Marmo verde di Prato

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Le absidi in marmo serpentino della Pieve di Sant'Ippolito a Prato
Un particolare della facciata della Badia fiesolana con intarsi in marmo verde di Prato

Il marmo verde di Prato, detto anche "serpentino", è una roccia metamorfica, appartenente alle serpentiniti appenniniche. Tipica dell'area pratese era storicamente cavata nei dintorni del borgo medievale di Figline, una frazione di Prato, sulle prime pendici dell'Appennino.

La pietra, caratterizzata dal colore verde, a volte leggermente variegato, può presentare varie tonalità con sfumature tendenti per esempio al grigio o al blu ed a volte verso un verde scurissimo, infatti alcune volte viene detto "marmo nero di Prato".[1] Si presta ad una facile lucidatura pur con una struttura non perfettamente omogenea, ed è stata utilizzata fin dal medioevo, nell'architettura toscana, soprattutto per rivestimenti decorativi, forse anche a causa della sua somiglianza con il porfido verde antico, una delle pietre più utilizzate nelle tarsie dell'opus sectile tardoromano.

Tale materiale, infatti, ha grandemente caratterizzata l'architettura medievale toscana, soprattutto nel periodo romanico, dando vita, insieme alla pietra alberese o al marmo di Carrara, alla tipica bicromia del romanico toscano: pisano, ma soprattutto lucchese, pistoiese, pratese, fiorentino.

Incrostazioni in marmo verde di Prato si trovano per esempio nell'esterno del Battistero di Firenze, della Basilica di San Miniato al Monte, della Badia Fiesolana, del Duomo di Prato, della Chiesa di Sant'Andrea, del campanile del duomo di Firenze[2] e molti altri monumenti anche del periodo gotico e fino all'epoca rinascimentale (Santa Maria delle Carceri a Prato, facciata di Santa Maria Novella a Firenze). Comunque il Verde di Prato è stato utilizzato anche per membrature architettoniche strutturali fin dal medioevo, come nelle colonne della chiesa dei Santi Apostoli a Firenze.[3] Più raro l'uso per murature, come nel raro esempio della Pieve di Sant'Ippolito in Piazzanese a Prato.

In tempi relativamente recenti è stato utilizzato, frantumato, come materiali per sottofondi stradali e ferroviari. Negli anni Ottanta, ha conosciuto un breve ritorno nell'architettura con gli architetti cosiddetti "post-moderni" dell'area fiorentina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "... nigrorum de Monte Ferrato..." ASF,1722,cc. 7 Notarile antecosimiano,34r-38v.
  2. ^ Marco Frati, De bonis lapidibus conciis: la costruzione di Firenze ai tempi di Arnolfo di Cambio : strumenti, tecniche e maestranze nei cantieri fra XIII e XIV secolo, Firenze University Press, 2006, p.62-63.
  3. ^ C. Acidini Luchinat, Storia, arte, fede nelle chiese di Firenze, Giunti Editore, 2001, p.248.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Analoghe caratteristiche al Verde di Prato hanno anche altre rocce con analoga struttura chimica. Si veda in generale:

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