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Cattedrale di San Martino (Lucca)

Coordinate: 43°50′26.15″N 10°30′23.22″E
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Cattedrale di San Martino
Facciata e campanile
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneToscana
LocalitàLucca
IndirizzoPiazza Antelminelli, 55100 Lucca LU
Coordinate43°50′26.15″N 10°30′23.22″E
Religionecattolica di rito romano
TitolareMartino di Tours
Arcidiocesi Lucca
Consacrazione1070
Stile architettonicoromanico (esterno), gotico (interno)
Inizio costruzioneXI secolo
CompletamentoXII secolo
Sito webwww.museocattedralelucca.it/cattedrale-lucca/

La cattedrale di San Martino è il duomo di Lucca, chiesa madre dell'omonima arcidiocesi. Secondo la tradizione, fu fondata da san Frediano nel VI secolo, venne poi ricostruita durante l'episcopato di Anselmo da Baggio, vescovo della città, e infine ampliata tra il XII e il XIV secolo.

Il sito della cattedrale[1], come in altre città di antica origine, si colloca ai limiti della città romana: gli spazi centrali della Lucca romana erano fortemente urbanizzati e non era ancora stato realizzato il progetto per la chiesa di San Michele in Foro di utilizzare lo spazio del foro. Non esistono notizie sulla primitiva costruzione e si è pensato ad un esempio di complesso episcopale[2], costituito da una serie di chiese raggruppate, con funzioni diversificate. Nell'area della piazza San Martino si affacciavano il battistero, la chiesa dei Santi Giovanni e Reparata e probabilmente la chiesa che occupava il sito della cattedrale, che risaliva al VI secolo e che la tradizione vuole fondata da san Frediano. Altri edifici sacri sorgevano nei pressi, come le chiese demolite di Santo Stefano de Machariis e della Santa Vergine e San Pietro Apostolo.

La chiesa di San Martino assunse sempre più importanza e ricevette il titolo di chiesa cattedrale nell'VIII secolo, al posto della chiesa di Santa Reparata. Infatti nel 725 la chiesa è già documentata come cattedrale. La decisione probabilmente servì a sottolineare la nuova situazione a Lucca, con la fine del Regno longobardo e l'avvento del Sacro romano impero, in stretta collaborazione con il papato. Segno di questo cambiamento fu la traslazione nel 780, ad opera del vescovo Giovanni I, delle reliquie di San Regolo dalla ormai spopolata città di Populonia. Per ospitare le prestigiose reliquie si rese necessario l'ampliamento della chiesa, con la costruzione di una cripta e di nuovi e più sontuosi arredi interni. Unico resto di questo edificio è un pilastrino erratico oggi conservato nel Museo della Cattedrale.

La ricostruzione romanica

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La cattedrale fu completamente ricostruita a partire dal 1060 circa su iniziativa di Anselmo da Baggio (vescovo di Lucca dal 1057) e solennemente consacrata nel 1070[3], che all'epoca della consacrazione era già papa Alessandro II, ma aveva mantenuto il titolo episcopale, anche perché impegnato nello scontro con l'antipapa Onorio II, ovvero Cadalo da Parma.

La chiesa, in stile romanico, doveva avere corpo basilicale a cinque navate, sorrette da colonne sormontate da matronei, tetti a copertura lignea. Il porticato, costruito successivamente, conserva ancora una serie i mensoloni su cui doveva essere disteso un tavolato in modo da formare un passaggio che congiungesse ai matronei. A parte alcune parziali brani di muratura, l'unico resto di questa fase della cattedrale, che peraltro doveva essere un edificio di grande importanza, è il Busto di Anselmo da Baggio, anch'esso conservato oggi nel Museo della Cattedrale.

Nella prima metà del XII secolo si colloca l'edificazione di un nuovo portico, elemento di rara originalità nel contesto italiano, già presente nella cattedrale fin dall'833, distrutto nel 905 e ricostruito nel 928. Nel 1196 veniva costituita l'Opera del Frontespizio, che si dotava di consoli e rendite proprie allo scopo di costruire ed adornare la parte superiore della facciata. La forte influenza del modello della cattedrale pisana si deve all'opera di Guidetto da Como, scultore ed architetto già impegnato nel cantiere pisano, che si occupò dell'edificazione della facciata, nella quale Guidetto si raffigura con in mano una pergamena che reca la data 1204[4].

Il cantiere portò alla nascita del cosiddetto Secondo stile del romanico lucchese, fortemente influenzato dal più innovativo romanico pisano, ma che accentua ulteriormente la complessità e la ricchezza della decorazione con la varietà dei motivi ornamentali delle colonnette.

A partire dal 1233, data attestata da una epigrafe murata a destra del portale maggiore[5], ma più fattivamente dagli anni quaranta[6], l’Opera concentrò il suo impegno nella decorazione architettonica e scultorea dei portali, che si concluse con l'opera di Nicola Pisano, tra 1257 e 1260.

Vista del lato sinistro del settore absidale, dove sono rimaste tracce della redazione del 1320; si notino gli archi acuti, e l'esile pilastro rettangolare (quello affrescato), con semplice modanatura senza capitello.

La ricostruzione gotica

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Appena concluso il cantiere del portico di facciata, si dovette mettere mano, forse a causa di un dissesto statico, ad un rifacimento dell'area absidale. Il vescovo Enrico II concesse parte del terreno degli orti del palazzo vescovile (ancora oggi situato ad est della cattedrale) per un prolungamento dell'abside di quattordici braccia[7]. La lunghezza di questo prolungamento lascia supporre che si stesse già progettando un rimodellamento della cattedrale a tre navate con transetto; infatti il prolungamento ha portato le tribune della chiesa alla stessa lunghezza che successivamente fu data ai bracci del transetto. I lavori, come testimonia una lapide murata nell'abside, iniziarono nel 1308; furono ripresi nel 1320 dall'Operaio ser Bonaventura Rolenzi (che appose la lapide nel punto cui erano giunte le costruzioni sotto il suo predecessore). Nel 1348, come risulta da una donazione testamentaria della vedova di Castruccio Castracani[7] in trefunibus ( sic per tribunis) novis inceptis et finiendis, che forse per motivi di risparmio, forse per l'urgenza dei lavori, forse per lo spirito conservatore tipico delle espressioni artistiche lucchesi, furono portati avanti in gran parte riutilizzando pietre lavorate ed intarsi marmorei provenienti dalla antica chiesa, creando così una grande abside unica dall'ingannevole aspetto romanico in pieno XIV secolo.

Le cattive condizioni economiche della città di Lucca in quegli anni della sua storia, ridussero considerevolmente i fondi disponibili e le tribune furono costruite in un gotico alquanto povero e dimesso, con archi acuti e pilastri a sezione rettangolare coronati a cornice semplice, che denotano per il Ridolfi una «grande negligenza di esecuzione».

Nel 1372, due anni dopo la liberazione dal giogo pisano, che i lucchesi sentirono così grave da dedicare nel duomo stesso un altare Alla libertà, erano completate l'abside, il muro perimetrale del transetto, e voltata la prima campata orientale. La navata era ancora quella romanica e comunque si faceva conto di reimpiegarne le pareti perimetrali rinforzate e rivestite. Sia i pilastri sia le volte diedero però segni di dissesto statico; l'Opera del Duomo era talmente malridotta da non avere un Operaio in carica e la questione fu portata al Maggiore e generale Consiglio del popolo.

La cattedrale di Lucca in una fotografia degli anni 1880

Questo, nell'adunanza del 19 aprile 1372 deliberò di eleggere tre Operai, che dovevano esaminare le proprietà rimaste all'Opera e cercare di trarne il maggior profitto possibile, col quale far continuare i lavori interrotti e iniziare quelli mai iniziati. Fra i tre Operai prescelti spicca il nome di Francesco Guinigi che - dopo aver recitato un ruolo primario nella liberazione della città da Pisa - si serviva delle sue enormi ricchezze per esercitare una signoria de facto sul governo lucchese. Probabilmente fu proprio lui a convocare un consulto in cui furono invitati i maggiori esperti d'architettura disponibili in Toscana, probabilmente provenienti dal grande cantiere in corso di Santa Maria del Fiore, la cattedrale fiorentina[8]. La domanda posta agli intervenuti fu se si dovesse continuare il progetto iniziato o se fosse necessario apportare cambiamenti.

Il parere conclusivo arrivò nel Consiglio generale nella seduta del 23 giugno 1372: i lavori già effettuati furono giudicati «meschini e non solidi a sufficienza»[8] e si raccomandò l'adozione di pilastri più robusti, di un disegno ispirato a quelli del Talenti per Santa Maria del Fiore. I pilastri già costruiti dovevano addirittura essere rimossi, e sostituiti da pilastri ottagonali del modello proposto. Nel corso della seduta venne data piena autorità agli Operai di disporre dei proventi dell'Opera per disfare e costruire a loro arbitrio. Molto probabilmente i maestri interpellati dovettero fornire modelli anche per il resto dell'alzato, coi matronei e le volte a costoloni. I lavori dovettero ricominciare con nuova alacrità anche se si sa da un'istanza presentata dall'Operaio ser Bartolomeo di Nicolao Bacchini che nel 1379, nonostante fossero stati eretti altri pilastri, non si era ancora provveduto alla sostituzione di quelli eretti seguendo il precedente progetto. Il comune concesse altri 200 fiorini e si deve credere che solo allora si procedesse alla sostituzione. Nel maggio 1384 il comune erogava altri 200 fiorini per l'erezione di altri pilastri, dodici anni dopo la ripresa dei lavori. Altre notizie di vendite, richieste di sussidi e aiuti, al comune e nel 1387 addirittura a papa Urbano VI, concorrono nell'indicare la fine dei lavori intorno al 1390.

Il rinnovamento rinascimentale

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Alla metà del Quattrocento, esattamente nel 1452, il vescovo Stefano Trenta e l'operaio Francesco Totti commissionano a Leonardo Marti un nuovo coro ligneo di aggiornato gusto rinascimentale. Ma è dal 1467 che lo spazio interno della Cattedrale venne decisamente aggiornato con l'inserimento di nuovi arredi ed opere scultoree ad opera di Matteo Civitali, protagonista di questo rinnovamento, che lasciò in cattedrale le sue opere più importanti e che fino al 1486 lavorò su commissione di Pietro da Noceto e Domenico Bertini. Oltre ai loro monumenti funerari, lo scultore lucchese progettò ed eseguì le acquasantiere, il pavimento marmoreo impreziosito da intarsi, il recinto marmoreo del coro smantellato già nel 1619, il Tempietto del Volto Santo e l'Arca-altare di San Regolo.

A questi interventi seguono l'arrivo della pala di Ghirlandaio, il nuovo organo a cornu evangelii, realizzato nel 1480 e le vetrate absidali, realizzate alla fine degli anni ottanta da Pandolfo di Ugolino, verosimilmente sui cartoni di Vincenzo Frediani[9]. La rinnovata cattedrale poté disporre in questo periodo anche di aggiornati arredi lignei, perlopiù perduti, ad eccezione delle porte.

Misure e dimensioni

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ParametroMisura
Lunghezza84,3 m
Larghezza delle navate27,3 m
Larghezza del transetto43,6 m
Altezza della navata centrale27,6 m
Altezza del campanile58 m
La facciata
Epigrafe celebrativa della costruzione della cattedrale nel 1060.

La facciata, orientata verso ovest, capolavoro del tardo romanico lucchese, si compone di due parti: la parte inferiore consiste in un portico-nartece costruito nella prima metà del XII secolo aperto in tre grandi arcate di cui quella a destra più stretta per la vicinanza del preesistente campanile. Questo elemento architettonico, praticamente un unicum in ambito italiano, richiama simili esempi francesi e lombardo-ravennati. Guidetto e i suoi collaboratori realizzarono e decorarono dal 1204 la parte superiore, composta da loggette, sculture e bassorilievi. In basso, tra due grossi archi al di sopra di due mensole, si trova la copia del gruppo scultoreo di San Martino che divide il mantello con il Povero (l'originale è posto all'interno in controfacciata) di autore ignoto.[10]

Il portico, il cui cantiere fu coordinato da Lombardo, operaio della cattedrale, contiene al suo interno una varia e importante decorazione scultorea realizzata tra 1233 e 1260 circa, realizzata per la maggior parte da Guido Bigarelli e della sua bottega. La sua scansione cronologica più accreditatata è quella che vede realizzati per primi, tra 1233 e 1238 circa, i rilievi con le Storie della vita di san Martino e con il Ciclo dei mesi (ai due lati del portale principale), attribuiti ad un maestro lombardo detto Maestro di San Martino. Lo scultore procede con fine meramente didascalico ed illustrativo, corredando i rilievi di epigrafi esplicative in lettere capitali e costruisce le sue scene su fondo liscio senza accenno atmosferico o paesistico, ma con grande capacità spaziale e gusto per la simmetria compositiva. Le figure giganteggiano immobili nelle scatole prospettiche definite dalle modanature, 'realisticamente' volumetriche ma astratte in alcuni dettagli, vestite di abiti dalle tipiche pieghe a canne d'organo. Il maestro introduce inoltre la novità di collocare la rappresentazione dei Mesi non più nello strombo dei portale, ma orizzontalmente ai lati come in un fregio, dandole maggiore evidenza.

Seguì la decorazione del portale maggiore con la messa in opera dell'architrave con il rilievo raffigurante la Madonna con gli Apostoli, degli stipiti, opere attribuite generalmente al giovane Guido Bigarelli ed eseguite tra 1238 e 1246 circa come la lunetta del portale centrale con il Cristo in gloria tra due angeli considerata però più tarda (1247 - 1257 circa). Il rilievo dell'architrave è il primo lavoro dello scultore a Lucca e opera ancora giovanile, nel quale, su uno sfondo uniforme e compatto e con un senso plastico analoghi alle storie di san Martino, accentua la ricchezza dei dettagli nelle pieghe fitte dei panneggi e nelle capigliature sapientemente variate, e il naturalismo dei volti. Il grande Cristo nella lunetta del portale centrale, si trova dentro una mandorla che ha assunto consistenza fisica, tanto che i due angeli ai lati sembrano sostenerla o spingerla verso le sfere celesti. Ritorna qui un plasticismo molto fisico e spaziale, unito però ad un classicismo comune ad altre botteghe campionesi e ad una grandiosità monumentale ispirata a modelli d’Oltralpe.

La lunetta e l'architrave del portale destro rispettivamente con il Martirio di san Regolo e il San Regolo che disputa con gli Ariani, dallo stile plastico arricchito di profondità psicologica, sono stati eseguiti anch'essi probabilmente negli anni cinquanta, di solito attribuiti a un collaboratore della bottega del Bigarelli chiamato da alcuni Maestro di San Regolo, da alcuni riconosciuto in Guidobono Bigarelli, cugino di Guido, ma da ricondursi alla mano dello stesso Guido Bigarelli[11].

Dopo la morte di Guido Bigarelli nel 1257, la decorazione della lunetta e dell'architrave del portale sinistro con la Deposizione e Annunciazione, la Natività, l'Adorazione dei Magi, fu eseguita da Nicola Pisano, tra 1257 e 1260 circa. Lo scultore, chiamato dalla bottega del Bigarelli, realizzò nei rilievi figurati una delle opere più all'avanguardia del tempo che completò la decorazione dei portali.

Il porticato era spesso occupato da banchi di cambiavalute che trafficavano coi numerosi pellegrini che passavano da Lucca, una delle principali tappe sul percorso della Via Francigena. Un'iscrizione monumentale ricorda ai cambiavalute l'impegno assunto a non frodare i clienti e invita questi ultimi a fidarsi della protezione del clero della cattedrale e di San Martino.

Le porte lignee intagliate furono commissionate nel 1496 alla bottega di Masseo Civitali.

Su un lato della porta sinistra (la più spesso aperta perché consentiva la vista assiale della cappella del Volto santo) si trova una riproduzione della originale lapide con la datazione della cattedrale.

Su una delle pietre del pilastro addossato alla base del campanile si trova scolpito un labirinto affiancato da un'iscrizione che ricorda il mito di Teseo e Arianna.[12] Il genere di labirinto, per la similitudine con quello maestoso sul pavimento della cattedrale di Chartres e l'affresco recentemente scoperto in Alatri (FR), ha fatto pensare a una classe di opere artistiche dovute ai templari[13].

Nel nartece è anche il Medaglione di Giovan Pietro d’Avenza, celebrativo dell'umanista morto nel 1457, scolpito da Matteo Civitali tra 1465 e 1470 circa. Il ritratto di profilo a parete in un tondo all'antica, ben armonizzato con le decorazioni geometriche romaniche circostanti, è derivato da una precedente medaglia di Pisanello[14].

Alla destra della facciata si eleva la torre campanaria a base quadrangolare, che si apre verso l'esterno con cinque ordini di polifore (dal basso, rispettivamente monofore, bifore, trifore e due piani con quadrifore); il coronamento superiore è costituito da merli ghibellini. All'interno del campanile, vi è un concerto di sette campane in Mi♭3 calante, delle quali alcune dei secoli XIII-XIV.[15]

Lo stesso argomento in dettaglio: Campanile di San Martino (Lucca).
L'interno

L'interno della cattedrale è a croce latina, con aula divisa in tre navate con le due laterali sormontati da falsi matronei con trifore gotiche e la centrale terminante con un'abside semicircolare illuminata da tre grandi monofore romaniche; l'abside è interamente occupata dal presbiterio, al centro del quale si trova l'altare maggiore in marmi policromi. Il transetto, della medesima altezza della navata centrale, è a sua volta suddiviso in due navate, ma è privo di matroneo. In generale l'aspetto dell'interno è caratterizzato da un marcato verticalismo, anche in virtù della notevole differenza di altezza tra la navata centrale e le laterali. Queste forme francamente gotiche, pur moderate dall'uso degli archi a tutto sesto (gli archi acuti si ritrovano nei matronei e nell'ultima campata prima dell'abside), fanno dell'interno della cattedrale di Lucca un esempio abbastanza raro nell'architettura italiana.

Il pavimento è in buona parte una delle realizzazioni di Matteo Civitali per la cattedrale e, tra le sue più originali e raffinate, eseguito dalla metà dell'ottavo decennio: una griglia geometrica accoglie quadri con fantasie decorative geometriche e fitomorfe realizzate a intarsio marmoreo, alcune recuperate dal pavimento medievale. Al centro della navata è il grande quadro marmoreo policromo figurativo con il Giudizio di Salomone, datato 1475 e firmato dal senese Antonio di Ghino probabilmente su cartone di Matteo Civitali e Baldassarre di Biagio.

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La navata centrale, coperta da volte a crociera, è decorata da affreschi quattrocenteschi, forse eseguiti anch'essi da Baldassarre di Biagio e databili alla metà dell'ottavo decennio[16]. Fino al 1619 essa era in buona parte occupata dal coro ligneo intagliato dal 1452 da Leonardo di Francesco Marti che, tra 1485 e 1488 circa, fu incluso in un recinto marmoreo di Matteo Civitali. Di entrambi i complessi rimangono alcune parti conservate nel Museo della Cattedrale[17].

In controfacciata è un grande affresco con le Storie del Volto Santo poste sullo sfondo di un paesaggio collinare, dipinto da Vincenzo Frediani tra 1489 e 1495 circa e purtroppo quasi distrutto da un errato restauro nel 1960. In esso, nonostante le condizioni ottimali, il pittore mostra la sua ispirazione e il debito formale a Filippino Lippi, a cui si aggiunge un interesse ai dettagli realistici e tratti dalla vita quotidiana.

Nella seconda campata sono due acquasantiere del Civitali, probabilmente eseguite nell'ultimo decennio del Quattrocento, sottili variazioni dello stesso tema e nelle decorazioni dense di richiami alla scultura e all'architettura antica.

Sempre dello stesso scultore, affacciato alla navata centrale, dopo il quinto intercolunnio destro si trova il pergamo pensile commissionato nel 1494 da Domenico Bertini al Civitali e completato nel 1498. A pianta semi esagonale, quasi a riproporre la pianta del tempietto del Volto Santo nella navata sinistra, il pulpito mostra nella parte inferiore una sorta di repertorio di ornati architettonici utilizzati dallo scultore. La struttura era in origine sormontata da una cupola lignea purtroppo rimossa nel 1882, decorata da tavole con Profeti dipinte da Vincenzo Frediani, quest'ultime oggi conservate nel Museo della Cattedrale[18].

Gli altari laterali conservano diverse pale eseguite tra Cinquecento e Seicento, di Federico Zuccari, Jacopo Ligozzi, Passignano, tra le quali è anche una Ultima cena di Jacopo Tintoretto e bottega.

Alla fine della navata destra è un organo, costruito tra 1610 e 1650 dagli organari lucchesi, i fratelli Andrea e Cosimo Ravani, dirimpetto a quello quattrocentesco di Domenico di Lorenzo e simmetrico ad esso.

L'ampia sacrestia conserva il celebre monumento funebre a Ilaria del Carretto, realizzato dallo scultore Jacopo della Quercia tra il 1406 ed il 1408. Esso raffigura la nobildonna lucchese, moglie di Paolo Guinigi, alla quale, morta di parto molto giovane, fu dedicato il sarcofago marmoreo. Il sarcofago raffigura la ragazza in posa dormiente, riccamente abbigliata e giacente su un catafalco decorato con putti reggifestone. Ai piedi della figura della fanciulla giace un cagnolino, simbolo della fedeltà coniugale.

Nella parete opposta si trova l'altare, nel quale fu collocata nel 1835 da Giuseppe Pardini la Madonna in trono col Bambino e santi opera di Domenico Ghirlandaio, tuttora in loco, che la dipinse nel 1479 su commissione di Clemente di Antonio Andrucci e Piero di Lorenzo Spada per l'altare di san Pietro in Vincoli e della conversione di san Paolo che si trovava nella navata destra. L'opera introduce in città lo stile rinascimentale fiorentino e la tipologia della pala "quadra" con cornice ornata da motivi decorativi ispirati all'antico. Al di sopra è una lunetta dipinta su tavola con Cristo morto sorretto da Nicodemo, opera di Filippino Lippi forse nel 1498, non pertinente alla pala di Ghirlandaio e sistemata in tale collocazione anch'essa dal Pardini nel 1835. La tavola, eseguita con un certo intervento della bottega, poteva essere la parte superiore di una pala d'altare o più probabilmente un sovrapporta[19].

Sotto l'altare è collocata, anch'essa dal 1835, la Lastra di Sant'Agnello, resto di un'arca del santo che era parte di un altare già esistente in chiesa nel XII secolo ma traslocato nel 1390 nel transetto destro, data utile per la datazione della lastra stessa, al massimo realizzata negli anni subito successivi. Il rilievo con la figura giacente, di alta qualità tanto da essere stato attribuito al giovane Jacopo della Quercia ma ancora di discussa attribuzione, pare essere stato evidentemente uno dei modelli per il monumento a Ilaria del Carretto e mostra la fusione tra minuzie ed eleganze ancora gotiche di derivazione pisana, un certo naturalismo e un interesse per la definizione spaziale del 'luogo' in cui è posto il defunto e per la resa volumetrica della figura[20].

Matteo Civitali, Tomba di Pietro da Noceto

Alla parete destra del transetto destro è la Tomba di Pietro da Noceto, il segretario di papa Niccolò V morto nel 1467, commissionata dal figlio Nicolao. In origine alla parete destra della cappella di san Regolo e scolpita da Matteo Civitali tra 1467 circa (l'opera è documentata già in lavorazione nel 1469)[21] e 1472 (data riportata nell'epitaffio), è la prima opera dello scultore firmata e datata. Lo schema compositivo ad alto fornice è a tutta evidenza desunto da esempi fiorentini, come gli angeli reggiscudo, le specchiature marmoree colorate, le decorazioni antichizzanti, e soprattutto la Tomba di Leonardo Bruni di Bernardo Rossellino e il Monumento funebre di Carlo Marsuppini di Desiderio ne sono stati i modelli principali. Al centro è il sarcofago sormontato dalla statua del defunto disteso sul letto da esposizione che tiene un libro e una grande spada cavalleresca. Nel lunettone sovrastante è un tondo con la Madonna col Bambino e, ai lati due busti dello stesso Pietro e del figlio Nicolao.

Dello stesso scultore lucchese è anche la Tomba di Domenico Bertini e Sveva Risaliti nella parete della testata, completata nel 1479, decisamente meno vistoso di quello di Pietro da Noceto ma anch'esso derivato da modelli fiorentini rielaborati con personale originalità, corredato di un realistico busto a tutto tondo dell'umanista e dei curiosi sostegni a forma di teschi e di ossa[22].

A lato si apre la cappella del Sacramento, costruita tra 1524 e 1539 su progetto di Nicolao e Vincenzo Civitali. Nel 1567 Nicolao di Vincenzo Civitali edificò la facciata a giorno della cappella. L'altare eucaristico, realizzato nel 1581, incorpora un tempietto ottagonale scolpito nello stesso anno forse da Vincenzo di Nicolao Civitali, e due Angeli adoranti di Matteo Civitali provenienti dallo smembrato altare del Sacramento in origine nella parete orientale del transetto destro, commissionato allo scultore nel 1473 da Domenico Bertini ed eseguito probabilmente tra 1478 e 1479. Davanti all'altare, che è incerto se fosse a pianta centrale o a parete, dovevano essere le tombe terragne del Bertini e della moglie, mentre a lato era il monumento funebre oggi fuori dalla cappella[23]. Alla base fu sistemato un elemento marmoreo trecentesco opera di Andrea di Nino Pisano e proveniente forse dalla cappella di Antonio di Dino da Volterra fondata nel 1389[24].

A destra del presbiterio si trova la cappella di san Regolo, dal 1467 di patronato dei Da Noceto, introdotta da due elementi del recinto marmoreo del Civitali sistemati in questa posizione nel 1956. In essa è l'Arca-altare del santo, anch'essa commissionata da Nicolao da Noceto ed eseguita dal Civitali tra la seconda metà degli anni settanta del Quattrocento e il 1486 circa (anche se l'iscrizione nella testata destra dell predella dell’altare riporta la data M/CCCC/LXXX/IIII). La struttura verticale dell'arca, che ricorda la tomba di Baldassarre Coscia di Donatello, è composta di una parte superiore con il sarcofago e la figura del giacente, sormontati dalla Madonna col Bambino e di quella inferiore con la figura di San Regolo al centro, rappresentato stante e vivo e i santi laterali, Giovanni Battista e Sebastiano, tutti racchiusi in nicchie, che si qualifica come pala d'altare. Lo scultore risolve così, in modo spettacolare, il difficile problema di unire l'altare con la sua pala con un deposito tombale. Nella predella con rilievi narrativi, ai lati si notano il ritratto di profilo del committente Nicolao da Noceto a destra, e a sinistra quello del figlio adolescente Pietro junior.

La cappella conteneva, alla parete destra la tomba di Pietro da Noceto ed era stata anche decorata con affreschi commissionati a Michele Ciampanti nel 1485, probabilmente già perduti nel Cinquecento con l'abbattimento della parete destra per aprire un varco verso la Cappella del Santissimo Sacramento, avvenuto nel 1524[25].

Nell'abside, le tre vetrate, la centrale e le due laterali, sono le uniche rimaste di un vasto insieme di vetrate realizzato tra anni settanta e ottanta del Quattrocento, uno dei più importanti dell'epoca, disgraziatamente sostituito a metà Ottocento, a causa del loro deterioramento, da quelle di Giuseppe Bertini, a loro volta distrutte durante la seconda guerra mondiale. Nella vetrata centrale un'iscrizione riporta la firma di Pandolfo di Ugolino e la data 1485, mentre l'attribuzione dei cartoni, molto dibattuta nel tempo, è oggi collocata in ambito lucchese e probabilmente spettante a Vincenzo Frediani, forse ancora in stretta collaborazione con Filippino Lippi[26].

Altri due elementi dello stesso recinto marmoreo civitaliano chiudono parzialmente la cappella contenente l'Altare della Libertà di Giambologna, del 1579.

Nell'angolo nordorientale dell'edificio si trova la cappella del Santuario, edificata tra 1628 e 1637 su progetto di Muzio Oddi per conservare degnamente le reliquie di sette santi (i fratelli Vincenzo e Benigno, Aniello, i fratelli Mauro e Giasone con la madre Ilaria e Lucina) rimossi dalle loro precedenti collocazioni in chiesa. A questo scopo furono eretti tra 1680 e 1681 due grandi reliquiari marmorei gemelli, forse su disegno di Giovanni Coli e Filippo Gherardi, posti alle pareti laterali della cappella. I depositi, che riutilizzarono diversi elementi del recinto marmoreo del Civitali smantellato decenni prima, sono stati rimossi nel 1888[27]. L'altare custodisce la tavola con la Madonna col Bambino in trono e i santi Giovanni Battista e Stefano, detta Madonna del Santuario, firmata da Fra' Bartolomeo e datata 1509. Il dipinto, ricollocato dal 2017 dal Museo Nazionale di Villa Guinigi, mostra debiti alla Madonna del Baldacchino di Raffaello, e un uso dello sfumato pittorico e degli effetti di controluce che è stato letto in riferimento sia all'opera di Leonardo, sia al soggiorno veneziano del 1508. La semplice ma efficace composizione, con due soli santi al fianco della Madonna col Bambino, sarà un fortissimo modello per molte pale lucchesi del Cinquecento[28].

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All'inizio della navata sinistra è l'organo rinascimentale, commissionato nel 1480 a Domenico di Lorenzo dal punto di vista meccanico, a Domenico di Zanobi per la cantoria lignea, completata dalla decorazione pittorica di Michele Ciampanti e Girolamo di Bartolomeo.

Nella terza campata della navata laterale di sinistra, si trova il Tempietto del Volto Santo, anch'esso opera, non solo scultorea ma anche architettonica, di Matteo Civitali, dove è custodito il Volto Santo di Lucca, ovvero il crocifisso ligneo che la tradizione vuole realizzato dal fariseo Nicodemo ad immagine di Gesù, al centro delle celebrazioni per il 14 settembre, giorno della Santa Croce.[29]. Il tempietto è un'edicola realizzata nel 1482-1484 a pianta ottagonale e dotata di otto colonne che sostengono volte archi a tutto sesto.

Il primo altare sinistro oggi reca una tela di Giovan Battista Paggi ma in una prima sistemazione presentava un affresco di Vincenzo Frediani con la Trinità, ritrovato nel 1870, strappato ed oggi custodito nel Museo della Cattedrale.

Organo a canne

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Lo stesso argomento in dettaglio: Organo della cattedrale di San Martino a Lucca.
La cassa di sinistra e quella di destra dell'organo a canne.

Nella cattedrale, si trova l'organo a canne Mascioni opus 755, costruito nel 1957-1962.[30]

Lo strumento, a trasmissione elettrica ha 48 registri divisi su tre tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32, con consolle mobile indipendente nell'abside; il materiale fonico è così collocato all'interno della chiesa:

  • dietro l'altare maggiore, nell'abside, si trova il Positivo corale (prima tastiera) e la relativa sezione del pedale (Pedale corale);
  • nella cassa rinascimentale sulla cantoria nella sesta campata della navata laterale di destra, si trovano il Grand'Organo (seconda tastiera) e il Pedale;
  • nella cassa rinascimentale sulla cantoria nella sesta campata della navata laterale di sinistra si trova l'Espressivo (terza tastiera).
  1. Secondo il Ghilardicci, nel suo San Martino, la quarta cattedrale di Lucca, opera postuma, 2021, San Martino fu solo la quarta cattedrale. Ghilarducci svolge la tesi che a Lucca si siano avute ben quattro cattedrali in tempi successivi. La prima fu quella di S. Pietro, posta dove è attualmente l’Oratorio della Madonnina, fuori e presso la porta meridionale. La seconda fu quella di santa Reparata, costruita alla fine del IV secolo ma occupata dagli ariani almeno fino all'inizio dell'VIII secolo. La terza fu S. Vincenzo, (oggi S. Frediano), extraurbana che venne costruita da San Frediano per l'occupazione di Santa Reparata. L’ultima e attuale fu S. Martino.
  2. non frequentissimo in Italia, ma tipico del nord Europa, specie in epoca pre-carolingia
  3. Un'iscrizione murata nel portico della cattedrale odierna recita MILLEQUE SEX DENIS TEMPLUM FUNDAMINE IACTO/LUSTRO SUB BINO SACRUM STAT FINE PERACTO
  4. l'iscrizione recita: Mill(esimo) CC IIII condidit electi / tam pulchras dextra Guidecti
  5. L’iscrizione recita: † H(oc) OP(us) CEP(it) FIERI . A BELENATO . ET | ALDIBRA(n)DO . OP(er)ARIIS A. D. M.CC.XXXIII. Cfr. Aurora Corio, Un cantiere campionese in Toscana alle soglie della 'modernità'. I portali di San Martino a Lucca, in AA. VV., San Martino a Lucca. Storie della cattedrale, Lucca, 2020, pag. 61 e n. 7 a pag. 249.
  6. Aurora Corio, Un cantiere campionese in Toscana..., in AA. VV., San Martino a Lucca..., cit., Lucca, 2020, pagg. 64 - 65.
  7. 1 2 Roberto Ridolfi, L'arte in Lucca studiata nella sua Cattedrale, Lucca 1882, pag 22 e sgg.
  8. 1 2 Ridolfi, Basiliche medioevali della città di Lucca, pag.132
  9. Mauro Natale, Note sulla pittura lucchese alla fine del Quattrocento, in "The J. Paul Getty Museum Journal", N. 8, 1980, pag. 52.
  10. La statua equestre di San Martino che divide il mantello con un povero presenta analogie con quella del Cavaliere di Bamberga.
  11. Aurora Corio, Un cantiere campionese in Toscana..., in AA. VV., San Martino a Lucca..., cit., Lucca, 2020, pagg. 85 - 86.
  12. “Hic quem Creticus edit Daedalus est laberinthus de quo nullus vadere quivit qui fuit intus ni Theseus gratis Ariane stamine jutus” che tradotta suona più o meno Questo è il labirinto che il cretese Dedalo costruì e dal quale nessuno, entratovi, poté uscirne; all'infuori di Teseo aiutato, per amore, dal filo di Arianna.
  13. Prezioso affresco "Il Cristo nel Labirinto" in un cunicolo nel chiostro di San Francesco di Alatri, su menteantica.it. URL consultato il 16 aprile 2021 (archiviato dall'url originale il 14 settembre 2012).
  14. Francesco Caglioti, Su Matteo Civitali scultore, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, 2004, pagg. 38 - 40.
  15. Filmato audio Lucca, campane del Duomo di San Martino. Angelus, su YouTube. URL consultato il 1º aprile 2016. Modifica su Wikidata
  16. Riccardo Massagli, Baldassarre di Biagio del Firenze e Matteo Civitali pittore: qualche novità sulla pittura lucchese di secondo Quattrocento, in "Arte cristiana", vol. 88, 2000, pagg. 287 - 288.
  17. Francesco Caglioti, Matteo Civitali, Elementi del recinto del "coro grande" della cattedrale di San Martino a Lucca, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, 2004, pagg. 412 - 415.
  18. Francesco Caglioti, Matteo Civitali e i suoi committenti nel Duomo di Lucca, in Matteo Civitali nella Cattedrale di Lucca..., cit. in bibliografia, Lucca 2011, pag, 24.
  19. Massimo Ferretti, Filippino Lippi (e bottega), Cristo morto sorretto da Nicodemo, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, 2004, pagg. 432 - 433.
  20. Gabriele Donati, Lucca al tempo di Paolo Guinigi, Lucca 2007, pagg. 64 - 65.
  21. Francesco Caglioti, Matteo Civitali e i suoi committenti..., cit. in bibliografia, Lucca 2011, pag, 44.
  22. Francesco Caglioti, Matteo Civitali e i suoi committenti..., cit. in bibliografia, Lucca 2011, pagg, 27 - 28.
  23. Francesco Caglioti, Matteo Civitali e i suoi committenti..., cit. in bibliografia, Lucca 2011, pag, 68.
  24. Francesco Caglioti, Matteo Civitali, Angeli adoranti, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, 2004, pag. 407.
  25. G. Concioni, Appendice documentaria, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo 2004, p. 555.
  26. Massimo Ferretti, scheda 4.22, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, 2004, pagg. 445 - 449.
  27. Francesco Caglioti, Matteo Civitali, Elementi del recinto del "coro grande"... cit., in "Matteo Civitali e il suo tempo..., cit., Cinisello Balsamo, 2004, pagg. 414 - 415.
  28. Massimo Ferretti, Michele Angelo di Pietro, Madonna col Bambino in trono e i santi Giovanni Battista e Stefano, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, 2004, pagg. 544 - 545.
  29. Civitali M. sec. XV, Tempietto del Volto Santo in marmi policromi dorati, su beweb.chiesacattolica.it. URL consultato il 25 giugno 2017.
  30. Database - Nuovi strumenti, su mascioni-organs.com. URL consultato il 16 novembre 2012 (archiviato dall'url originale il 24 febbraio 2014).
  • Enrico Ridolfi, L'arte in Lucca studiata nella sua Cattedrale, Lucca, Tip. B. Canovetti, 1882, ISBN non esistente.
  • Franco Baggiani, Organi e organisti nella Cattedrale di Lucca, Lucca, Maria Pacini Fazzi, 1982, ISBN non esistente.
  • AA. VV., Lucca. La storia, l'architettura, l'arte della città e del territorio. Itinerari nel patrimonio storico-religioso, a cura di Maria Teresa Filieri, Milano 1999.
  • Enrico Ridolfi, Basiliche medioevali della città di Lucca, a cura di Gabriele Morolli, Lucca, Fondazione cassa di risparmio di Lucca, 2002, ISBN 88-8215-486-6.
  • Giuseppe Merzario, I Maestri Comacini - Storia artistica di milleduecento anni (600-1800), Milano, G. Agnelli, ISBN non esistente.
  • Maria Teresa Filieri, Il rinnovamento delle chiese lucchesi alla fine del Quattrocento, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo 2004, pp. 207 - 235.
  • Giovanni Pozzi, Templum Salomonis. Simboli e misteri intorno alla cattedrale di Lucca, Lucca, San Marco Litotipo, 2011, ISBN 978-88-88781-43-3.
  • AA. VV., Matteo Civitali nella Cattedrale di Lucca. Studi e restauri, a cura di Antonia D’Aniello e Maria Teresa Filieri, Lucca 2011.
  • AA. VV., San Martino a Lucca. Storie della cattedrale, a cura di Paolo Bertoncini Sabatini, Lucca, 2020.

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