Armillaria ostoyae

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Armillaria ostoyae
Armillaria ostoyae.jpg
Armillaria ostoyae
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Basidiomycetes
Ordine Agaricales
Famiglia Marasmiaceae
Genere Armillaria
Specie A. ostoyae
Nomenclatura binomiale
Armillaria ostoyae
(Romagn.) Herink
Caratteristiche morfologiche
Armillaria ostoyae
Cappello convesso icona.svg
Cappello convesso
Gills icon.png
Imenio lamelle
Decurrent gills icon2.svg
Lamelle decorrenti
White spore print icon.png
Sporata bianca
Ring stipe icon.png
Velo anello
Immutabile icona.png
Carne immutabile
Saprotrophic ecology icon.png
Saprofita
Commestibile con riserva icona.png
Commestibile con riserva

Armillaria ostoyae è un fungo molto comune appartenente alla famiglia delle Marasmiaceae.

La particolarità di questa specie è il fatto che uno dei suoi esemplari sia l'essere vivente più grande al mondo. Inoltre è uno dei funghi più comuni.[1]

I suoi miceli attaccano le radici degli alberi vicini e sono in grado di coprire grandi distanze tra sotto il terreno, tra gli alberi.

In gran parte del Nord America questo fungo viene isolato dalle altre specie grazie alle sue caratteristiche. Il colore marrone e le forme caratteristiche che compaiono sul cappello e altre peculiarità lo distinguono da tutte le altre Armillaria.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

La specie è formalmente conosciuta con il nome di Armillaria ostoyae Romagn., finché una pubblicazione del 2008 rivelò che la specie era stata descritta con il nome di Armillaria solidipes da Charles Horton Peck nel 1900,[2] molto prima di quando l'avesse descritta Henri Romagnesi, nel 1970.[3]

Ciclo vitale[modifica | modifica sorgente]

Come la maggior parte dei funghi parassiti, anche la armillaria ostoyae si riproduce sessualmente. I funghi iniziano la loro vita sotto forma di spore rilasciate nell'aria dagli esemplari maturi. Nel caso di questa specie le spore sono di colore bianco. A questo punto, le spore possono essere disperse nell'ambiente da fattori naturali (per esempi il vento) oppure possono essere ridepositate da un animale.[4]

Una volta che le spore si trovano in stato di riposo, ognuna di esse può venire a contatto con un'altra di sesso opposto e della stessa specie. Se le spore non appartengono alla stessa specie, rimangono separate. Quando, invece, si incontrano due spore della stessa specie e di sesso opposto, danno subito vita ad una colonia che assume colore marrone scuro e forma piatta.[4]

Il corpo fruttifero continua a crescere e ottenere sostanze nutritive: si forma un nuovo esemplare di fungo maturo che a sua volta rilascerà delle spore completando, così, il ciclo vitale.

Descrizione della specie[modifica | modifica sorgente]

Cappello[modifica | modifica sorgente]

Prima emisferico, poi convesso; ornato da squame bruno-olivastre che diventano più scure col tempo; margine involuto spesso rivestito da residui cotonosi di velo.

Lamelle[modifica | modifica sorgente]

Di color bianco-crema, adnate ma spesso decorrenti per un piccolo tratto, a volte con qualche tonalità bruna.

Gambo[modifica | modifica sorgente]

Cilindrico, pieno all'inizio ma poi diventa cavo; bianco-sporco sopra l'anello, sotto tende al marrone ed è fibroso.

Anello[modifica | modifica sorgente]

Color bianco, fioccoso.

Carne[modifica | modifica sorgente]

Biancastra, fibrosa; più coracea nel gambo, come per A. mellea.

  • Odore: gradevole.
  • Sapore: dolciastro ed amarognolo, a volte un po' sgradevole, resinoso.

Spore[modifica | modifica sorgente]

Bianche in massa, 8-9 x 5-6 µm.

Habitat[modifica | modifica sorgente]

Cresce in autunno, spesso cespitoso, su ceppaie o radici marcesecenti in boschi di conifere (predilige l'Abete rosso).

Commestibilità[modifica | modifica sorgente]

Ottima, con cautela, con le stesse caratteristiche di A. mellea.

Tossico da crudo, si raccomanda di cuocerlo bene e di non consumare esemplari che sono stati sottoposti ad un processo di congelamento anche parziale, in quanto potrebbero risultare indigesti (in A. mellea sembra che dopo un processo di congelamento le "emolisine" vengano fissate nella struttura fungina e queste non vengono smaltite completamente neppure dopo cottura).

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Micelio che ha infettato un albero di abete rosso douglas

La particolarità di questa specie è che uno dei suoi esemplari, attualmente vivente nella Malheur National Forest dell'Oregon, è l'essere vivente più grande del mondo. Esso copre approssimativamente 890 ettari (equivalenti a 8.900.000 metri quadrati[5] oppure 1.665 campi di calcio).[6] Inoltre la sua età è stimata tra i 2000 e gli 8000 anni,[7] verosimilmente 2400 anni.[8]

Questo esemplare è situato, per la maggior parte, sotto terra; sotto forma di un gigantesco intreccio di miceli (una specie di radici) di colore bianco e coperti di tentacoli. Questi si estendono nel suolo e gli alberi circostanti muoiono per mancanza di sostanze vitali.[9]

In alcune zone i miceli sbucano dal terreno ed appaiono come degli esemplari isolati. Proprio questa caratteristica ha spinto, per molti anni, a sottovalutare questo esemplare che non veniva considerato come un unico organismo. Solo recentemente alcuni ricercatori hanno confermato che si tratta di un unico essere vivente (il più grande esistente) totalmente collegato nel suolo.[9]

Esperti ritengono che questo "gigantismo", possa essere dovuto al particolare clima secco dell'Oregon, clima che non faciliterebbe la propagazione del micelio per via sporigena. Ciò ha fatto adattare la specie, che non riesce a riprodursi con facilità per via del clima, verso un fenomeno di gigantismo anche per la mancanza di concorrenti interspecie.[8]

Il secondo fungo più grande al mondo, con circa 1.000 anni di età, è stato scoperto in Svizzera nel Cantone dei Grigioni; anche in questo caso si tratta di un Armillaria ostoyae.[10]

Diagnosi[modifica | modifica sorgente]

Deforestazione provocata dal fungo Armillaria ostoyae

Un albero può essere ritenuto affetto da armillaria ostoyae quando presenta le seguenti caratteristiche:

  • Flusso di resina alla base del tronco.
  • Assottigliamento della sommità con cambiamento di colori (giallo e rosso).
  • Presenza di miceli bianchi sotto la corteccia.
  • Presenza di rizomorfe penetrate nelle radici.
  • In autunno, presenza di piccoli funghi color miele in prossimità della base del tronco.
  • La parte della pianta rivolta verso Ovest, appare rinsecchita.[11]

Specie di Pinus pinaster resistenti all'infezione fungina, sono state trovate da ricercatori Spagnoli.[12]

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Genere: dal latino armilla = braccialetto, armillaria = attinente ai braccialetti, per il suo anello.

Sinonimi e binomi obsoleti[modifica | modifica sorgente]

  • Agaricus obscurus sensu auct.; fide Checklist of Basidiomycota of Great Britain and Ireland (2005)
  • Armillaria obscura sensu auct.; fide Checklist of Basidiomycota of Great Britain and Ireland (2005)
  • Armillaria polymyces sensu auct.; fide Checklist of Basidiomycota of Great Britain and Ireland (2005)
  • Armillariella ostoyae Romagn., Bull. trimest. Soc. mycol. Fr. 86(1): 265 (1970)
  • Armillariella polymyces sensu auct. eur.; fide Checklist of Basidiomycota of Great Britain and Ireland (2005)

Nomi comuni[modifica | modifica sorgente]

  • Gemeiner Hallimasch (DE)

Fitoterapia[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni qui riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. Questa voce ha solo scopo illustrativo e non sostituisce il parere di un medico: leggi le avvertenze.

Diverse ricerche indicherebbero un potenziale interesse di ricerca per la medicina, dovuto ad alcune proprietà biochimiche di principi attivi presenti nel fungo Armillaria,[13] [14] [15] in particolare come possibile antitumorale.[16] [17] [18] Ciò in virtù di una attività antimicrobica e antiossidante.[16] [19] [20]

Fermo restando che queste ricerche hanno, ad oggi, un valore solamente speculativo e non terapeutico.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Biggest Living Thing, Extreme Science, 1º dicembre 2010.
  2. ^ Peck CH., New species of Fungi in Bulletin Torrey Botanical Club, vol. 27, 1900, pp. 609–13.
  3. ^ Burdsall HH, Volk TJ., Armillaria solidipes, an older name for the fungus called Armillaria ostoyae (PDF) in North American Fungi, vol. 3, n. 7, 2008, pp. 261–67.
  4. ^ a b K. Korhonen, Interfertility and Clonal Size in Armillaria mellea Complex, vol. 18, 1978, pp. 31–42.
  5. ^ Secondo alcune fonti l'estensione sarebbe di addirittura 365 ettari. Maurice Wegnez, Clonazioni. L'individuo, le cellule e i geni, EDIZIONI DEDALO, 2009, pp. 53–. ISBN 978-88-220-6806-4. URL consultato il 30 marzo 2011.
  6. ^ (EN) Giant Fungus — Infoplease.com.
  7. ^ Maurice Wegnez, Clonazioni. L'individuo, le cellule e i geni, EDIZIONI DEDALO, 2009, pp. 53–. ISBN 978-88-220-6806-4. URL consultato il 30 marzo 2011.
  8. ^ a b (EN) Biggest Living Thing.
  9. ^ a b John Lloyd, Il libro dell'ignoranza (The book of General Ignorance), Torino, Giulio Einaudi, 2006.
  10. ^ (EN) World's Second Biggest Mushroom In Switzerland.
  11. ^ CTD-Root Disease: Armillaria Root Disease, Forestry Development, 19 marzo 2009. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  12. ^ (EN) Variography and kriging allow screening Pinus pinaster resistant to Armillaria ostoyae in field conditions.
  13. ^ Y. Sun, H. Liang; X. Zhang; H. Tong; J. Liu, Structural elucidation and immunological activity of a polysaccharide from the fruiting body of Armillaria mellea. in Bioresour Technol, vol. 100, n. 5, marzo 2009, pp. 1860-3. DOI:10.1016/j.biortech.2008.09.036, PMID 19010668.
  14. ^ YP. Li, KF. Wu; Y. Liu, [Protective effect of Armillaria mellea polysaccharide on mice bone marrow cell damage caused by cyclophosphamide]. in Zhongguo Zhong Yao Za Zhi, vol. 30, n. 4, febbraio 2005, pp. 283-6. PMID 15724408.
  15. ^ M. Bohnert, S. Miethbauer; HM. Dahse; J. Ziemen; M. Nett; D. Hoffmeister, In vitro cytotoxicity of melleolide antibiotics: Structural and mechanistic aspects. in Bioorg Med Chem Lett, vol. 21, n. 7, aprile 2011, pp. 2003-6. DOI:10.1016/j.bmcl.2011.02.026, PMID 21376582.
  16. ^ a b SS. Han, CK. Cho; YW. Lee; HS. Yoo, Antimetastatic and immunomodulating effect of water extracts from various mushrooms. in J Acupunct Meridian Stud, vol. 2, n. 3, settembre 2009, pp. 218-27. DOI:10.1016/S2005-2901(09)60058-3, PMID 20633495.
  17. ^ JM. Conlon, B. Eriksson; L. Grimelius; K. Oberg; L. Thim, Characterization of three peptides derived from prosomatostatin [prosomatostatin-(1-63)-, -(65-76)- and -(79-92)-peptides] in a human pancreatic tumour. in Biochem J, vol. 248, n. 1, novembre 1987, pp. 123-7. PMID 2893603.
  18. ^ C. Amar, JM. Delaumèny; E. Vilkas, Chemical and biological properties of a peptido-glucan fraction from Armillaria mellea (Basidiomycetes). in Biochim Biophys Acta, vol. 421, n. 2, febbraio 1976, pp. 263-71. PMID 1252467.
  19. ^ F. Kalyoncu, M. Oskay; H. Sağlam; TF. Erdoğan; AU. Tamer, Antimicrobial and antioxidant activities of mycelia of 10 wild mushroom species. in J Med Food, vol. 13, n. 2, aprile 2010, pp. 415-9. DOI:10.1089/jmf.2009.0090, PMID 20192845.
  20. ^ M. Misiek, J. Williams; K. Schmich; W. Hüttel; I. Merfort; CE. Salomon; CC. Aldrich; D. Hoffmeister, Structure and cytotoxicity of arnamial and related fungal sesquiterpene aryl esters. in J Nat Prod, vol. 72, n. 10, ottobre 2009, pp. 1888-91. DOI:10.1021/np900314p, PMID 19795841.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

micologia Portale Micologia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di micologia