Pietro Barillà

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Pietro Barillà (Radicena, 26 marzo 1887Napoli, 16 ottobre 1953) è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Barillà, dopo il periodo giovanile di autodidatta, si iscrisse alla Scuola di Arti e Mestieri messinese. Qui conobbe lo storico Vittorio Visalli che gli suscitò quell'amore per la propria Terra che animerà ogni sua manifestazione artistica. A Roma frequentò l'Accademia di Belle arti e, quindi, a Venezia per alcuni anni si aggiornò sui "maestri del colore". Il suo aggiornamento incluse un periodo francese ad Aix-en-Provence, dove viveva e lavorava Paul Cézanne, lo testimoniano due tele che raffigurano una la stradina per ascendere alle colline che anticipano il monte Sainte Victoire, spesso ritratto da Cezanne, l'altro un largo del Cours Mirabeau, allora e ora capolinea di linee di trasporto pubblico. La vicinanza con Cezanne è testimoniata da un ultimo quadro La signora in giardino, in cui l'uso del colore rifrangente moltiplica gli spazi della piccola superficie del dipinto.

Poiché gli eventi bellici del 1915 reclamavano la sua presenza, al grido di «marciare e non marcire» combatté sull'arroventato Carso rimanendo mutilato di un braccio. Rientrato a casa, aderì al "Movimento Novecentista" che mirava alla pura arte, la "poesia stessa della pittura". Nel 1922 Barillà divenne maestro e caposcuola nell'Istituto d'Arte di Napoli, dove diede prova del suo eccezionale talento. Al "Concorso della Regina" (1925) di Monza ottenne un primo riconoscimento con medaglia d'oro per la ceramica.

Recatosi a Parigi per studiare l'arte dell'Ottocento, lasciò più di cinquanta pregevoli opere, alcune delle quali sparse nelle più celebri Gallerie italiane. Intanto a Napoli, dove per un trentennio guidò quella Scuola, a causa del secondo conflitto mondiale il suo studio andò distrutto e numerosi suoi quadri andarono perduti o trafugati. Fin dal 1948 del male che serpeggiava in lui se ne accorsero gli amici partenopei che, dopo un lustro, perdevano un capo e una guida.

Opere e giudizi[modifica | modifica wikitesto]

L'arte di Barillà fu giudicata eclettica per essere stata, allo stesso tempo, innovatrice e tradizionalista. La sua tavolozza è ricca dei colori della sua splendida terra di origine.

Fra le sue opere ricordiamo: il giovanile Belvedere di Razzà; L'anguillaro, aitante pescatore coi pantaloni rimboccati; Il Paesaggio calabrese che adorna le pareti della Galleria d'Arte Moderna della capitale; la "Terrazza a Scilla"; "I tre ubriachi", malfermi sulle loro gambe che si reggono l'un l'altro; La fidanzata, Angelina, Melina, la Donna con l'orcio e la figura della madre, tutte espressione del gentil sesso calabrese.

La pesca dei tonni (1941) decora un riquadro del salone d'ingresso del Museo delle Arti e Tradizioni popolari dell'Ente Universale romano. Nel 1948, partecipando al concorso nazionale per un quadro che rappresentasse la Santa Protettrice d'Italia, creò quella Caterina da Siena tutto fuoco e tutta aderenza che nella Chiesa di San Domenico si spoglia del suo manto per rivestire la nudità del Cristo che le appare. Anche le chiese di Cittanova e di Platì conservano delle opere giovanili di Barillà.

Nel salone del Municipio di Taurianova, sua città natale, si può infine apprezzare "La Fattucchiera" che toglie il malocchio ad un giovane pastore.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Domenico Caruso, Storia e folklore calabrese, Centro Studi "S. Martino", S. Martino (RC), 1988.
  • Isabella Loschiavo Prete, Rassegna di Poeti, Prosatori e Artisti di Taurianova, Editrice "La Brutia", Polistena (RC), 1982.
  • Agostino Mario Comanducci, Dizionario illustrato dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei, 5ª edizione, Milano, 1982
  • La pittura in Italia, Il Novecento, vol. 1, Electa, Milano, 1992.
  • Arte a Napoli dal 1920 al 1945, Gli anni difficili, Electa. Napoli, 2000.
  • Enzo Le Pera, Enciclopedia dell'Arte di Calabria, Ottocento e Novecento, Rubbettino editore, 2008.