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Pieve di San Giovanni Battista (Pieve Fosciana)

Coordinate: 44°07′55.09″N 10°24′39.24″E
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Pieve di San Giovanni Battista
La facciata barocca
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneToscana
LocalitàPieve Fosciana
Coordinate44°07′55.09″N 10°24′39.24″E
Religionecattolica di rito romano
TitolareSan Giovanni Battista
Arcidiocesi Lucca
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzionePrima del 764
CompletamentoUltimo rifacimento rilevante nel Seicento

La pieve di San Giovanni Battista è un edificio sacro che si trova in via San Giovanni a Pieve Fosciana.

Il campanile settecentesco di Pieve Fosciana

La tradizione attribuisce a san Frediano (coadiuvato dalla duchessa Matilde di Toscana) la fondazione di una prima pieve di Fosciana, intitolata a San Cassiano e ricordata in un documento del 764 che riporta per la prima volta il nome di un pievano locale, tale Gunduald, nobile di origine longobarda. L'antica pieve doveva essere situata in altro luogo, dal momento che le indagini archeologiche effettuate nella presente chiesa non hanno rivelato nessun edificio precedente[1].

La chiesa attuale risale probabilmente alla metà del XII secolo e aveva, prima delle trasformazioni, tre navate divise da pilastri quadrati. Di questa fase si conserva l'abside[1].

Verso la fine de Trecento la chiesa, che si trovava in una zona che era del tutto indifesa, fu semidistrutta " per le guerre e per le incursioni di genti armate " e fu poi restaurata a stento, con il corso di tutte le comunità della pievania.

Nel secolo XVII, anche in seguito agli impulsi post-tridentini, ebbe inizio la trasformazione interna. La navata centrale fu abbassata costruendo volte in laterizio e sottraendo alla vista l'ancora esistente tetto a capriate, dovuto forse ai restauri della fine del Trecento. Anche le navate laterali furono abbassate. Le pareti interne, a conci di arenaria molto friabile, furono intonacate, come i pilastri.

Nel secolo XVIII fu demolito l'antico campanile che ostruiva la porta di destra della facciata. La costruzione del nuovo cominciò nel 1703 e fu portata a termine nel 1722.

La facciata romanica della chiesa, probabilmente già molto deteriorata a causa dello sbriciolamento della pietra arenaria, fu completamente sostituita dal 1770 al 1774 con l'attuale facciata barocca.

Cronotassi dei pievani

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  • 1 - Gunduald † prima dell'anno 764
  • 2 - Lucipert † 764
  • 3 - Domnipert † 796 - 821
  • 4 - Teutpertus † 937
  • 5 - Petrus b.m. Rasperti † 839 - 852
  • 6 - Garipertus diaconus † 865 - 867
  • 7 - ? (Non registrato)
  • 8 - Adalfridi b.m. Pasquali † 952
  • 9 - ? (Non registrato)
  • 10 - Jacopo † 1168
  • 11 - ? (Non registrato)
  • 12 - Guilielmus † 1235
  • 13 - Manfredino † 1236
  • 14 - Paolo de Carfaniana † 1245 - 1258
  • 15 - Ugolino † 1266
  • 16 - Gualtrone † 1276 - 1288
  • 17 - Guidotto † 1288 - 1303
  • 18 - Nicolao di Pugliano † 1348 - 1396
  • 19 - Bonaccorso di Pugliano † 1396 - 1408
  • 20 - Dino di Poggio † 1414
  • 21 - Antonio Zappetta da Gallicano † 1414 - 1454
  • 22 - Michele da Corfino † 1467 - 1487
  • 23 - Giovanni Corfini † 1502 - 1518
  • 24 - Alessandro Corfini † 1521 - 1534
  • 25 - Benedetto de' Nobili † 1534 - 1541
  • 26 - Francesco de' Nobili † 1541 - 1575
  • 27 - Giuseppe Campori † 1575 - 1581
  • 28 - Giovanni Grillo † 1581 - 1613
  • 29 - Onofrio Lorenzotti † 1614 - 1617
  • 30 - Antonio Torignani † 1617 - 1646
  • 31 - Giovanni Francesco Torriani † 1650 - 1690
  • 32 - Giovanni Angelini † 1691 - 1724
  • 33 - Giuseppe Torriani † 1725 - 1755
  • 34 - Giuseppe Filippi † 1755 - 1797
  • 35 - Nicolao Pesetti † 1800 - 1809
  • 36 - Pier Pasquale Bertolini † 1815 - 1830
  • 37 - Pellegrino Nobili † 1830 - 1832
  • 38 - Pietro Raffaelli † 1833 - 1863
  • 39 - Carlo Nutini † 1864 - 1907
  • 40 - Silvio Giovannoli † 1909 - 1949
  • 41 - Nilo Biagioni † 1950 - 1980 (ritirato)
  • 42 - Lorenzo Angelini † 1981 - 14 novembre 2014
  • 43 - Giovanni Grassi 2014 - 2024 (ritirato)
  • 44 - Riccardo Micheli 2024 - in carica

La facciata attuale, di aspetto tardo barocco in sintonia con quella del vicino oratorio, tripartita e con una grande finestra sagomata al centro, fu realizzata tra 1770 e 1774 ma la facciata romanica era già andata perduta nel Seicento. A destra della porta centrale una curiosa scultura del 1769 (una mano con alcune dita mozzate) ricorda l'infortunio di un prete rimasto mutilato nel sollevare una pietra per la facciata. Alla facciata si affianca il campanile quadrangolare. Esso custodisce cinque campane, di cui le tre grandi in accordo maggiore di Mib3 fuse dalla fonderia Magni Luigi nel 1865, ed i sonelli, quello maggiore che batte le ore fuso a Castelnuovo dalla fonderia Marovelli nel 1896, e quello piccolo fuso nel 1949.

L'abside romanica, l'unico resto della chiesa antica e visibile dalla statale del Passo delle Radici, è a due ordini, con quello inferiore caratterizzato solo da monofore, e quello superiore concluso da una fila di archetti che appoggiano alternativamente su mensolette o su semicolonne[1].

L'interno è a tre navate, coperto da volta a botte unghiata in laterizio realizzata nel Seicento, che cela l'ancora esistente tetto a capriate, forse trecentesco.

Fonte Battesimale per immersione - Pieve Foscian (LU)

Entrati dalla porta sinistra, s'incontra il Fonte Battesimale per immersione. La vasca in pietra, forse appartenente all'edificio primitivo (VIII secolo), è nascosta da un paramento in marmo bianco e rosso diviso da colonnine con capitelli gotici a foglia d'acqua e databile alla fine del Trecento[2]. Si tratta forse di materiale di recupero dal demolito recinto corale che era collocato davanti all'altare maggiore (altri resti si possono osservare fra il campanile e la facciata). La vasca, che è parzialmente visibile entrando dalla porta del campanile, fu trasportata qui nel 1745, ma si trovava anteriormente in un vano ottagonale sotto il livello del pavimento, nel quale si scendeva per mezzo di una scaletta. Ne fu rimossa, per il pericolo di cadute che rappresentava, e fu riempito il vano (che forse era il Fonte primitivo). Nello stesso 1745 fu realizzata anche la cancellata in ferro battuto, eseguita da Bartolomeo Tommasini di Castelnuovo con il ferro proveniente dalle fabbriche di Vallico in Garfagnana.

Altare dell'Immacolata, dipinto di Antonio Consetti di Modena, 1742

Il terzo altare a sinistra ha un dipinto su tela raffigurante l'Immacolata Concezione e Santi. Questo altare fu fatto erigere dal Comune di Pieve Fosciana in ricordo della guerra del 1613 fra la Repubblica di Lucca e il Ducato di Modena, una delle ultime guerre fra Stati italiani (ricordata anche nella Secchia Rapita di Alessandro Tassoni). Le ostilità cominciarono il 22 luglio, giorno di Santa Maria Maddalena, che, per questo motivo, è raffigurata in primo piano sulla sinistra; gli altri santi sono: san Nicola da Bari, san Vincenzo Ferreri, san Giovanni Evangelista, sant'Agostino, san Francesco, santa Lucia, santa Chiara.

Il quadro che sostituì uno più antico, fu eseguito nel 1742 da Antonio Consetti, caposcuola della pittura modenese del secolo XVIII e sovrintendente alla Galleria Ducale. Questa è l'unica opera del Consetti al di fuori dell'Emilia; nel 1982 fu esposta in una mostra a Modena.

Ancora a sinistra si trova l'altare dell SS. Annunziata. Contiene il gruppo dell'arcangelo Gabriele e di Maria Vergine, colto nella scena evangelica dell'Ave narrata da san Luca. Le due statue, in terracotta invetriata, furono assegnate in un primo tempo da Ugo Procacci alla bottega di Benedetto da Maiano. Giancarlo Gentilini ha definitivamente attribuito il gruppo alla bottega di Andrea della Robbia, precisando che la figura della Madonna si attiene ad un noto modello di Andrea comparabile all'Annunciazione nella chiesa di Santa Maria a Montepulciano, mentre l'angelo si deve ad un collaboratore influenzato da Benedetto da Maiano o dal Buglioni. L'opera era stata eseguita circa il 1510 per l'ex-convento di San Francesco, fondato dal beato Ercolano e chiuso in epoca napoleonica.

Dietro l'altare maggiore è esposta una grande ancona raffigurante la Natività di san Giovanni Battista. Rappresenta la Beata Vergine con in braccio il neonato Giovanni; ha in primo piano a sinistra la figura di Luca evangelista, narratore del fatto; sono inoltre rappresentate le figure di Elisabetta e Zaccaria, genitori di Giovanni Battista, e di alcune inservienti. L'opera è datata 1696 e siglata A.C.M. Anche in relazione allo stile emiliano del dipinto, la sigla risolvibile in: Alessandro Carpi Modenese. La ricca cornice lignea, eseguita nel 1732, è opera di artigianato locale.

Altare di Santa Croce
Tabernacolo, bottega di Matteo Civitali, 1467

Nel muro dell'abside, sempre dietro all'altare maggiore, è inserito un tabernacolo marmoreo dovuto ad una disposizione vescovile del 1467. Vi si nota il carattere semiartigianale della parte superiore, in contrasto con la gentile testina di cherubino alla base, che assegna l'opera alla bottega di Matteo Civitali.

A destra dell'altare maggiore è situato l'altare dell SS. Crocifisso. Contiene un Crocifisso in terracotta dipinta ad olio, opera toscana della seconda metà del Cinquecento, commissionata da una Compagnia di S. Croce oggi scomparsa. I fregi della vetrata sono ottocenteschi.

Madonna del Carmelo e Santi di Pietro Paolini

Proseguendo a destra verso l'uscita si trova l'altare della Madonna del Carmine. La pala raffigura l'Incoronazione della Beata Vergine del Carmine che reca in braccio il Bambino; i santi sulla sinistra sono: sant'Antonio Abate (in primo piano), protettore del bestiame, e sant'Ansano di Siena, protettore dei boscaioli; sulla destra: san Sebastiano e san Rocco, protettori contro la peste. San Rocco indica realisticamente sulla gamba il segno della peste bubbonica. L'opera, commissionata dalla Compagnia del Suffragio, era già presente nel 1679; anche per le lontane reminiscenze caravaggesche, si colloca nell'ambito della scuola lucchese del pittore Pietro Paolini.

L'ultimo altare a destra custodisce l'urna in legno dorato che racchiude le reliquie del beato Ercolano. L'urna fu realizzata nel 1860 da Carlo Chiappara, esponente nella tradizione d'intaglio del legno nel vicino paese di Sillico.

Accanto alla porta di destra vi è il Fonte Battesimale per infusione, realizzato nel 1754 da M° Girolamo di Pontecosi, forse su disegno del pittore locale Pietro Pierotti, al quale si deve l'affresco retrostante, che rappresenta San Giovanni mentre battezza Gesù.

Nella sagrestia, c'è un lavabo cinquecentesco in pietra nel corridoio ed all'interno mobili della seconda metà del cinquecento. Gli influssi artistici nella chiesa vanno, come visto, da Firenze a Lucca, per raggiungere l'Emilia, e sono un simbolo degli antichi intrecci culturali ed economici di Pieve Fosciana.

Organo a canne

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Lo strumento è situato nella sinistra sopra la porta di sagrestia, il Grand'Organo è stato costruito dai fratelli Elìa ed Attilio Turrini di Pieve Fosciana nel 1913 (inaugurato il 12 gennaio 1913 dal M° Guglielmo Mattioli), in origine situato nella controfacciata sopra il portone centrale, poi trasferito nel 1931 in alto a sinistra del presbiterio. Successivamente nel 1990 l'organo è stato ampliato, aggiungendo l'organo espressivo e distaccamento della consolle indipendente con sistema di trasmissione elettrica, situata nel presbiterio, dalla ditta F.lli Marin di Bolzaneto (GE). Lo strumento ha 37 registri divisi su due tastiere di 58 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 30 note, consolle mobile indipendente con 96 combinazioni aggiustabili, per un totale di circa 2000 canne.

Ricorrenze principali

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Il paese di Pieve Fosciana conserva alcune vecchie tradizioni. La più conosciuta è la festa dell Libertà, che risale al 1369. Ha origine dalla liberazione di Lucca da parte dell'imperatore Carlo IV e ricorre ogni anno nella domenica dopo Pasqua e nel lunedì seguente. Da un punto di vista religioso, in questi giorni si commemora a Pieve la SS. Annunziata. All'altare omonimo si celebravano un tempo i matrimoni ed il gruppo robbiano ivi custodito è ancora adesso oggetto di venerazione in tali occasioni.

Chiesa addobbata dalle Palme alla seconda domenica di Pasqua.

Da alcuni anni, nel secondo giorno della Libertà, vengono festeggiate le nozze d'oro e d'argento del paese. Fin dall'Ottocento alla festa della Libertà è unita una fiera, che è una vera festa di primavera per tutta la Garfagnana. È usanza assaggiarvi la torta di riso, che ha in parte sostituito la torta di farro (ora in recupero). Altra ricorrenza annuale è quella del Carnevale nel quale gareggiano le antiche "contrade". La sera del Martedì Grasso, si "brucia il carnevale" incendiando un pupazzo che lo rappresenta e, come finale, si usa suonare "la Grossa" (e cioè la campana maggiore della Pieve)) che dà il segnale dell'inizio della Quaresima. L'usanza è documentata come plurisecolare. Le principali feste religiose sono, oltre la ss. Annunziata, la millenaria solennità di san Giovanni Battista, il 24 giugno, e la festa del beato Ercolano, il 31 agosto. Una caratteristica locale è quella della "addobbatura" (ornamentazione con drappi) dell'interno della chiesa, dalla domenica della Palme alla seconda di Pasqua.

  1. ^ a b c Marco Frati, Scrigni di pietra. Edifici religiosi nella valle del Serchio tra XI e XIV secolo, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pag. 22.
  2. ^ Annamaria Ducci, La scultura del medioevo, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pag. 69.

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