Polipo endometriale

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Polipo endometriale
Endometrial polyp with fused glands -- high mag.jpg
Polipo endometriale, immagine istologica, colorazione ematossilina-eosina.
Specialitàurologia e ginecologia
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM621
ICD-10N84.0
Sinonimi
Poliposi endometriale
Polipo uterino

Per polipo endometriale, talora definito polipo uterino, si intende una neoformazione esofitica (sporgente) benigna che origina dalla mucosa endometriale e che si aggetta all'interno della cavità uterina.[1][2][3] Vengono distinti in peduncolati (più frequenti) o sessili in relazione alla base di impianto sull'endometrio (stretta e allungata nel primo caso, larga e appiattita nel secondo); possono essere sia singoli che multipli[4] e vanno da pochi millimetri a diversi centimetri, con possibilità di sporgere in vagina per dimensioni superiori a 2 cm. I polipi più grandi possono presentare capillari superficiali tortuosi e congesti e sono talora responsabili di sanguinamenti uterini atipici.[5]

Eziopatogenesi[modifica | modifica wikitesto]

I polipi endometriali sono il risultato di un'intensa ed esuberante proliferazione cellulare endometriale stimolata dagli estrogeni.[2] Per questo motivo, i polipi endometriali si riscontrano frequentemente in età pre-climaterica, periodo caratterizzato da livelli estrogenici fluttuanti. L'obesità, l'ipertensione arteriosa, pregressi polipi cervicali, la terapia ormonale sostitutiva e la terapia con tamoxifene rappresentano fattori di rischio indipendenti per lo sviluppo di poliposi endometriali.[2][6]

Profilo clinico[modifica | modifica wikitesto]

Nella maggior parte dei casi, la poliposi endometriale è asintomatica. Nei casi più gravi, sono responsabili di menorragia,[6]metrorragia o spotting, dispareunia, dismenorrea[5] e sterilità.

Profilo diagnostico[modifica | modifica wikitesto]

I polipi endometriali sono rilevabili durante esame obiettivo ginecologico solo in caso di sporgenza in vagina. Per questo motivo, in un contesto anamnestico compatibile, la diagnosi di poliposi viene posta attraverso l'ecografia transvaginale; questa metodica è in grado di individuare formazioni polipoidi singole o multiple e di misurarne le dimensioni. Nei casi sintomatici o laddove non è possibile distinguere la poliposi dall'iperplasia endometriale,[1] l'ecografia deve essere seguita dall'isteroscopia, metodica che consente, attraverso biopsia, la caratterizzazione istologica dei polipi.

Terapia[modifica | modifica wikitesto]

Nei casi sintomatici, i polipi possono essere rapidamente rimossi attraverso l'isteroscopia operativa effettuata con lieve sedazione e anestesia locale cervicale.[5][7] Nei rari casi (< 0,5%[8]) in cui un polipo contenga cellule atipiche deve essere effettuata una isterectomia.[2] L'utilizzo di dispositivi medicati intrauterini a base di progestinici come il levonorgestrel è in grado di prevenire lo sviluppo di poliposi uterina nelle donne in terapia con tamoxifene.[9] Polipi più piccoli vanno spesso incontro a regressione spontanea.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Jane A. Bates, Practical Gynaecological Ultrasound, Cambridge, UK, Cambridge University Press, 1997, ISBN 1-900151-51-0.
  2. ^ a b c d Uterine polyps, MayoClinic.com, 27 aprile 2006.
  3. ^ Stephen S. Sternberg, Stacey E. Mills, Darryl Carter, Sternberg's Diagnostic Surgical Pathology, Lippincott Williams & Wilkins, 2004, p. 2460, ISBN 0-7817-4051-7.
  4. ^ José M. Bajo Arenas, Asim Kurjak, Donald School Textbook Of Transvaginal Sonography, Taylor & Francis, 2005, p. 502, ISBN 1-84214-331-X.
  5. ^ a b c Alan H. DeCherney, Lauren Nathan, Current Obstetric & Gynecologic Diagnosis & Treatment, McGraw-Hill Professional, 2003, p. 703, ISBN 0-8385-1401-4.
  6. ^ a b D. Keith Edmonds, Sir John Dewhurst, Dewhurst's Textbook of Obstetrics and Gynaecology, Blackwell Publishing, 2006, p. 637, ISBN 1-4051-5667-8.
  7. ^ Uterine bleeding – Signs and Symptoms, UCSF Medical Center, 8 maggio 2007. URL consultato il 20 ottobre 2007 (archiviato dall'url originale l'11 aprile 2008).
  8. ^ Raphael Rubin, David S Strayer, Rubin's Pathology: Clinicopathologic Foundations of Medicine, Lippincott Williams & Wilkins, 2007, p. 806, ISBN 0-7817-9516-8.
  9. ^ Chan SS, Tam WH, Yeo W, et al., A randomised controlled trial of prophylactic levonorgestrel intrauterine system in tamoxifen-treated women, in BJOG, vol. 114, nº 12, 2007, pp. 1510–5, DOI:10.1111/j.1471-0528.2007.01545.x, PMID 17995495.
  10. ^ Andrew M. Kaunitz, Asymptomatic Endometrial Polyps: What Is the Likelihood of Cancer?, su Medscape Ob/Gyn & Women's Health, 26 agosto 2002. URL consultato il 20 aprile 2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gian Carlo Di Renzo, Trattato di ginecologia e ostetricia, Roma, Verduci Editore, 2009, ISBN 978-88-7620-812-6.
  • Robbins e Cotran, Le basi patologiche delle malattie, 7ª ed., Torino - Milano, Elsevier Masson, 2008, ISBN 978-88-85675-53-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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