Pala d'oro

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Pala d'oro
Pala d'oro
La Pala d'oro nella basilica di San Marco (dettaglio)
Autore sconosciuto
Data XII secolo
Materiale oro, argento, smalti e pietre preziose
Dimensioni 140×348 cm
Ubicazione Basilica di San Marco, Venezia
La Pala d'oro sopra l'altare con le reliquie dell'evangelista Marco

La Pala d'oro, conservata nel presbiterio della basilica di San Marco a Venezia, è un grande paliotto in oro, argento, smalti e pietre preziose (140x348cm)[1]. Il corredo dei suoi smalti è tra i più rilevanti nel suo genere. Alcuni risalgono alla metà del XII secolo (il Pantocratore, gli arcangeli, le feste) e sono pezzi pregiatissimi, tra i vertici dell'arte bizantina del tempo.

Grande è l'eleganza del disegno delle figure e la loro realizzazione richiese un notevole virtuosismo tecnico, con l'uso della tecnica cloisonné.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La grandiosa opera di oreficeria venne prodotta appositamente per la basilica nel X secolo ed arricchita fino al XIV.

Il primo documento che la cita risale alla fine del X secolo, quando il doge Pietro Orseolo I la ordinò a Costantinopoli nel 976-978. Fu arricchita e ampliata durante il dogato di Ordelaffo Falier (nel 1105), e ancora ulteriormente nel 1209, dopo la conquista di Costantinopoli, su incarico di Pietro Ziani: a questa fase appartengono i sette grandi smalti del registro superiore, forse provenienti dal monastero del Pantocrator della capitale bizantina[1].

L'ultimo intervento fu ordinato dal doge Andrea Dandolo nel 1342, incaricando l'orafo veneziano Giovanni Paolo Boninsegna: venne rifatta la cornice e riordinati gli smalti in un inseieme di gusto gotico. La firma dell'orefice venne riscoperta nel restauro del 1847[1].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Schema della decorazione

All'ultimo intervento risale la creazione della struttura gotica in argento dorato, arricchita da perle, smalti e pietre preziose. Vi si notano due registri principali, uno maggiore in basso (il paliotto) e uno più sottile superiore (la predella), a loro volta spartiti in uno o più ordini. All'interno dello spazio vennero incastonati gli straordinari smalti bizantini, risalenti a più epoche, dal X al XII secolo.

Secondo l'inventario del 1796, la pala ha 1300 perle, 400 granati, 300 zaffiri, 300 smeraldi, 90 ametiste e poi 75 balasci, 15 rubini, 4 topazi, 2 cammei, in tutto 1927 gemme[1].

La disposizione degli smalti ripropone la forma di una cattedrale proiettata su un unico piano. Le formelle a cloisonné incastonato hanno la stessa funzione delle vetrate, dato che i raggi di luce trapassano gli smalti traslucidi, vanno ad incidere la lamina dorata ad essi sottostante e da essa si riflettono. Si ha l'impressione di una luce che penetri dal retro, cioè dall'esterno della Pala come avviene appunto negli edifici di culto gotici attraverso le finestre a vetri istoriati. La luce è quindi l'elemento di unità tra la tradizione bizantina e quella gotica: luce metafisica che eleva dall'umano al divino.

Registro superiore[modifica | modifica wikitesto]

La parte superiore è contornata da una cornice a smusso, finemente sbalzata con piccoli busti e medagliette di santi a smalto; queste ultime sono più antiche della cornice trecentesca, e risalgono forse al periodo dell'Oseolo, il X secolo. Al centro del registro si trova l'Arcangelo Michele, di fattura bizantina (1150 ca), circondato da 16 medaglie di santi (X-XI secolo). Ai lati poi la serie delle "feste" della Chiesa orientale (1150 circa), entro arcatelle con colonnine e foglioline rampanti. Da sinistra, l'Entrata in Gerusalemme, la Resurrezione, la Crocifissione, l'Ascensione, la Discesa dello Spirito Santo, la Morte della Vergine. Tra le arcatelle, altri medaglioni di santi, alternati a castoni di pietre e ornati vari.[1]

Registro inferiore[modifica | modifica wikitesto]

L'imperatrice Irene

La parte inferiore, con cornice analoga, è organizzata attorno a un grande riquadro centrale con il Redentore benedicente su un trono gemmato, con la mano destra alzata nel gesto della benedizione e la sinistra che tiene il Libro aperto, ornato di pietre preziose che esprimono lo straordinario valore del suo annuncio. Esso, opera costantinopolitana del XII secolo, è affiancato da quattro tondi con gli Evangelisti, ognuno intento alla scrittura del proprio vangelo, e sormontato da un riquadro con l'Etimasia e quattro Angeli adoranti, due cherubini e due arcangeli (tutte opere di fattura veneziana del XIV secolo)[1].

Il lato inferiore è decorato da 12 cuspidi a tutto sesto con Apostoli, intervallate nella zona centrale da due riquadri con iscrizioni (con narrazione sintetica delle vicende della pala) e tre figure nel mezzo: si tratta della Vergine Maria in posizione orante in asse con Cristo e, ai lati, dei donatori, l'imperatrice Irene e l'imperatore Giovanni II Comneno, trasformato nel doge Ordelaffo Falier[1]. L'ordine mediano, ai lati del Pantocrator, è occupato da due file di arcatelle, una maggiore in basso a sesto acuto cuspidato con i dodici Profeti, e una minore in alto, a tutto sesto, con Arcangeli con turiboli[1]. Apostoli, profeti e arcangeli sono allineati quibndi in successione gerarchica, dal basso verso l'alto.

Infine, ai lati e in alto, corre una fascia di 27 piccoli riquadri a smalto. In alto diciassette Scene evangeliche tra diaconi che spargono incenso, quasi tutte le "feste" della chiesa bizantina (manca la Dormitio Virginis), da sinistra: Annunciazione, Natività, Presentazione al Tempio, Battesimo di Gesù, Ultima cena, Crocifissione, Discesa al Limbo, Resurrezione, Incredulità di Tommaso, Ascensione, Pentecoste[2].

Ai lati dieci Storie di san Marco, a sinistra relativi alla vita, a destra al martirio e al trasferimento del corpo da Alessandria d'Egitto a Venezia[2]. Tutte le scene del contorno sono probabilmente opere di artisti bizantini attivi a Venezia, risalenti all'abbellimento del Falier (1105)[1].

L'insieme della parte inferiore appare come la città di cui parla l'Apocalisse di san Giovanni al capitolo 21: "...le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro simile a terso cristallo, le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose"[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Touring, cit., pp. 236-237.
  2. ^ a b Maria Da Villa Urbani, La Basilica di San Marco e la pala d'oro, pag. 63 e segg., ed. Storti, Venezia.
  3. ^ Da Omaggio a San Marco, pag. 2 dell'inserto de Il Gazzettino, sabato 8 ottobre 1994.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Veludo, Giovanni, La pala d'oro della basilica di San Marco in Venezia / illustrata da Giovanni Veludo, Venezia, Ferdinando Ongania, 1888
  • AA. VV., Venezia, Touring Club Italiano, Milano 2005. ISBN non esistente
  • La pala d'oro / a cura di H. R. Hahnloser e R. Polacco, Venezia, Canal & Stamperia editrice, 1994
  • Da Villa Urbani, Maria, La Basilica di San Marco e la Pala d'Oro, Venezia, Storti edizioni, 2009

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