Pando (albero)

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Pando
FallPando02.jpg
Immagine autunnale di Pando
Ubicazione
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Stato federato Utah
Coordinate 38°31′33.39″N 111°45′04.29″W / 38.525943°N 111.751192°W38.525943; -111.751192Coordinate: 38°31′33.39″N 111°45′04.29″W / 38.525943°N 111.751192°W38.525943; -111.751192
Caratteristiche
Specie Populus tremuloides
Mappa di localizzazione

Pando, noto anche come Trembling Giant (in italiano «gigante tremante»)[1], è un bosco degli Stati Uniti d'America costituito da un unico genet maschile di pioppo tremulo americano. Si trova nello stato dello Utah, nella foresta nazionale di Fishlake.

Dai marcatori genetici della pianta si è stabilito che tutte le ramificazioni di Pando fanno parte dello stesso organismo vivente, con un massiccio sistema di radici il cui peso è stato stimato in circa 6 615 tonnellate, il che lo rende l'organismo vivente più pesante conosciuto.[2] Inoltre il sistema radicale di Pando è considerato tra i più antichi organismi viventi al mondo, con un'età di circa 80 000 anni[3].

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome pando fu adottato da Michael C. Grant e i suoi colleghi dell'Università del Colorado di Boulder Jeffry Mitton e Yan Linhart perché esso in latino significa «estendersi»[4], mentre il soprannome «gigante tremante» deriva dal fatto che le foglie del pioppo tremolo americano tendono a tremare al vento anche solo in presenza di una leggera brezza[1].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

I pioppi tremuli tendono a riprodursi per riproduzione vegetativa anziché tramite seme: la pianta estende orizzontalmente, al di sotto del terreno, il suo sistema radicale e dopo aver percorso una certa distanza dalle radici sviluppa dei polloni che crescono in verticale dando origine a un nuovo fusto che conseguentemente presenta gli stessi marcatori genetici di tutti gli altri polloni nati dal medesimo apparato radicale e l'insieme fa parte di un medesimo individuo[1].

Un singolo albero può vivere mediamente fino a 75 anni con punte eccezionali di duecento, ma la colonia di cui fa parte può superare le migliaia di anni e occupare un'area di diverse centinaia di metri quadrati dal momento che nuovi individui possono continuare a nascere dall'apparato radicale[1].

In Nordamerica esistono diversi genet di pioppo tremulo e Pando è il più grande tra quelli scoperti. Si trova all'interno della foresta nazionale di Fishlake, adiacente al margine occidentale dell'altopiano del Colorado nello Utah centro-meridionale, e comprende circa 47 000 tronchi su una superficie di 0,42 km² , con un peso complessivo stimato di circa 6 615 tonnellate. Ciò lo rende il più pesante organismo vivente conosciuto al mondo, anche se alcune colonie di funghi lo superano in estensione[1][5].

Pando fu scoperto nel 1968 da Burton V. Barnes, un ricercatore dell'Università del Michigan, che si dedicò a studiarlo nel corso degli anni settanta. Negli anni novanta il botanico Michael C. Grant convalidò le ipotesi di Barnes che aveva teorizzato che Pando fosse un unico individuo[1].

Età e condizioni[modifica | modifica wikitesto]

Un boschetto di pioppi nel parco nazionale di Fishlake

La tecnica di conta degli anelli del tronco non è idonea a determinare l'età di Pando, dal momento che essa permetterebbe di stabilire solo l'età di un singolo albero. Basandosi tuttavia su una serie di fattori, come per esempio la datazione della più recente combinazione di condizioni favorevoli alla fioritura del pioppo e conseguente propagazione tramite seme a circa 10 000 anni fa, le variazioni climatiche e il fattore di crescita di quel tipo di genet, i ricercatori hanno stimato l'età di Pando in circa 80 000 anni, benché non manchino pareri secondo i quali la colonia potrebbe essere molto più anziana, anche un milione di anni[3][1][6]. La crescita di Pando è stata agevolata da una serie di eventi e condizioni favorevoli: è verosimile che durante la sua esistenza il bosco abbia subìto numerosi incendi, di intensità non sufficiente a distruggerne l'apparato radicale, ma abbastanza da impedire la proliferazione di conifere che avrebbero potuto fare ombra ai polloni di pioppo che necessitano di molta luce per crescere[1].

Lo spegnimento degli incendi da parte dell'uomo ha quindi indirettamente contribuito al rallentamento della riproduzione dei boschi di pioppi nel continente e di conseguenza, secondo il parere dell'ecologo Paul Rogers dell'Università dello Utah, anche la proliferazione di Pando è messa a rischio.[1][7] Molti degli alberi della colonia stanno infatti raggiungendo la fine del loro ciclo vitale o soffrono per la presenza di insetti e altri parassiti, mentre i nuovi getti fanno fatica a svilupparsi. Per salvaguardare la colonia Rogers ha provato a recintare alcune aree di Pando, in modo da impedire a cervi e alci di cibarsi dei giovani polloni, e a rimuovere le altre piante e cespugli che possono soffocarne la crescita. La strategia sembra dare buoni risultati e dopo tre anni le aree recintate hanno mostrato una presenza di giovani alberelli otto volte superiore che nel resto della colonia[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i (EN) Michael C. Grant, The Trembling Giant, in Discover, Waukesha, Kalmbach Publishing, 1º ottobre 1993, ISSN 0274-7529. URL consultato il 15 maggio 2017.
  2. ^ (EN) Jeffry B. Mitton, Michael C. Grant, Genetic Variation and the Natural History of Quaking Aspen, in BioScience, vol. 46, nº 1, Oxford, Oxford University Press, gennaio 1996, pp. 25-31, DOI:10.2307/1312652, ISSN 0006-3568.
  3. ^ a b (EN) Quaking Aspen, su nps.gov, National Park Service. URL consultato il 15 maggio 2017.
  4. ^ Pando, dizionario-latino.com. URL consultato l'11 maggio 2017.
  5. ^ (EN) Pando, the Trembling Giant, in Atlas Obscura. URL consultato l'11 maggio 2017.
  6. ^ (EN) Mihai Andrei, The Heaviest Living Organism in the World, in ZME Science, București, ZME Science LLC, 9 febbraio 2015. URL consultato l'11 maggio 2017.
  7. ^ a b (EN) Emily Benson, Save the World’s Largest Living Thing: Build a Fence Around It, in New Scientist, London, Reed Business Information, 28 luglio 2016, ISSN 0262-4079. URL consultato l'11 maggio 2017.