Necropoli (romanzo)

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Necropoli
Titolo originaleNekropola
Book cover of Necropolis by Boris Pahor.png
AutoreBoris Pahor
1ª ed. originale1967
1ª ed. italiana1997
Genereromanzo
Sottogenereautobiografico
Lingua originalesloveno
AmbientazioneNatzweiler-Struthof, (Francia), 1944-45
ProtagonistiBoris Pahor

Necropoli è un libro di memorie di Boris Pahor, scrittore triestino di lingua slovena, che narra l'esperienza vissuta dall'autore nel campo di concentramento nazista di Natzweiler-Struthof.

È stato terminato dall'autore nel 1966[1] e pubblicato nel 1967. La prima traduzione in lingua italiana è stata pubblicata in Italia nel 1997 dal Consorzio Culturale del Monfalconese, che ne ha curato nel 2005 una seconda edizione con una revisione curata da Valerio Aiolli; lo stesso testo è stato proposto al pubblico italiano nel 2008 da Fazi Editore, con una prefazione di Claudio Magris.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

L'autore rievoca la sua esperienza nei campi di concentramento nel corso di una visita al campo francese di Natzweiler-Struthof, sui Vosgi. Mentre cammina tra le baracche e i turisti, riaffiorano, carichi di dolore e di commozione, i ricordi della fame e del freddo, delle umiliazioni e del dolore per quelli, la maggior parte, che non ce l'hanno fatta. L'ex deportato riflette su come sia possibile testimoniare pienamente, a chi non lo ha vissuto, l'orrore che non si riesce a spiegare e che rischia, per questo stesso, di diventare "indicibile". Lo si può tentare narrando i fatti con lucidità e senza sentimentalismo e mettendo l'accento sulla capacità di resistenza e di solidarietà dell'uomo.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Enrico Bistazzoni scrive che il romanzo è una «testimonianza fedele, di alto valore documentaristico, drammaticamente emozionante, che colloca Necropoli tra la più alta letteratura sugli orrori del nazismo; resa però, se possibile, da un punto di osservazione più originale, in cui, accanto alla sofferenza, all’umiliazione, alla perdita di dignità umana, alla pena per chi, i più, non è sopravvissuto, trova posto la constatazione dell’altra parte dell’uomo, della sua generosità, della sua capacità di resistere, di cercare e recuperare, anche nell’esperienza più cupa, il significato e il valore dell’esistenza»[2].

Per Claudio Magris «Necropoli è un ritratto a pieno campo e allo stesso tempo stringato - mai patetico - della vita (della non-vita, della morte) nel Lager. Un possente afflato umano coesiste con una nitida e fredda precisione, in una perfetta struttura narrativa che interseca il racconto del passato - della prigionia, rivissuta nel perenne presente dell'orrore - e il resoconto del presente [...]. - Necropoli è un'opera magistrale [...] anche per la sua limpida sapienza strutturale, per l'intrecciarsi di tempi - verbali ed esistenziali - che intessono il racconto[3]».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. Pahor 2008, p. 263.
  2. ^ Enrico Bistazzoni, Nota bio-bibliografica, in Pahor 2008, p. 271.
  3. ^ Claudio Magris, Un uomo vivo nella città dei morti, [introduzione] in Pahor 2008, p. 15.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

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