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Monumento funebre a Ilaria del Carretto

Coordinate: 43°50′26.16″N 10°30′23.04″E
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Monumento funebre a Ilaria del Carretto
AutoreJacopo della Quercia
Data1406-1408
Materialemarmo
Dimensioni88×244×66,5 cm
UbicazioneCattedrale di San Martino, Lucca
Coordinate43°50′26.16″N 10°30′23.04″E

Il monumento funebre a Ilaria del Carretto è un'opera scultorea di Jacopo della Quercia, risalente al 1406-1408 e conservata nella cattedrale di San Martino a Lucca. Fu commissionata da Paolo Guinigi per la moglie Ilaria del Carretto. Il sarcofago è in marmo ed è considerato una pietra miliare della scultura funeraria italiana, che già a una data tanto precoce seppe rielaborare spunti realistici transalpini con risultati pienamente proto-rinascimentali.

Ilaria del Carretto era la giovane moglie che Paolo Guinigi, signore di Lucca tra il 1400 e il 1430, aveva sposato nel 1403. Quando essa morì, a soli venticinque anni, il marito contattò lo scultore Jacopo della Quercia, figlio di un artista (Pietro d'Agnolo) che qualche anno prima gli aveva fatto un sigillo (1401)[1]. Jacopo lavorò al monumento funebre destinato al Duomo di Lucca dal 1406 al 1408 circa, e si suppone che il corpo di Ilaria non vi venne mai deposto, poiché sepolto inizialmente nella cappella di Santa Lucia nella chiesa di San Francesco[2], come le altre mogli del Guinigi.

Il monumento quando era all'interno del transetto sinistro, addossato a una parete

Non è chiaro se il monumento, che il Longhi ipotizzò come concepito inizialmente come sola lastra terragna, fosse effettivamente destinato alla cappella Guinigi nel transetto sinistro del duomo di Lucca o a San Francesco. In ogni caso nel 1430, quando le travagliate vicende politiche lucchesi videro la deposizione del Guinigi e la rinascita della Repubblica, il monumento fu saccheggiato e solo in seguito collocato nei pressi della porta della sagrestia lungo la navata destra della cattedrale[1]. Qui lo vide Vasari, che lo descrisse come una "cassa". Secondo Longhi, infatti, la cassa con il fregio di putti e festoni sarebbe stata aggiunta in un secondo momento, in occasione della programmata traslazione dei resti di Ilaria da San Francesco al Duomo. Carli attribuì invece quella parte a Francesco di Valdambrino[1], o comunque a un intervento successivo. Oggi, in ogni caso, si tende a riferire l’intero monumento a Jacopo della Quercia.

Nel 1760 venne trasferito nella cappella Garbesi, sempre in Duomo, e nel 1842 tornò nel transetto sinistro, addossato a un angolo poiché mancante di due lati. In seguito un pannello con i putti venne ritrovato al tempo di Enrico Ridolfi verso il 1860-1870, e quello con lo stemma da Amedeo Cenami negli anni 1930[1]. Fu dunque ricomposto e ricollocato in posizione più centrale nel transetto, probabilmente vicina a quella originaria, come ricordato anche da Isabella Belli Barsali[3]. Da qui venne infine spostato nel 1995 nella posizione attuale, nella parte ovest della sagrestia, dopo un intervento di restauro e conservazione, che vide il rimontaggio dei pannelli in posizione ravvicinata ma leggermente disgiunta.

Una campagna di scavi svoltasi nel 2012 nella cappella di Santa Lucia, in San Francesco a Lucca, ha permesso il ritrovamento di quelli che potrebbero essere considerati i resti di Ilaria Del Carretto, insieme ad altre due mogli di Paolo Guinigi[4].

Descrizione e stile

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Dettaglio del viso
Dettaglio del cane
Uno dei putti laterali

Il sarcofago marmoreo raffigura la ragazza dormiente, a grandezza pressoché reale, riccamente abbigliata e giacente su un catafalco decorato con putti reggifestone, ispirato ai sarcofagi romani. La ragazza ha i capelli raccolti in una tipica acconciatura di inizio Quattrocento chiamata cercina, mediante una fascia imbottita. La testa è appoggiata su due cuscini. Anche l'abbigliamento con cui la donna è ritratta riflette la moda dell'epoca, con la pellanda stretta sotto il seno da una fascia, le vesti abbondanti di stoffa e il colletto rigido (si confronti con le miniature dei fratelli Limbourg nel Les Tres Riches Heures).

Il ritratto è dolce ed elegante, con uno struggente contrasto tra la bellezza del soggetto e lo stato di morte che è entrato nell'immaginario collettivo. Il panneggio è ancora tardogotico, ad ampie falcate delle pieghe, allineato con la coeva scultura borgognona assimilata indirettamente e rispondente alla sensibilità di Jacopo. Il ritratto invece è fortemente caratterizzato individualmente, di gusto proto-rinascimentale, e il motivo dei putti con festoni sui fianchi è un'esplicita citazione classica, frutto della lezione del nuovo Umanesimo, respirato a Firenze (dove Jacopo era sicuramente nel 1401) e subito assimilato dallo scultore[1]. A differenza dei monumenti francesi le mani non sono giunte e sporgenti, ma quietamente adagiate sul corpo, componendo una misurata chiusura, sottolineata dalla falcata delle linee delle pieghe della veste più marcatamente gotiche[1]. Al fluire tranquillo del panneggio segue il dolce modellato dell figura, con passaggi pacati e un lento sviluppo di piani e contorni, che evocano il tema del sonno tranquillo, benché drammaticamente irrevocabile. Ciò è particolarmente evidente nel fiorire del volto dal colletto, con nitidi passaggi dalla testa all'acconciature e infine ai cuscini[1].

Ai piedi della ragazza è accoccolato un cagnolino, simbolo della fedeltà coniugale e trattato con notevole realismo.

I putti invece appaiono più massicci, in bilico tra i pesanti festoni a rilievo e i bassissimi piani orizzontali delle ali dispiegate[1].

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 Isabella Belli Barsali, Lucca. Guida alla città, Maria Pacini Fazzi editore, Lucca 1988, p. 79.
  2. Secondo studi archeologici del 2012: Paolo Fallai, Svelato il mistero di Ilaria Del Carretto. sarebbe sepolta nella chiesa di S.Lucia, su https://roma.corriere.it, 17 dicembre 2012. URL consultato il 6 luglio 2019.
  3. Nel 1988.
  4. Cappella Guinigi (Lu): Le sepolture dei Guinigi, su paleopatologia.it. URL consultato il 7 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale l'8 gennaio 2017).

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