Boris Pahor

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Boris Pahor

Boris Pahor (Trieste, 26 agosto 1913) è uno scrittore sloveno con cittadinanza italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Boris Pahor è nato a Trieste, all'epoca porto principale dell'Impero Austro-Ungarico, figlio di Franc Pahor e di Marija Ambrožič.

Sua moglie è stata la scrittrice slovena Radoslava Premrl, nata nel settembre 1921 e morta nel giugno 2009.

A sette anni assisté all'incendio del Narodni dom, sede centrale delle organizzazioni della comunità slovena di Trieste. L'esperienza, che lo segnò per tutta la vita, affiora spesso nei suoi romanzi e racconti.

Finita la scuola media ed essendo stata soppressa l'istituzione scolastica slovena, frequenta - per volontà dei genitori - il seminario di Capodistria, che non termina, anche se continua a studiare teologia fino al 1938. Stabilisce stretti rapporti con alcuni giovani intellettuali sloveni di Trieste; tra questi spiccano le figure del poeta Stanko Vuk, di Zorko Jelinčič, cofondatore della organizzazione antifascista slovena TIGR (e padre dello scrittore Dušan Jelinčič) e dei pittori Augusto Černigoj e Lojze Spacal. Negli stessi anni incomincia il carteggio con Edvard Kocbek, poeta sloveno e pensatore personalista, nella cui figura riconoscerà un'importante ruolo di guida morale ed estetica.

Nel 1940 è arruolato nel Regio Esercito e inviato al fronte in Libia. Dopo l'armistizio dell'otto settembre torna a Trieste, ormai soggetta all'occupazione tedesca. Dopo alcuni giorni decide di unirsi alle truppe partigiane slovene che operavano nella Venezia Giulia. Nel 1955 descriverà quei giorni decisivi nel famoso romanzo Mesto v zalivu ("Città nel golfo"), col quale diventerà celebre nella vicina Slovenia. Nel 1944 fu catturato dai nazisti e internato in vari campi di concentramento in Francia e in Germania (Natzweiler, Markirch, Dachau, Nordhausen, Harzungen, Bergen-Belsen).

Dopo la guerra, a Natale '46 torna nella città natale, aderendo a numerose imprese culturali dell'associazionismo sloveno, cattolico e non-comunista. Dopo essersi laureato in Lettere all'Università di Padova nell'ottobre del 1947, si dedica all'insegnamento della letteratura italiana. Negli anni cinquanta è il redattore principale della rivista triestina Zaliv (Golfo) che si occupa, oltre che di temi strettamente letterari, anche di questioni di attualità. In questo periodo Pahor continua a mantenere stretti rapporti con Edvard Kocbek, ormai diventato un dissidente nel regime comunista jugoslavo. I due sono legati da uno stretto rapporto di amicizia.

Nel 1975, assieme all'amico triestino Alojz Rebula, Pahor pubblica il libro "Edvard Kocbek: testimone della nostra epoca" (Edvard Kocbek: pričevalec našega časa). Nel libro-intervista, pubblicato a Trieste, il poeta sloveno denuncia il massacro di 12.000 prigionieri di guerra, appartenenti alla milizia anti-comunista slovena (domobranci), e i crimini delle foibe perpetrati dal regime comunista jugoslavo nel maggio del 1945. Il libro provoca durissime reazioni da parte del governo jugoslavo. Le opere di Pahor vengono proibite nella Repubblica Socialista di Slovenia e a Pahor viene vietato l'ingresso in Jugoslavia.

Grazie alle sue posizioni morali ed estetiche, Pahor diventa uno dei più importanti punti di riferimento per la giovane generazione di letterati sloveni, a cominciare da Drago Jančar.

L'opera più nota di Pahor è Necropoli, romanzo autobiografico sulla sua prigionia nel campo di concentramento di Natzweiler-Struthof.

Le sue opere in sloveno sono tradotte in francese, tedesco, serbo-croato, ungherese, inglese, spagnolo, italiano, catalano e finlandese.

Nel 2003 gli è stato conferito il premio San Giusto d'Oro dai cronisti del Friuli Venezia Giulia.

Nel giugno del 2008 ha vinto il Premio Internazionale Viareggio-Versilia; nel maggio del 2007 è stato insignito con la onorificenza francese della Legion d'onore; ha ricevuto il Premio Prešeren, maggiore onorificenza slovena nel campo culturale (1992) e il San Giusto d'Oro 2003. Nel 2008, con Necropoli è stato finalista e vincitore del Premio Napoli per la categoria "Letterature straniere".

Il 17 febbraio 2008 è stato ospite nella trasmissione televisiva "Che tempo che fa" di Fabio Fazio.

Nel novembre 2008 gli è stato conferito il Premio Resistenza per il libro Necropoli. Il 18 dicembre 2008 Necropoli è stato eletto Libro dell'Anno da una giuria di oltre tremila ascoltatori di Fahrenheit, del programma culturale radiofonico in onda su di Radio3. Nel 2012 gli è stato assegnato il "Premio Letterario Internazionale Alessandro Manzoni - città di Lecco" per la sua autobiografia Figlio di nessuno.

In occasione delle elezioni europee del 2009, viene candidato nella lista della Südtiroler Volkspartei (SVP), collegata con il Slovenska Skupnost.

Nel dicembre del 2009 è stato protagonista di una polemica col sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, per l'assegnazione del Sigillo Trecentesco della città. Il comune avrebbe infatti voluto insignire Boris Pahor senza citare nella motivazione le colpe del fascismo, fatto al quale lo scrittore si era opposto.

Alla fine di ottobre 2010 è stato oggetto di un attacco neofascista con scritte inneggianti alla rivoluzione fascista sui muri dell'ex Narodni dom a Trieste.

Pahor è pensionato e vive a Trieste.

Boris Pahor con le storiche Milica Kacin Wohinz e Marta Verginella

Accuse di razzismo[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 dicembre 2010, Pahor concesse una intervista al Primorske Novice in cui dichiarò che l'elezione a sindaco di Pirano del medico di colore Peter Bossman, originario del Ghana, era "un brutto segno", indice di una mancanza di coscienza nazionale per gli sloveni. Nella stessa intervista, lamentò un atteggiamento poco amichevole dell'Austria nei confronti della minoranza slovena in Carinzia, così come mire italiane di "ri-italianizzazione" dell'Istria.[1] Successivamente, Pahor ridimensionò le proprie dichiarazioni, respingendo le accuse di razzismo e dichiarando di considerare Bossman "un bravo medico, un signore che rispetto", e che la sua intenzione era "semplicemente far notare che gli sloveni, a vent'anni dal plebiscito per l'indipendenza della Slovenia, non si sono impegnati a far crescere una classe politica autoctona".[2][3]

Tuttavia, l'eco a livello internazionale della sua prima intervista ha causato un certo imbarazzo nelle autorità pubbliche slovene, che hanno preso le distanze dalle sue esternazioni. L'ex sindaco di Capodistria, Aurelio Juri, ha espresso dure critiche alle affermazioni dello scrittore, dicendo che "non è la prima volta che Pahor rilascia dichiarazioni improntate al nazionalismo e all'ostilità nei confronti dei vicini", riferendosi alla sua opposizione all'arbitrato internazionale sui confini con la Croazia, aggiungendo che "era, tuttavia, difficile immaginare che si sarebbe espresso anche in termini razzisti".[4]

Opere tradotte o scritte in italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Srečko Kosovel, Studio Tesi, Pordenone 1993
  • Necropoli, trad. Ezio Martin, Edizioni del Consorzio culturale del Monfalconese, San Canzian d'Isonzo 1997
  • Il rogo nel porto, trad. Mirella Udrih-Merku, Diomira Fabjan Bajc, Mara Debeljuh, Nicolodi, Rovereto 2001
  • La villa sul lago, trad. Marija Kacin, Nicolodi, Rovereto 2002
  • Il petalo giallo, trad. Diomira Fabjan Bajc, Nicolodi, Rovereto 2004
  • Il petalo giallo, trad. Diomira Fabjan Bajc, Zandonai, Rovereto 2007 ISBN 978-88-95538-04-4
  • Letteratura slovena del Litorale: vademecum / Kosovel a Trieste e altri scritti, Mladika, Trieste 2004
  • Necropoli, trad. Ezio Martin, revisione di Valerio Aiolli, Edizioni del Consorzio culturale del Monfalconese, Ronchi dei Legionari 2005
  • Il rogo nel porto, Zandonai, Rovereto 2008 ISBN 978-88-95538-11-2
  • Necropoli, trad. Ezio Martin, revisione di Valerio Aiolli, prefazione di Claudio Magris, Fazi Editore, Roma 2008 ISBN 978-88-8112-881-5
  • Qui è proibito parlare, trad. di Martina Clerici, Roma, Fazi Editore, 2009 ISBN 978-88-8112-178-6
  • Nella cittadella triestina e Bonaccia con gli aranci, due racconti tratti dalla raccolta Moje suhote in njihovi ljudje, trad. di Primož Šturman, pubblicate in Aeolo, rivista letteraria ed oltre, anno I, numero 1, Pisa, 2009
  • Una primavera difficile, trad. di Mirella Urdih Merkù, Zandonai, Rovereto 2009 ISBN 978-88-95538-32-7
  • Piazza Oberdan, Nuova Dimensione, Portogruaro, 2010, ISBN 978-88-89100-67-7
  • La lirica di Edvard Kocbek, Padova University Press, 2010
  • Figlio di nessuno, con Cristina Battocletti, Rizzoli, Milano, 2012, ISBN 978-88-17-05513-0
  • Così ho vissuto. Biografia di un secolo, con Tatjana Rojc, Bompiani, Milano, 2013 ISBN 978-88-587-6506-7

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (SL) Peter Verč, Pisatelj Boris Pahor o plebiscitu, samostojni Sloveniji, slovenski levici in Titu, in Primorske Novice, 24 dicembre 2010. URL consultato il 25 dicembre 2012.
  2. ^ Marisa Fumagalli, «Scelto il sindaco nero Un brutto segnale» Pahor diventa un caso, in Corriere della Sera, 30 dicembre 2010, p. 24. URL consultato il 25 dicembre 2012 (archiviato dall'url originale il ).
  3. ^ Pahor sul caso Bossman: non sono razzista, in Il Piccolo, 31 dicembre 2010. URL consultato il 25 dicembre 2012.
  4. ^ Franco Babich, Accusa choc dello scrittore triestino Pahor: "Un sindaco nero? Brutto segno", in Il Piccolo, 29 dicembre 2010. URL consultato il 25 dicembre 2012.

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