Rajendra Chola I

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Rajendra Chola I
Rajendra Chola I - Chola State.jpg
Ritratto esposto al National War Museum (Pune)
Morte Brahmadesam, Tamil Nadu, 1044
Dinastia Chola
Padre Rajaraja Chola I
Madre Thiripuvana Madeviyar
Consorte Tribhuvana Mahadeviyar
Consorti Pancavan Madeviyar
Mukkokkilan
Viramadevi
Figli Rajadhiraja Chola I
Rajendra Chola II
Virarajendra Chola
Arulmolinangayar
Ammangadevi
Religione Induismo (Shivaismo)
Elenco dinastia Chola
Primi Chola
Karikala Chola
Nalankilli
Kopperuncholan
Perunarkilli
Interregno (circa 200-848)
Impero Chola
Vijayalaya Chola 848-871(?)
Aditya I 871-907
Parantaka Chola I 907-950
Gandaraditya 950-957
Arinjaya Chola 956-957
Sundara Chola 957-970
Uttama Chola 970-985
Rajaraja Chola I 985-1014
Rajendra Chola I 1012-1044
Rajadhiraja Chola 1018-1054
Rajendra Chola II 1051-1063
Virarajendra Chola 1063-1070
Athirajendra Chola 1067-1070
Chalukya Cholas
Kulothunga Chola I 1070-1120
Vikrama Chola 1118-1135
Kulothunga Chola II 1133-1150
Rajaraja Chola II 1146-1163
Rajadhiraja Chola II 1163-1178
Kulothunga Chola III 1178-1218
Rajaraja Chola III 1216-1256
Rajendra Chola III 1246-1279
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Rajendra Chola, conosciuto anche come Rajendracola Deva (... – Brahmadesam, 1044), è stato un re tamil, sovrano dell'impero Chola dal 1012 al 1044.

Durante il suo regno estese l'influenza dell'Impero Chola dalle rive del Gange nell'India settentrionale sino allo Sri Lanka, comprendendo anche la penisola malese e l'isola di Giava, fondò inoltre la città di Gangaikonda Cholapuram (nell'odierno stato indiano di Tamil Nadu) che divenne la capitale dell'impero per oltre due secoli.

Famiglia e regno[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Rajaraja Chola I e della principessa Thiripuvana Madeviyar, fu associato al trono dal padre nel 1012 e due anni più tardi gli succedette alla guida dell'impero dopo la morte del genitore[1].

Fu fautore di una politica espansionistica volta ad ampliare la sfera di influenza dell'impero sia dal punto di vista territoriale che da quello del controllo delle rotte dei commerci marittimi. Mantenne buoni rapporti diplomatici con l'impero cinese e a questo scopo inviò i suoi ambasciatori in Cina nel 1016 e nel 1033[2].

Durante il suo regno furono create alcune opere ingegneristiche ed architettoniche molto importanti tra cui il lago Cholagangam (oggi chiamato Ponneri[3]), un bacino artificiale lungo oltre 20 km tra i più grandi mai realizzati nell'India antica ed ancora oggi utilizzato per l'approvvigionamento idrico. Fece costruire numerosi templi, uno dei principali, giunto sino a noi, è il grande tempio dedicato a Shiva situato nella nuova capitale dell'impero[4], dichiarato patrimonio dell'umanità[5].

Come da consuetudine dell'epoca ebbe numerose mogli, molte delle quali principesse di regni da lui sottomessi sposate per sancire l'unione dinastica tra i vecchi regnanti e la dinastia Chola. Tra le sue consorti viene spesso ricordata Viramadevi che alla morte del marito si tolse la vita tramite la pratica del sati (immolazione sulla pira funeraria del coniuge)[6].

A partire dal 1018 associò al trono il figlio Rajadhiraja affinché imparasse a governare e potesse essere il suo successore diretto. La scelta ricadde non sul figlio maggiore ma su quello che era considerato il più adeguato a comandare, questi in qualità di principe ereditario partecipò attivamente alle campagne militari del padre[7]. Rajendra introdusse inoltre la prassi di nominare i principi reali, ovvero i figli avuti dalle varie consorti, a capo delle diverse province dell'impero, questa politica aveva lo scopo di ridurre il malcontento degli eredi che non potevano ambire al trono imperiale ed evitare quindi eventuali congiure di palazzo[8].

Dopo la sua morte tre dei suoi figli salirono al trono in successione: Rajadhiraja Chola, Rajendra Chola II and Virarajendra Chola.

Campagne militari[modifica | modifica wikitesto]

Estensione dell'Impero Chola sotto Rajendra I

Durante la sua vita intraprese diverse campagne militari: la prima ebbe luogo a partire dall'anno 1002/1003 quando, non ancora salito al potere, guidò l'esercito paterno contro i resti dei possedimenti della dinastia Rashtrakuta e alla sottomissione di parte dell'impero Impero Chalukya occidentale nell'altopiano del Deccan[8].

Nel 1017 portò a compimento la conquista dello Sri Lanka, già cominciata dal padre che aveva sottomesso il nord dell'isola. Durante la campagna militare conquistò il regno di Anuradhapura catturandone i gioielli della corona e deportandone il sovrano Mahinda V[9]. Conclusa con successo la spedizione insulare, ritornò col suo esercito nel subcontinente dove conquistò il regno che faceva capo alla dinastia Pandya e sconfisse altri sovrani che regnavano nella regione corrispondente all'odierno Kerala[10]. La sua flotta prese anche il controllo delle isole Maldive[11].

Nel 1021 dovette nuovamente intervenire nel Deccan per arginare le mire del sovrano Jayasimha II che, approfittando dell'assenza di Rajendra impegnato nelle campagne militari nel sud, aveva nuovamente esteso l'area di influenza dell'Impero Chalukya occidentale sino a scontrarsi con i Chola nell'ambito di una disputa dinastica per la successione del trono del regno Chalukya orientale nella regione del Vengi. L'evento decisivo fu la battaglia di Maski che sancì la vittoria di Rajendra Chola contro Jayasimha II e assicurò la successione di Rajaraja Narendra, figlio di una principessa Chola e nipote dello stesso Rajendra, al trono Chalukya orientale[12]. Durante le fasi finali del regno il conflitto con i Chalukya divampò nuovamente costringendo Rajendra a intervenire militarmente contro il loro re Somesvara I, figlio di Jayasimha II; tra i vari episodi bellici di questo periodo il più importante fu il saccheggio da parte dell'esercito Chola della città di Kalyan[2].

Tra il 1019 e il 1024 condusse una serie di spedizioni nel nord-est della penisola indiana attraversando le regioni di Orissa e Kalinga, scontrandosi con l'Impero Pala che controllava il Bengala e spingendosi ad est sino ai territori corrispondenti all'odierno Bangladesh. Per celebrare le vittorie conseguite in queste spedizioni il sovrano fondò la città di Gangaikonda Cholapuram, arricchita da un monumentale complesso di templi, che divenne la capitale dell'impero. Per sottolineare ulteriormente il suo status di conquistatore del Gange l'imperatore impose ai sovrani sconfitti un particolare tributo: si fece donare dei contenitori colmi di acqua prelevata dal fiume sacro che vennero poi riportati in patria dai suoi generali e versati simbolicamente nel lago della nuova capitale[13]. Gli storici nutrono dubbi sull'effettivo successo di questa spedizione sulle rive del Gange, mentre le iscrizioni Chola descrivono la spedizione come una grande conquista risulta invece che l'impero non ebbe una reale espansione territoriale in queste zone[14], si trattò probabilmente di una sorta di prova di forza di Rajendra che inviò i suoi eserciti sino alle rive del fiume sacro per mostrare la sua potenza militare e prelevare simbolicamente le acque del fiume[15].

Nel 1025 Rajendra allestì una spedizione marittima attraverso l'Oceano Indiano per invadere il regno di Srivijaya nell'isola di Sumatra: la campagna militare ebbe origine dalla richiesta di aiuto dell'imperatore khmer Suryavarman I, alleato dei Chola[16], che aveva iniziato una guerra contro il regno di Tambralinga nella penisola malese, a sua volta alleato di Srivijaya[17]. Le forze di Rajendra invasero e conquistarono diversi regni della regione spingendosi sino nel cuore della penisola malese sottomettendo tra le altre le città stato di Langkasuka e del Gangga Negara. Il regno di Srivijaya fu per buona parte sottomesso da Rajendra che si impossessò di alcune importanti città portuali tra cui Kedah e Temasek[18].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ K. A. Nilakanta Sastri, p. 194.
  2. ^ a b (EN) Vidya Dhar Mahajan, Ancient India, S. Chand Publishing, 2016 [1976], p. 548, ISBN 9789352531325. URL consultato il 18 agosto 2021.
  3. ^ (EN) Cholagangam Lake – India’s Largest Ancient Man-Made Lake In India, su indiavivid.com. URL consultato il 5 agosto 2021.
  4. ^ (EN) Vidya Dehejia, Art of the Imperial Cholas, Columbia University Press, 1990, p. 80, ISBN 9780231071888. URL consultato il 18 agosto 2021.
  5. ^ (EN) Great Living Chola Temples, su whc.unesco.org, UNESCO. URL consultato il 18 agosto 2021.
  6. ^ (EN) B. S. Chandrababu e L. Thilagavathi, Woman, Her History and Her Struggle for Emancipation, Bharathi Puthakalayam, 2009, p. 136, ISBN 9788189909970. URL consultato il 18 agosto 2021.
  7. ^ K. A. Nilakanta Sastri, pp. 195-196.
  8. ^ a b K. A. Nilakanta Sastri, pp. 197.
  9. ^ K. A. Nilakanta Sastri, pp. 199-200.
  10. ^ K. A. Nilakanta Sastri, pp. 201-203.
  11. ^ (EN) A. Meenakshisundararajan, Rajendra Chola's naval expedition and the Chola trade with Southeast and East Asia, in K. Kesavapany e V. Sakhuja (a cura di), Nagapattinam to Suvarnadwipa. Reflections on the Chola Naval Expeditions to Southeast Asia, ISEAS, Institute of Southeast Asian Studies, 2009, pp. 169-170, ISBN 9789812309372. URL consultato il 18 agosto 2021.
  12. ^ K. A. Nilakanta Sastri, pp. 204-206.
  13. ^ (EN) Burjor Avari, India: The Ancient Past. A History of the Indian Sub-Continent from C. 7000 BC to AD 1200, Routledge - Taylor & Francis, 207, p. 229, ISBN 9780415356169. URL consultato il 18 agosto 2021.
  14. ^ (EN) Nitish K. Sengupta, Land of Two Rivers. A History of Bengal from the Mahabharata to Mujib, Penguin Books India, 2011, p. 45, ISBN 9780143416784. URL consultato il 18 agosto 2021.
  15. ^ (EN) Richard M. Eaton, India in the Persianate Age 1000-1765, Penguin Books, 2019, pp. 20-22, ISBN 9780520325128. URL consultato il 18 agosto 2021.
  16. ^ (EN) John Norman Miksic e Goh Geok Yia, Ancient Southeast Asia, Routledge - Taylor & Francis, p. 376, ISBN 9780415735537. URL consultato il 18 agosto 2021.
  17. ^ (EN) Paul Michel Munoz, Early Kingdoms of the Indonesian Archipelago and the Malay Peninsula, Editions Didier Millet, 2006, p. 158, ISBN 9789814155670. URL consultato il 18 agosto 2021.
  18. ^ (EN) Philip Bowring, Empire of the Winds. The Global Role of Asia’s Great Archipelago, Bloomsbury Publishing, 2018, p. 73, ISBN 9781788314466. URL consultato il 18 agosto 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) K.A. Nilakanta Sastri, The Cholas, 2ª ed., University of Madras, 1955 [1935].

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