAH).[8] Hitler si servì di questi uomini non solo come guardie del corpo, ma anche come attendenti, autisti, camerieri e corrieri.[8] Sebbene l'FBK fosse amministrativamente sotto il controllo della LSSAH, i suoi uomini ricevevano ordini direttamente da Hitler e, negli ultimi anni, dal capo degli assistenti militari, Julius Schaub.

Quando erano al lavoro, i membri dell'FBK erano gli unici uomini che potessero circolare armati nelle vicinanze di Hitler. Non dovevano mai consegnare le loro pistole Walther PPK 7.65 e non erano mai perquisiti in compagnia di Hitler.[9] L'FBK e l'RSD lavorarono congiuntamente per garantire sicurezza e protezione durante i viaggi, eventi pubblici, ma operavano come due gruppi distinti ed usavano auto separate. Johann Rattenhuber, comandante dell'RSD, era anche comandante in capo in materia e pertanto il capo dell'FBK agiva come suo vice.[10] Al marzo 1938, entrambe le unità indossavano l'uniforme da campo grigia in dotazione alle SS (ciò dal momento che entrambe erano sotto il controllo delle SS ed erano composte da uomini delle SS).[11] In particolare l'uniforme dell'RSD aveva l'emblema del Sicherheitsdienst (SD) sulla parte bassa della manica sinistra.[12]

Il Führerbegleitkommando su veicoli per la scorta

L'FBK accompagnò Hitler in tutti i suoi viaggi ed era sempre presente nelle sue residenze e nei diversi Führerhauptquartiere ("Quartieri Generali del Führer") dislocati in tutta Europa.[7] Durante tali viaggi, l'FBK svolgeva ruoli di sicurezza personale mentre l'RSD svolgeva ruoli di pattugliamento.[2] Al giugno 1941, l'FBK aveva raggiunto i 35 uomini. Successivamente, il 15 gennaio 1943, era costituito da 31 ufficiali delle SS e da 112 uomini.[13] Di questi 33 erano impiegati in ruoli di scorta, suddivisi in gruppi da 11. I rimanenti erano usati come guardie del corpo nelle residenze di Hitler, autisti, corrieri e come portaordini.

L'ultimo comandante dell'FBK fu l'SS-Obersturmbannführer Franz Schädle, nominato il 5 gennaio 1945 dopo le dimissioni di Bruno Gesche.[14] In seguito, Schädle e l'FBK scortarono Hitler ed il suo seguito nel Führerbunker, al di sotto del giardino della cancelleria del Reich a Berlino. Il 23 aprile 1945 Schädle comandava circa 30 uomini, i quali rimasero a guardia di Hitler fino alla sua morte avvenuta il 30 aprile 1945.[15]

Membri originali[modifica | modifica wikitesto]

Comandanti[modifica | modifica wikitesto]

Membri degni di nota[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Peter Hoffmann, Hitler's Personal Security: Protecting the Führer 1921–1945., New York, Da Capo Press, 2000, p. 48, ISBN 978-0-30680-947-7.
  2. ^ a b How Hitler's Bodyguard Worked, su worldmediarights.com.
  3. ^ Mark Felton, Guarding Hitler: The Secret World of the Führer., Londra, Pen and Sword Military, 2014, p. 17, ISBN 978-1-78159-305-9.
  4. ^ a b Anton Joachimsthaler, The Last Days of Hitler: The Legends, the Evidence, the Truth., Londra, Brockhampton Press, 1999, pp. 287-288, ISBN 978-1-86019-902-8.
  5. ^ Hoffmann 2000, pp. 32-33
  6. ^ Hoffmann 2000, p. 36
  7. ^ a b Joachimsthaler 1999, p. 293
  8. ^ a b James P. O'Donnell, The Bunker: The History of the Reich Chancellery Group., Boston, Houghton Mifflin, 1978, p. 101, ISBN 978-0-395-25719-7.
  9. ^ Rochus Misch, Hitler's Last Witness: The Memoirs of Hitler's Bodyguard., Londra, Frontline Books-Skyhorse Publishing, Inc, 2014, pp. 120 - 121, ISBN 978-1848327498.
  10. ^ Felton 2014, pp. 32-33
  11. ^ Hoffmann 2000, pp. 36-48
  12. ^ Felton 2014, p. 14
  13. ^ Hoffmann 2000, p. 54
  14. ^ a b c Joachimsthaler 1999, pp. 293-294
  15. ^ O'Donnell 1978, p. 97
  16. ^ a b c Hoffmann 2000, p. 52