Osio di Cordova

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Sant'Osio di Cordova
Icona di Osio di Cordova conservata a Bucarest, in Romania.
Icona di Osio di Cordova conservata a Bucarest, in Romania.

Vescovo e confessore

Nascita 256
Morte 358
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 27 agosto

Osio (o Ossio) di Cordova, in latino: Osius (anche Ossius) Cordubensis (Cordova, 256Sirmio, 358), fu vescovo di Cordova e consigliere dell'imperatore Costantino I. È considerato Padre della Chiesa (anche se non compare negli elenchi ufficiali). La Chiesa cattolica e quella ortodossa lo venerano come santo confessore e ne celebrano la festa il 27 agosto[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Osio nacque a Cordova nel 256 da una ricca e importante famiglia romana, e fu eletto vescovo della sua città natale nel 294. Durante le persecuzioni di Diocleziano e Massimiano, rifiutando di abiurare la propria fede cristiana fu condannato all'esilio. Partecipò al Concilio di Elvira in Hispania. Tra il 306 e il 312 si sarebbe già stato vicino all'imperatore Costantino I, tuttavia nulla di certo al riguardo può essere affermato visto che non si ha alcuna notizia certa anteriore ai primi mesi del 313. Inoltre è impossibile considerarlo il principale artefice della conversione dell'imperatore al cristianesimo, tuttavia è plausibile che abbia partecipato al suo avvicinamento alla fede.[2]

Lotta contro le eresie e attività conciliare[modifica | modifica wikitesto]

Si impegnò poi con zelo nella lotta che condusse contro l'arianesimo, che negava la divinità di Cristo e la sua consustanzialità con il Padre, e che cominciava a diffondersi ad Alessandria d'Egitto. Osio vi fu inviato dall'imperatore stesso per cercare di intervenire contro le pericolose predicazioni di Ario e Atanasio di Alessandria. Poiché le posizioni di entrambi - per quanto diverse - erano irriducibili, fu convocato su ordine di Costantino il Concilio di Nicea (325), al quale parteciparono 318 vescovi. Ad Osio è tradizionalmente attribuita la presidenza del sinodo, tale opinione è però basata solo sul fatto che risulterebbe come primo firmatario degli atti sinodali (che però furono ampiamente rimaneggiati successivamente) e appare oggi piuttosto arbitraria. Anche la notizia che fosse tra i due presbiteri delegati del vescovo di Roma (assente per motivi di salute) è del tutto ingiustificata alla luce delle fonti disponibili. Inoltre Atanasio e Filostorgio attribuiscono ad Osio a ad Alessandro di Alessandria la formulazione della consustanzialità come espressa nel Credo, tuttavia risulta più credibile la testimonianza dello storico Socrate Scolastico che l'attribuisce ad Eusebio di Cesarea.[2]

Nel 343 convocò il Concilio di Serdica, cui presero parte circa 300 vescovi greci e 76 latini, per fissare un'organizzazione ecclesiastica e ribadire la condanna all'arianesimo. Tornato in Hispania, Osio riunì un sinodo provinciale nel quale espose e fece entrare in vigore le decisioni prese a Serdica.

Persecuzione di Costanzo II e morte[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 342 e 343 l'imperatore filoariano Costanzo II convocò un nuovo sinodo a Serdica per cercare di ricomporre le differenze tra niceni e ariani, in tale occasione Osio interviene a favore dei niceani e delle tesi di Atanasio. Non si hanno sue notizie negli anni successivi, è però chiaro che mantiene i contatti con gli altri vescovi niceani, di cui rimane il principale rappresentante. Sebbene durante il concilio di Milano del 355 avvenisse un'ulteriore condanna delle posizioni di Atanasio, Osio non ne accettò le decisioni, venendo dunque esiliato a Sirmio. Poco prima della partenza, il vescovo di Cordova rispose alle minacce imperiali con una lettera nella quale rifiutava di abiurare il suo credo, come aveva fatto da giovane sotto Diocleziano.[2] A Sirmio fu ancora costretto a partecipare ad un sinodo e ad accettare una nuova formula imposta dai vescovi ariani, senza tuttavia condannare Atanasio.[3] Morì poco dopo, vecchissimo, lontano dalla sua terra e dalla sua diocesi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Osio, in Enciclopedia costantiniana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2013. URL consultato il 15 settembre 2015.
  2. ^ a b c Ossio e la politica religiosa di Costantino, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 15 settembre 2015.
  3. ^ Osio vescovo di Cordova, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 15 settembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Gwatkin, Henry Melvill, Studies of Arianism, Cambridge, 1882.

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