Pedagogista

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Il pedagogista è lo specialista dei processi educativi, formativi e di apprendimento. Si occupa di sviluppare il potenziale umano e apprenditivo del bambino come dell’adulto, attraverso l'osservazione, l'analisi dei bisogni educativi della persona e la strutturazione di interventi di natura pedagogica.

Il pedagogista opera nei servizi e nei presidi socio-educativi, socio-assistenziali e socio-sanitari nei confronti di persone di ogni età, prioritariamente nei seguenti ambiti: educativo e formativo; scolastico; socio-assistenziale; socio-sanitario e della salute, limitatamente agli aspetti socio-educativi; della genitorialità e della famiglia; culturale; giudiziario; ambientale; sportivo e motorio; dell'integrazione e della cooperazione internazionale.

Gli ambiti di intervento del pedagogista sono regolamentati dai commi 594 - 595 dell'articolo 1 della Legge 205/2017 e dal comma 517 della Legge 145/2018 .

Caratteristiche della figura professionale[modifica | modifica wikitesto]

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il pedagogista è un professionista laureato Magistrale o di II livello (Laurea Triennale L-19 + Laurea Magistrale LM-50, LM-57, LM-85, LM-93) con almeno 5 anni di formazione universitaria di tipo multidisciplinare che solitamente comprende le materie umanistiche e sociali quali: la pedagogia stessa, la psicologia, l'antropologia, la sociologia, la metodologia della ricerca sociale ed educativa, la filosofia, la storia e alcune discipline mediche. È un professionista di livello apicale con propria autonomia scientifica e responsabilità deontologica, che svolge funzioni di progettazione, gestione, coordinamento dei servizi, intervento, supervisione e valutazione pedagogica, in vari contesti educativi e formativi, sia nei comparti socioassistenziale e socioeducativo, sia nel comparto sociosanitario con riguardo agli aspetti socioeducativi, nonché attività didattica, di ricerca e di sperimentazione[1].

La formazione del pedagogista è funzionale al raggiungimento di idonee conoscenze, abilità e competenze educative del livello 7 del Quadro Europeo delle Qualifiche per l'apprendimento permanente (EQF o QEQ).

Conoscenze: il pedagogista è una figura altamente specializzata, costituisce l'avanguardia della conoscenza in ambito educativo, formativo, pedagogico in rapporto a qualsiasi attività svolta in modo formale, informale, non formale. Dotato di consapevolezza critica delle problematiche legate alla conoscenza del suo campo e all'interfaccia tra campi diversi.

Abilità: il pedagogista è abile in problem solving specializzato necessario nella ricerca e/o nell'innovazione in ambito pedagogico, al fine di sviluppare nuove conoscenze e procedure e per integrare conoscenze provenienti da ambiti diversi.

Competenze: il pedagogista riesce a gestire e trasformare contesti complessi di lavoro o di studio imprevedibili che richiedono nuovi approcci strategici; assumersi la responsabilità di contribuire alla conoscenza e alla pratica professionale e/o di verificare le prestazioni strategiche dei gruppi.

Potrà esercitare la sua azione in agenzie educative, in strutture pubbliche e private che si occupano, dall'infanzia all'età adulta e geriatrica, di utenti con bisogni educativi specifici.

In particolare è in grado di assumere ruoli qualificati nelle seguenti aree:

  • area socio-educativa, socio-assistenziale e socio-sanitaria: centri socio-educativi, centri occupazionali diurni, centri di accoglienza per disabili, asili nido, cooperative di lavoro deputate all'accoglienza delle persone con disabilità, oratori, ludoteche, centri di aggregazione giovanile, consultori, centri per le famiglie, servizi di sostegno alle famiglie, servizi di mediazione familiare, comunità residenziali per disabili, comunità residenziali per minori, servizi per minori stranieri, servizi di operatori di strada, clownterapia, servizi socio-culturali, informa giovani, servizi socio-educativi degli enti locali, servizi per la tutela dei diritti dell'infanzia, cooperative sociali; centri di recupero per tossicodipendenti; servizi educativi in carcere; telefoni rosa e azzurri e centri per la violenza su donne e su minori, servizi per l'inserimento lavorativo mirato per soggetti disabili o problematici; per le mansioni riferite alla consulenza pedagogica e alla progettazione educativa.
  • area scolastica: servizi di consulenza pedagogica nei CIC nelle scuole di ogni ordine e grado, coordinamento pedagogico speciale, progetti di intervento speciale per soggetti disabili, progetti di prevenzione del disagio sociale, della dispersione scolastica, del bullismo, servizi per l'orientamento, servizi di dopo-scuola e attività educative extrascolastiche, servizi specialistici (potenziamento, recupero abilitazione) per utenti con bisogni educativi speciali (BES) e/o disturbi specifici dell'apprendimento (DSA), centri di formazione professionale, consulenti di orientamento, docente negli istituti superiori (Classi A-18 e A-19) e carriera universitaria per docenze;
  • area giuridica: affido, adozione, situazioni di abuso e maltrattamento di minori, criminalità minorile, nuove dipendenze (nei tribunali ordinari come CTU e CTP e tribunali minorili e di sorveglianza come Giudice Onorario non togato e Giudice di Pace).
  • area privata: il pedagogista può trovare collocazione, in qualità di dipendente o libero professionista, aprire uno studio privato o studio associato con colleghi: pedagogisti, avvocati, psicologi, filosofi, sociologi, medici, assistenti sociali specializzati, antropologi e può avvalersi della collaborazione dei tecnici laureati triennali in educatori professionali (sanitari L SNT/02 e socio-pedagogici L 19).

Il pedagogista può operare in qualità di libero professionista in tutti i settori previsti dal ruolo.

L'esercizio della professione comprende l'uso di strumenti conoscitivi, metodologici e di intervento per la prevenzione, la valutazione (Test di livello A1 - A2) e il trattamento dei disagi manifestati dalle persone nei processi di apprendimento e/o formazione-educazione. La figura professionale è disciplinata dalla Legge 4/2013, si tratta dunque di una professione non organizzata in ordini o collegi. Coloro che esercitano la professione di pedagogista possono iscriversi ad associazioni di categoria a carattere professionale di natura privatistica con il fine di valorizzare le proprie competenze; garantire il rispetto delle regole deontologiche agevolando la scelta e la tutela degli utenti.

La visione professionale del pedagogista, secondo l'educatrice Maria Montessori, deve concentrarsi sullo sviluppo complessivo del potenziale umano dell'utente, piuttosto che su un apprendimento solamente mnemonico o forzato: "Esiste un solo problema, ed è lo sviluppo umano nella sua totalità; quando si ottiene questo in una qualsiasi unità - si tratti di un bambino o di una nazione - tutto il resto seguirà da sé, spontaneamente e armoniosamente".[2]

Il colloquio pedagogico di consulenza[modifica | modifica wikitesto]

Il pedagogista attiva interventi pedagogici di tipo scientifico ed etico in vista di obiettivi univoci, seppur considerando l'eterogeneità delle condizioni umane e delle esigenze di ogni individuo. Il pedagogista, attraverso il colloquio di consulenza, agisce in funzione del miglioramento del benessere della persona e della sua qualità di vita. Il colloquio è educazione professionale in atto che punta a:

  • aumentare il livello di adattamento della persona;
  • "tirare fuori" (ex-ducere) le potenzialità dell'individuo;
  • realizzare un processo di empowerment, aumentando l'autostima della persona, il senso di autoefficacia, l'autodeterminazione;
  • far emergere risorse individuali e accompagnare la persona verso un'appropriazione consapevole del potenziale individuale.[3]

Il pedagogista, nell’esercizio della sua professione, pone in essere la cosiddetta relazione d’aiuto di natura educativa, un’alternativa esclusiva alla relazione terapeutica. Il pedagogista lavora attraverso la relazione ed il dialogo di matrice socratica, con applicazione dei momenti della confutazione e della maieutica. La relazione d’aiuto del pedagogista è una forma di intervento dialogico da non scambiare con l’intervento psicologico e/o psicoterapeutico, in quanto si svolge sempre e comunque sul piano esplicito socio-relazionale in ordine a dimensioni essenziali quali: il progetto di vita, la relazionalità intersoggettiva, l’educare all’attività. La relazione d’aiuto messa in essere dal pedagogista è infatti totalmente esplicita; basata sul dialogo critico, sulla condivisione di riflessioni e comunicazioni; stimola il confronto; contribuisce a non perdere di vista la realtà concreta; guida ad affrontare in modo costruttivo le situazioni difficoltose favorendo ascolto, relazionalità e comunicazione. Il Pedagogista distingue ciò che è conscio ma sottinteso e sottaciuto, da ciò che è inconscio e che è competenza di altre professionalità. Di fatti il Pedagogista opera nel conscio, seppur non discusso, e soprattutto sugli aspetti di vita educativa (es. problematiche familiari/relazionali) che non diventano oggetto di analisi critica.[4]

Il colloquio di consulenza pedagogico si situa nell'arco temporale del presente e punta a un cambiamento nel comportamento, nel modo di porsi rispetto a se stesso. Il pedagogista non cerca elementi profondi o inconsci, non elabora un'analisi diagnostica di motivazioni recondite, bensì lavora e si rapporta ai dati emergenti durante il colloquio. Il colloquio pedagogico dunque non si configura come cura terapeutica, coerentemente con il mandato epistemologico della pedagogia. La natura consulenziale del colloquio pedagogico è data dal fatto che il pedagogista aggiunge, agli elementi forniti dall'utente la propria preparazione teorico-pratica, le proprie metodologie pedagogiche per accompagnarlo verso un nuovo livello di sviluppo individuale.[3]

La supervisione pedagogica[modifica | modifica wikitesto]

La supervisione del pedagogista si qualifica come una particolare forma di consulenza che viene attivata principalmente in contesti lavorativi. La supervisione come pratica di supporto e potenziamento alla professione nasce in Inghilterra alla fine del 1800 ad opera dei pastori Barnett, i quali per primi riconobbero la necessità di istituire un “supporto socio-pedagogico”[5] in grado di formare le professioni a carattere socio-educativo e socio-sanitario. L’idea era quella di offrire un sostegno a questi professionisti realizzando momenti di analisi delle esperienze e di individuazione di strategie operative da mettere in campo. Di recente la supervisione è vista come strumento utilizzato dal gruppo di lavoro in contesti “ad alto contenuto di relazioni di aiuto […] individuando sedi e tempi per un confronto generando opportunità per ri-orientare e umanizzare le relazioni che si svolgono all’interno dei servizi”[6].

In ambito pedagogico la supervisione si occupa di sollecitare e favorire la pratica riflessiva delle professionalità educative impegnate nei vari servizi innescando “interconnessioni creative di sguardi e saperi in grado di fornire molteplici chiavi di lettura, rafforzare competenze, definire strategie di riprogettazione”[5]. Il pedagogista esperto in questi casi lavora affinché gli operatori modifichino e ridefiniscano le azioni in base alle esigenze che si trovano a dover soddisfare. La supervisione viene a definirsi, dunque, come “un sostegno efficace nel processo di strutturazione di un circolo virtuoso tra teoria e prassi: affinché si realizzino le condizioni per cui la teoria possa guidare la pratica, attraverso l’elaborazione di criteri di lettura della realtà”[5].

Il supervisore lavora affinché gli educatori riflettano sul proprio agire professionale, prendendo coscienza di se stessi e del contesto in cui operano, “sviluppando un pensiero sull’esperienza, rapportandola agli schemi mentali, ai valori e alle interpretazioni sottese nonché alle caratteristiche del contesto di appartenenza osservandone i processi evolutivi e le risorse”[5] . Dopo aver fornito gli strumenti per avviare questa riflessione sulla prassi, il supervisore assume il ruolo di valutatore individuando i punti di forza e di debolezza ancora permanenti nel servizio. Nell’intraprendere un percorso valutativo l’esperto può scegliere tra due diversi tipi di valutazione: valutazione in itinere, in cui l’attenzione è rivolta ai cambiamenti in atto, o la valutazione di percorso dei partecipanti, in cui il supervisore predispone un “ setting accogliente, facilitante e non giudicante in grado di accogliere la sfera privata di ogni soggetto”[5] , in modo tale che educatori e gruppo possano condividere pensieri, valori opinioni sul ruolo professionale ricoperto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Associazione Professioni Pedagogiche APP, Indagine conoscitiva per la ridefinizione dei profili e degli ambiti occupazionali delle figure di educatori e di pedagogisti, 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) - Senato della Repubblica., su associazioneprofessionipedagogiche.it.
  2. ^ Montessori, Maria, Come educare il potenziale umano (Titolo originale "To Educate the Human Potential", 1948), Milano, Garzanti, 2007, p. 27, ISBN 978-88-11-67919-6.
  3. ^ a b Pier Paolo Cavagna, Manuale per il colloquio pedagogico di consulenza, V, Edizioni Scientifiche Cavagna, 2018.
  4. ^ Franco Brezza, Il pedagogista 2007. Una professione dalla storia antica e dalla necessità sociale attuale, Aracne Editore.
  5. ^ a b c d e Oggioni F., La supervisione pedagogica. I territori dell’educazione, Franco Angeli, 2013.
  6. ^ L. Regoliosi, G. Scaratti, Il consulente del lavoro socioeducativo. Formazione, supervisione, coordinamento, Carocci, 2002.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vanna Iori, Identità professionale dell’educatore e del pedagogista: riferimenti normativi, Civitas Educationis. Education, Politics and Culture, Vol. 4, n°1 (2015).
  • D'Alonzo L., Mariani V., Zampieri G., La consulenza pedagogica. Pedagogisti in azione, Armando Editore, 2012.
  • Tiziana Filippini, The Role of the Pedagogista, in The Hundred Languages of Children: The Reggio Emilia Approach - Advanced Reflections, 1993.
  • Paolo Orefice, Enricomaria Corbi, Le professioni di educatore, pedagogista e pedagogista ricercatore nel quadro europeo. Indagine nazionale sulla messa a sistema della filiera dell'educazione non formale, ETS, 2017.
  • Silvia Negri, La consulenza pedagogica, Carocci Editore, 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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