Regolamenti governativi

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I regolamenti governativi, nell'ordinamento giuridico italiano, costituiscono fonti normative secondarie e si collocano al di sotto delle fonti costituzionali e delle fonti primarie (leggi ordinarie, atti aventi forza di legge, trattati internazionali e direttive e regolamenti dell'Unione Europea). Secondo la dottrina sono atti formalmente amministrativi e sostanzialmente normativi. Il loro collocamento al di sotto delle fonti primarie è giustificato dal processo richiesto per la loro approvazione, dal quale il Parlamento (l'unico organo costituzionale dotato di legittimazione democratica) è completamente escluso: i regolamenti governativi sono infatti proposti ed accettati interamente all'interno dell'esecutivo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Avendo la forma di atto amministrativo un regolamento può essere annullato da un giudice amministrativo nel caso in cui contrasti con la legge (principio di legalità amministrativa) e l'effetto della pronuncia varrebbe erga omnes, cioè tutti i soggetti dell'ordinamento, pubblici e privati risentirebbero della pronuncia. Il giudice ordinario non può annullare un atto amministrativo, ma può disapplicarlo inter partes, cioè l'effetto sarebbe ristretto alle sole parti in causa.

Nella gerarchia delle fonti, i regolamenti sono norme di rango secondario e quindi, come tali, sono subordinati alle leggi ordinarie e disciplinano materie non regolamentate da leggi, o si limitano ad eseguirne le disposizioni.

La legge 400/1988 all'art 17 commi 1 e 4 definisce il procedimento di adozione. Il Consiglio dei ministri (C.d.M) delibera l'adozione del regolamento, acquisendo preventivamente il parere del Consiglio di Stato. Il parere, acquisito entro 45 giorni, è obbligatorio e non vincolante, perché il Governo può perfettamente discostarsene (i motivi verranno formulati in C.d.M nella relazione del Ministro che propone quest'azione). Una volta deliberato il regolamento in C.d.M questo viene emanato per decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.). A questo punto il regolamento è un atto amministrativo considerato perfetto, ma non efficace. Perché l'atto acquisisca efficacia deve passare sotto il controllo di legittimità esercitato dalla Corte dei conti, la quale appone il visto e provvede alla registrazione. Solo alla fine di questo procedimento il regolamento viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Sindacato indiretto della Corte Costituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Propriamente la Corte Costituzionale non ha il potere di giudicare e annullare un regolamento governativo, ma al limite la norma primaria che tale regolamento deve richiamare e sulla quale legittimamente si fonda. La Consulta esercita un sindacato indiretto sui regolamenti: in quanto l'annullamento di una singola norma primaria alla quale un regolamento si richiama, comporta la nullità del regolamento stesso.

Nessuna norma costituzionale impone a un regolamento di richiamarsi a norme primarie, a pena di inefficacia, né di indicare puntualmente nel regolamento il fondamento dei suoi articoli e disposizioni a partire da relative norme primarie. Questa ultima cosa, se fosse, permetterebbe di sancire quali articoli o disposizioni del regolamento andrebbero invalidati a seguito di una sentenza indiretta della Consulta volta a dichiarare illegittima tutta o una parte della cosiddetta legge (primaria) di autorizzazione (al regolamento). Al contrario, non è previsto che i regolamenti debbano puntualmente riportare, per ogni disposizione in essi contenuta, la corrispondente norma primaria che di volta in volta le riconosca , quanto piuttosto è avallata, per la qualificazione del regolamento come validamente idoneo a ordinare, la tendenza alla mera invocazione formale e generale dell'atto legislativo (=primario) delegificante.

Per quest'ultimo, allo stesso tempo, non è previsto che debba disporre preventivamente e puntualmente le disposizioni di legge abrogabili, consentendo quindi alle norme poste dai regolamenti in delegificazione di sostituire (mediatamente alla legge di autorizzazione, ma pur sempre) direttamente il contenuto dell'atto legislativo delegificato (ovvero le norme primarie che già regolavano, prima delle delegificazione tramite atto legislativo delegificante alias legge di autorizzazione, la materia ora affidata, tramite suddetto iter, al regolamento).

In alcuni casi poi, i regolamenti di Governo e authority amministrative vengono emanati anche in presenza di vuoto legislativo, quindi senza richiamarsi a norma primaria alcuna. In questo caso, non infrequente, si è in presenza di una fonte del diritto, seppure secondaria, che sfugge a qualsiasi possibilità di un vaglio costituzionale.

Tipologie di Regolamenti[modifica | modifica wikitesto]

Tipologie di regolamento[modifica | modifica wikitesto]

L'art. 17 della legge 400/1988, recante Disciplina dell'attività di governo e organizzazione della Presidenza del Consiglio, distingue cinque diverse tipologie di regolamento:

  • regolamenti di esecuzione: sono di norma previsti dalla legge al fine di dettare norme specifiche per la sua corretta esecuzione, ovvero predispongono gli strumenti più opportuni per l'effettiva messa in pratica delle disposizioni di legge; possono inoltre assolvere all'importante funzione di precisare e integrare le norme predisposte dalla legge (funzione interpretativa).
  • regolamenti di attuazione e integrazione: essi sono adottati quando una disciplina è coperta da riserva di legge relativa e nel caso in cui una legge definisca soltanto norme di principio; tale tipo di regolamento favorisce una migliore applicazione della legge, colmando eventuali incompletezze (mai per materie coperte da riserva di legge assoluta).
  • regolamenti indipendenti: essi sono adottati autonomamente dal Governo per regolamentare materie che non sono affatto disciplinate da una fonte primaria (con esclusione di quelle coperte da riserva di legge assoluta) e che quindi sono solitamente di modesta rilevanza. Non possono mai derogare ad una norma di legge.
  • regolamenti delegati (o autorizzati): previsti al fine di dare corso ad un processo di delegificazione (ossia dell'attribuzione al Governo del compito di regolamentare certe materie anche in deroga ad una disciplina precedentemente posta dalla legge). Tale processo è garantito da una legge avente contenuto autorizzatorio del Parlamento che permette di disciplinare con regolamento un oggetto già regolato da legge, anche su una materia coperta da riserva di legge (purché non assoluta). La legge di autorizzazione dispone l'abrogazione della normativa vigente con effetto però dall'entrata in vigore del regolamento (abrogazione differita).
  • regolamenti organizzativi: disciplinano l'organizzazione interna dei pubblici uffici, e prima del 1948 godevano di un ampio raggio d'azione. Dall'entrata in vigore della Costituzione repubblicana, essendo la materia coperta da riserva di legge relativa[1], essi non si distinguono più nella sostanza dai regolamenti di esecuzione o di attuazione e integrazione. Tuttavia, nel 1997 la materia è stata oggetto di delegificazione[2], per cui ad essi si sono sostituiti i regolamenti delegati.
  • di attuazione delle direttive europee: si tratta di regolamenti che fanno seguito a disposizioni della legge comunitaria tramite la quale l'Italia si adegua annualmente agli atti comunitari e che possono essere adottati in materie di competenza legislativa esclusiva statale già disciplinate da legge seppur non coperte da riserva assoluta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Art. 97 Cost.
  2. ^ Art. 17 L. 23 agosto 1988 n. 400, comma 4bis aggiunto dall'art. 13, L. 15 marzo 1997, n. 59