Passatella

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Il gioco della passatella (1831) da Bartolomeo Pinelli.

La passatella è un gioco da osteria che ha le sue origini nella Roma antica (ne parlano Catone ed Orazio), e divenne parte della tradizione romanesca nella Roma dei Papi. Lo scopo del gioco è quello di non far bere il vino o altre bevande alcoliche leggere ad un partecipante al fine di screditarlo o umiliarlo. È stato stabilito il record mondiale a Trivento (CB), dove il 13 agosto 2018, è stata giocata da 40 giocatori, diventando la passatella più grande del mondo.

Modalità[modifica | modifica wikitesto]

Acquistata collettivamente una damigiana di vino ci si sedeva in gruppo ad un tavolo. Con una conta si eleggeva il Capo ed il Sottocapo i quali decidevano per primi - per via gerarchica - un compagno cui passare il recipiente, in base ad una motivazione narrata con una filastrocca spesso improvvisata. Scopo del gioco era far sì che il vino fosse consumato da tutti i partecipanti tranne uno detto l'Ormo, deformazione romanesca dell'albero dell'olmo, allo scopo di umiliare una persona caduta in disgrazia o lo zimbello del gruppo, che viene appunto "fatto Ormo".

Non vi sono documenti che attestino l'origine della locuzione, come recita tra l'altro un manoscritto anonimo in prosa romanesca di inizio Novecento. Si suppone che essa sia dovuta alla natura della pianta, caratterizzata da un legno asciutto che non dà frutti commestibili, oppure alla metafora di mandare l'ingenuo a reggere l'albero, normalmente saldo e robusto, mentre gli altri consumano anche la sua parte.

Un'altra ipotesi vuole la locuzione derivante dai caratteristici rami sottili dell'olmo, i quali, in passato venivano impiegati per legare la vite. L'utilizzo del termine sarebbe pertanto riconducibile al fatto che l'olmo, pur essendo a strettissimo contatto con la vite, non ne beve il vino.

Per la sua natura crudele e l'ubriacatura dei concorrenti, il gioco degenerava spesso in risse con uso anche di armi da taglio, talvolta con esito fatale. A volte può degenerare fino al punto di usare armi da fuoco, anche al solo fine intimidatorio.

Spirito del gioco[modifica | modifica wikitesto]

ll vero spirito della passatella era lo "sfottò" e da quello, che avvelenava gli animi già provati dal vino, spesso scaturivano gli atti di violenza. Al gioco partecipavano non solo comitive di amici ma spesso anche rivali in affari, per campanilismo di quartiere o più frequentemente in amore e seguendo le rigide regole del gioco, si approfittava delle "dichiarazioni di permesso o negazione della bevuta" per dire cose sgradite ai giocatori in una sorta di tacita, condivisa zona franca, ma man mano che il tasso alcolico e la pesantezza delle dichiarazioni aumentavano, diminuiva il livello di sopportazione da parte di chi era stato "messo in mezzo" ovvero l'"ormo" fino a quando, piena la misura, si scatenava la violenza, risse, duelli rusticani e a volte c'era il morto accoltellato. L'appellativo di "ormo" come sopra ricordato deriva dal concetto che l'albero dell'olmo forniva non soltanto i legacci della vigna ma più importanti, i paletti di sostegno, con ruolo prettamente passivo rispetto il rigoglio delle piante così come passivo era nel gioco, il ruolo del malcapitato preso di mira cui per tutta la serata, era negato con lazzi e prese in giro, il bere. (Riccardo Di Muzio)

Riferimenti in letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Il gioco della passatella viene proposto nella commedia dialettale del Rugantino, naturalmente fatto Ormo senza appello, e più drammaticamente nei film La legge di Jules Dassin del 1959, e Er più - Storia d'amore e di coltello di Sergio Corbucci del 1971 con un Adriano Celentano interprete di un caporione della Roma umbertina, insidiato da un balordo che viene screditato con il gioco.

Riferimenti storiografici[modifica | modifica wikitesto]

Si racconta che Papa Sisto V, preoccupato dalle risse che il gioco provocava, provò la passatella con alcuni dei suoi cardinali ed accadde che il pontefice si trovò ripetutamente "fatto Ormo" al punto da scagliarsi contro i suoi stessi cardinali che gli impedivano di bere. Solo grazie al pronto intervento di alcuni servitori si evitò che questa "prova" finisse in maniera poco consona al rango di tali giocatori.

Nel gergo romano della prima metà del Novecento, (vedasi la narrativa di Pasolini) ormo stava ad indicare una vittima ingenua di un raggiro o qualcuno cui andavano deluse le proprie speranze di un successo, per esempio con una donna.

Varianti[modifica | modifica wikitesto]

Per estensione, il termine passatella viene utilizzato nell'Italia centro-meridionale per tutta una serie di giochi che hanno il fine di bere in compagnia, con esiti decisamente meno cruenti di un tempo. Attestate sono anche versioni del medesimo gioco che vanno sotto il nome di "Legge", e altre in cui la conta iniziale è sostituita da una mano di un comune gioco di carte. In quest'ultimo caso, si usa giocare una mano in cui vince chi detiene il punto più alto di primiera; dopo che il primo giocatore che detiene il punto scopre le carte, gli altri a giro lo interpellano legandosi o meno con lui nelle alleanze che poi determinano "i giocatori che bevono e gli "olmi".

Nel comune di Cercemaggiore la "passatella" ha una variante denominata moderna "i'ev otto", che rappresenta un gioco derivante dal tressette. Tuttavia, il classico gioco resta sempre il "fruscio e primiera" dove si può partecipare anche come quarto. In entrambi i casi si usano carte napoletane. Da notare anche l'evolversi del gioco 'dell'asso a bastoni'

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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