Rossijskaja Gazeta

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Коммерса́нтъ
Rossijskaja Gazeta
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StatoRussia Russia
Linguarusso
PeriodicitàQuotidiano
Formatobroadsheet
Fondazione1990
SedeMosca
Editoregoverno russo
Tiratura180 000 (2012)
DirettoreVladislav Froni
ISSN1606-5484 (WC · ACNP) e 1560-0823 (WC · ACNP)
Sito web
 

Rossijskaja Gazeta (in russo Российская газета, La gazzetta russa) è un giornale a tiratura nazionale pubblicato nella Federazione Russa. Rappresenta il quotidiano ufficiale del governo della Federazione Russa[1]: oltre ai fatti di cronaca nazionali e internazionali, pubblica infatti anche i testi integrali delle leggi promulgate dal parlamento[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Rossiyskaya Gazeta è stata fondata nel 1990 dal Soviet Supremo della Federazione Russa durante le riforme, note come glasnost, in Unione Sovietica, poco prima che il paese si dissolvesse nel 1991. Rossiyskaya Gazeta è diventato quotidiano ufficiale della Federazione Russa, sostituendo i giornali Izvestia e Sovetskaya Rossiya, che furono entrambi privatizzati dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica.

Il ruolo di Rossiyskaya Gazeta è determinato dalla legge della Federazione Russa N 5-FZ, datata 14 giugno 1994 e intitolata "Sulla procedura di pubblicazione e attuazione delle leggi costituzionali federali, leggi federali e atti delle Camere dell'Assemblea federale" , dai decreti del presidente della Federazione russa, del 23 maggio 1996, n. 763, "sulla procedura di pubblicazione e di attuazione degli atti del presidente della Federazione russa, del governo della Russia e degli atti normativi legali del Autorità esecutive federali ", nonché quella del 13 agosto 1998 № 963," Adozione di emendamenti al decreto del presidente della Federazione russa" del 23 maggio 1996 № 763, "sulla procedura di pubblicazione e attuazione degli atti di il Presidente della Federazione Russa, il Governo della Federazione Russa e gli Atti Legali delle Autorità Esecutive Federali ".[3]

Fino a marzo 2017, Rossiyskaya Gazeta ha fornito contenuti per il contenuto del sito web Russia Direct.[4]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Il caso Katyn[modifica | modifica wikitesto]

La prima pagina dell'avviso di Beria (controfirmata da Stalin), per uccidere circa 15.000 ufficiali polacchi e circa 10.000 intellettuali nella foresta di Katyn e in altri luoghi dell'Unione Sovietica

ll numero del 18 settembre 2007 conteneva un articolo dedicato al film polacco Katyń, diretto da Andrzej Wajda, sul massacro di Katyn' del 1940.[5][6][7] Un breve commento di Alexander Sabov è stato pubblicato[8], sostenendo che la versione ampiamente accettata della responsabilità sovietica si basa su una singola copia dubbia di un documento, quindi l'evidenza non è affidabile. Il commento di Subov ha provocato immediatamente la frenesia dei media in Polonia, e il giorno successivo il giornale polacco Gazeta Wyborcza ha pubblicato documenti rilevanti firmati da Lavrenty Beria che autorizza il massacro[9]: uno dei sette documenti messi per la prima volta a disposizione del pubblico è la lettera con cui Beria - capo della polizia segreta - propose a Stalin la fucilazione di 22 mila prigionieri polacchi. Il dittatore controfirmò la proposta: «Sono favorevole»[10]

Tiratura[modifica | modifica wikitesto]

Esce in formato A2. Nel 1999 aveva una tiratura di 400 000 copie e un milione e mezzo di lettori[11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) (IT) Mara Vorhess, "Quotidiani e Riviste", in San Pietroburgo, Lonely Planet, 2008, p. 67, ISBN 9788860402936.
  2. ^ (IT) La stampa russa, conosciamola meglio, La Voce della Russia, 27 giugno 2012. URL consultato il 2 novembre 2012.
  3. ^ Rossiyskaya Gazeta Российская газета [Russian Gazette], 25 Feb. 2012 (Archiviato)
  4. ^ (EN) Russia Direct, su Russia Direct. URL consultato il 22 settembre 2018.
  5. ^ Katyn 75 anni dopo: il vergognoso caso del film sulla strage di Stalin - Secolo d'Italia, in Secolo d'Italia, 13 aprile 2015. URL consultato il 22 settembre 2018.
  6. ^ 70 anni fa il massacro di 22mila polacchi - Corriere della Sera, su www.corriere.it, 10 aprile 2010. URL consultato il 22 settembre 2018.
  7. ^ wajda e l'eccidio di katyn - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 22 settembre 2018.
  8. ^ (PL) Marcin Wojciechowski: ydzień temu publicysta Aleksander Sabow w rządowej "Rossijskiej Gaziecie" napisał, że w sprawie Katynia "nie wszystko jest tak oczywiste, jak przedstawiają to Polacy". Przekonywał, że nie odnaleziono ani nie opublikowano oryginałów dokumentów w tej sprawie, a znane kserokopie można podważyć. Oto oryginały, Niebieski ołówek Stalina, su wyborcza.pl. URL consultato il 22 settembre 2018.
  9. ^ Alessandro Gnocchi, Katyn: i documenti online mandano in tilt la lunga menzogna rossa, in ilGiornale.it, 29 aprile 2010. URL consultato il 22 settembre 2018.
  10. ^ Antonella Scott, Medvedev mette online le prove dell'eccidio di Katyn - Il Sole 24 ORE, su www.ilsole24ore.com, 29 aprile 2010. URL consultato il 22 settembre 2018.
    «Uno dei sette documenti messi per la prima volta a disposizione del pubblico è la lettera con cui Lavrentij Beria - capo della polizia segreta - propose a Stalin la fucilazione di 22mila prigionieri polacchi. Il dittatore controfirmò la proposta: «Sono favorevole» -».
  11. ^ (EN) (IT) Roberto Gritti, "La Grande Madre Russia", in Postcomunismo e media, Meltemi Editore, 2001, p. 147, ISBN 9788883530777.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]