Perihan Mağden

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Perihan Mağden (Istanbul, 1960) è una scrittrice e giornalista turca.

Editorialista per il giornale Taraf, è stata processata e assolta per essersi espressa a favore dell'introduzione dell'obiezione di coscienza e contro il servizio militare, che in Turchia è obbligatorio.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Mağden nasce nel 1960 a Istanbul. Si laurea al Robert College di Istanbul, quindi studia psicologia alla Boğaziçi University. Riconosce di essere stata una studente ribelle—cosa di cui sua madre andava fiera.[1]

Una delle scrittrici più famose della letteratura turca contemporanea, Mağden ha passato del tempo a Yaddo, la famosa comunità degli artisti. [2] Ha anche passato alcuni anni in Estremo Oriente. Non è sposata, ha un figlio e vive a Istanbul.[3]

Oltre agli editoriali per vari giornali turchi (tra cui Radikal, nel 2001 - 2008[4]), Mağden ha pubblicato vari romanzi e una collezione di poesie. Il romanzo İki Genç Kızın Romanı ("Due ragazze"), pubblicato nel 2005 è stato lodato per spinto "la lingua turca oltre i suoi schemi letterari convenzionali" ed è stato comparato al Giovane Holden di J.D. Salinger per la maniera in cui Mağden ha catturato l'angoscia dell'adolescenza.[5] "Due ragazze" ha ottenuto un grande successo in Turchia ed è diventato un premiato film, presentato in Europa al London Film Festival.

Altri romanzi di Mağden includono "Messenger Boy Murders" (Haberci Çocuk Cinayetleri), "The Companion" (Refakatçi) and "Escape" (Biz kimden kaciyorduk, Anne?). L'ultimo romanzo "Ali and Ramazan" è stato pubblicato in turco nel 2010 e poi tradotto in tedesco e inglese. Gli ultimi saggi di Mağden sono riuniti nella raccolta "Political Essays" (Politik Yazılar). I suoi romanzi sono stati tradotti in 19 lingue, tra cui inglese, francese, tedesco, coreano, portoghese, spagnolo, greco e russo.

Mağden è una dei molti giornalisti e scrittori incriminati per "aver minacciato l'unità della Turchia o l'integrità dello stato"[6] Dopo l'assassinio di Hrant Dink, le venne offerta una protezione di sicurezza.[7]

Nel dicembre 2007 ricevette una condanna sospesa a quattordici mesi per aver insultato Aytac Gul, allora prefetto di Yuksekova.[8]

Nel 2008 Mağden ha ricevuto il Premio per la Libertà di Pensiero e di Espressione dell'Associazione Turca degli Editori [9]

Processo sull'obiezione di coscienza[modifica | modifica wikitesto]

Mağden è stata perseguita dal governo turco a seguito di un editoriale del dicembre 2005 nel settimanale Yeni Aktuel.[10] in cui difendeva le azioni di Mehmet Tarhan, incarcerato per aver rifiutato il servizio militare obbligatorio. Nell'editoriale, intitolato "L'obiezione di coscienza è un diritto umano", Mağden sosteneva che le Nazioni Unite riconoscono l'obiezione di coscienza come un diritto umano.[3]

In risposta, l'esercito turco accusò Mağden di aver cercato di dissuadere la popolazione dall'adempiere il servizio militare, e presentò denuncia contro di lei in base all'articolo 301 del Codice penale, per il quale Mağden rischiava fino a tre anni di prigione.[11] Quando le è stato chiesto circa la sua situazione, Mağden ha risposto: "È scioccante che mi stiano mettendo sotto processo. Non ho idea di cosa accadrà. Il caso potrebbe finire domani o potrebbe andare avanti. La cosa snervante dei tribunali è che sono così imprevedibili, è come una lotteria. È tortura."[12]

La sua incriminazione è stato criticata da gruppi per i diritti umani in tutto il mondo. L'Unione europea ha attentamente monitorato il processo.[6] In una dimostrazione di sostegno per Mağden , i giornali in Turchia hanno ripubblicato l'editoriale incriminato.[13]

Mağden venne assolta il 27 luglio 2006.[8] La Corte stabilì che aveva semplicemente esercitato il suo diritto di libertà di espressione.[14]

Bibliografia (parziale)[modifica | modifica wikitesto]

  • Haberci Çocuk Cinayetleri (Messenger Boy Murders), 1991
  • Refakatçi (The Companion), romanzo, 1994
  • Mutfak Kazaları (Kitchen Accidents), poesia, 1995
  • Hiç Bunları Kendine Dert Etmeye Değer mi? (Is it Worth Bothering With These?), 1997
  • Kapı Açık Arkanı Dön ve Çık (Turn Around and Walk Out the Door), 1998
  • Fakat Ne Yazık ki Sokak Boştu (Unfortunately, However, The Street was Empty), 1999
  • Due ragazze (İki Genç Kızın Romanı) romanzo, 2002, Roma, Lain, 2005
  • Politik Yazılar (Political Essays), saggio, 2006
  • In fuga (Biz Kimden Kaçıyorduk Anne?), romanzo, 2007, Roma, Elliot, 2009
  • Ali ile Ramazan (Ali and Ramazan), romanzo, 2010

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (TR) Ayca Orer, İlkokuldan mezun olalım istiyorum, in Taraf, 7 dicembre 2008. URL consultato il 6 gennaio 2009.
    «İngiliz Kız Ortaokulu'nu bitirdim ben, en yaramaz kızdım. Robert Koleji uluslararası disiplin rekorunu kırdım. İtaat etmem gereken durumları hiçbir zaman anlamadım. Bu da bence annemin yetiştirmesi yüzünden. "Şuna itaat etmelisin" fikrini hiçbir zaman vermedi annem. Ve iftihar etti, benim itaatsizliklerimle çılgınca eğlendi. Herhalde o da büsbütün beni gazladı.».
  2. ^ Yaddo Writers: June, 1926–August, 2006 (PDF), ftp.yaddo.org, pp. 11. URL consultato il 30 luglio 2008.
  3. ^ a b Orhan Pamuk, A question of conscience, in Guardian, Books Section, 3 giugno 2006. URL consultato il 20 luglio 2008 (archiviato dall'url originale il 3 giugno 2006).
  4. ^ radikal.com.tr, Perihan Mağden: köşe yazıları arşivi
  5. ^ Adil, Alev.
  6. ^ a b Boland, Vincent.
  7. ^ Sebnem Arsu, Civic Groups Seek to Amend Law on Insults to Turkish State, in New York Times, 9 febbraio 2007. URL consultato il 5 gennaio 2009.
    «Perihan Magden, a journalist who is one of a number of people given security protection by the government after Mr. Dink's death».
  8. ^ a b Perihan Magden, su Writers in Prison, English Pen. URL consultato il 24 luglio 2008.
  9. ^ Today's Zaman, 12 July 2008, Mağden receives award for freedom of thought, expression
  10. ^ (TR) Perihan Mağden, Vicdani Red Bir İnsan Hakkıdır, in bianet, 7 giugno 2006. URL consultato il 20 luglio 2008.
  11. ^ Alev Adil, Commentary, in New Statesman, 8 maggio 2006. URL consultato il 24 luglio 2008.
  12. ^ Popham, Peter.
  13. ^ Kart, Emine.
  14. ^ Perihan Mağden Acquitted - IFEX

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN79088013 · LCCN: (ENnr98021115 · ISNI: (EN0000 0001 2141 0349 · GND: (DE122782941 · BNF: (FRcb122974818 (data)