Palazzo Sassetti

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Palazzo Sassetti
Palazzo sassetti 01.JPG
Palazzo Sassetti
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàFirenze
Indirizzovia de' Sassetti 4
Coordinate43°46′16.19″N 11°15′10.96″E / 43.771164°N 11.253044°E43.771164; 11.253044Coordinate: 43°46′16.19″N 11°15′10.96″E / 43.771164°N 11.253044°E43.771164; 11.253044
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Realizzazione
ProprietarioPrivato

Palazzo Sassetti si trova in via de' Sassetti 4 a Firenze.

Storia e architettura[modifica | modifica wikitesto]

I Sassetti furono una delle famiglie più fedeli ai Medici, soprattutto all'epoca del banchiere Francesco Sassetti. Il palazzo di famiglia risale al XIV secolo, con ampliamneti e rimaneggiamenti successivi: il suo aspetto è infatti rinascimentale per i volumi ma non per l'architettura, che rispecchia ancora la semplicità dei "palagi" medievali. Il pian terreno è infatti caratterizzato da numerosi portali per fondaci e botteghe, tipico delle case di famiglie impegnate nei commerci, mentre i piani superiori presentano numerose finestre ad arco ribassato, con la sola decorazione delle cornici marcapiano. La ricchezza familiare era infatti testimoniata, oltre che dalle dimensioni, dalla grandezza e regolarità delle bozze di pietraforte (al posto del più economico filaretto). L'ultimo piano era forse merlato (come farebbero supporre le aperture rettangolari trasformate in finestre e la presenza di aggiunte in laterizio). Su via dei Sassetti si trova un grande stemma familiare.

Il palazzo si salvò dal Risanamento ottocentesco, anche se manomesso e privato del contesto architettonico circostante. Oggi appartiene a un istituto bancario che vi ha sede.

La leggenda della Berta[modifica | modifica wikitesto]

Intorno a questo palazzo è sorta una leggenda, perché si dice che in una bottega sull'angolo del palazzo con via Strozzi vi fosse un'ortolana, la Berta, la quale mise in guardia i nobili fiorentini, affinché non entrassero nel palazzo, dove Totila (552), re degli Ostrogoti, li aveva chiamati per farli uccidere a tradimento.

La riconoscenza di quelli che la Berta aveva salvato, fruttò molto all'ortolana, perché alla sua morte ella lasciò per testamento una campana alla chiesa di Santa Maria Maggiore. Questa campana suonava alle quattro di notte e annunziava agli abitanti del contado la chiusura delle porte della città.

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Lumachi, Firenze, nuova guida illustrata, storica-artistica-aneddotica della città e dintorni, Firenze, Società Editrice Fiorentina, 1929
  • Marcello Vannucci, Splendidi palazzi di Firenze, Le Lettere, Firenze 1995 ISBN 887166230X
  • Vedi anche la bibliografia su Firenze.

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