Chiesa di San Francesco (Prato)

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Coordinate: 43°52′45.09″N 11°05′49.04″E / 43.879192°N 11.096956°E43.879192; 11.096956

Chiesa di S. Francesco
Prato, San Francesco.JPG
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Prato-Stemma.png Prato
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Francesco d’Assisi
Diocesi Diocesi di Prato
Consacrazione 1508
Stile architettonico Romanico fiorentino, Neogotico, Rinascimentale
Inizio costruzione 1228
Completamento 1331
Sito web [[1]]
055PratoSFrancesco.JPG

La chiesa di San Francesco, nella omonima piazza (XIII - XIV sec.), sorge nel nucleo più antico della Città di Prato ed è un importante luogo di culto cattolico e una delle prime chiese francescane insieme al suo grande convento costruito sul terreno che venne donato dal comune ai frati minori solo otto giorni dopo la canonizzazione del santo, nel 1228.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Cappella absidale di sinistra prima dei restauri (1902)

Nel 1223 esistevano una piccola chiesa e pochi piccoli ambienti collegati. L'attuale edificio fu iniziato nel 1281, vicino al primo oratorio dell'omonimo convento francescano sorto nel 1228, e fu concluso nel 1331. Tuttavia la chiesa fu consacrata solennemente solo il 15 gennaio 1508 da Giovanni da Prato vescovo dell'Aquila[1].

Entro il 1330 furono realizzati, a ridosso dell'ampliamento delle mura cittadine, sacrestia, capitolo, refettorio e dormitori, mentre nel XV secolo si costruì il chiostro e i nuovi ambienti intorno ad esso.

Nel corso dei secoli seguenti chiesa e convento vennero più volte aggiornati, soprattutto nel Seicento, senza subire però eccessive trasformazioni strutturali. Dal 1793, dopo la soppressione del convento, i frati francescani acquisirono la cura della parrocchia di San Donato, qui trasferita dall'antica chiesa in piazza del Comune, finché nel 1818 vennero sostituiti dai frati Carmelitani, provenienti dal convento della Chiesa di Santa Maria della Pietà (Prato).

Nel 1902-1904 furono condotti radicali restauri nella chiesa che comportarono l'eliminazione degli interventi post rinascimentali e il ripristino, in stile neogotico, degli interni (su progetto di Ezio Cerpi). La chiesa fu quindi riaperta al culto il 15 ottobre del 1904.

Il Capitolo Provinciale dell’Ordine dei carmelitani scalzi, nell'aprile 1993, restituì la cura della parrocchia alla diocesi che l’aggregò a quella limitrofa di Santa Maria delle Carceri, mentre nel Capitolo del 1999, in seguito alla ristrutturazione della Provincia Carmelitana, dovuta al diminuito numero di vocazioni, si decise di ritirare la comunità da San Francesco, cosa che avvenne il 12 settembre di quell'anno.

Architettura esterna[modifica | modifica wikitesto]

Quasi interamente in mattoni (primo edificio pubblico di Prato ad essere realizzato con questa tecnica, anziché in pietra), ha la facciata, in stile romanico - gotico, a fasce bicrome di pietra alberese e serpentino, aperta dall'elegante portale e conclusa dal timpano triangolare. L'originale architrave del portale, a conci bianchi e verdi, ha al centro uno stemma (in pietra dipinta) dei Pugliesi e sui lati due personaggi di quella famiglia inginocchiati, scolpiti in arenaria. Sui capitelli, a forme acantiforme, si imposta la lunetta falcata, ornata da colonnine tortili e polilobate e sottolineata da una cornice a conci bianchi e verdi. All'interno della lunetta vi è un affresco dell'Ottocento eseguito dal pratese Martino Benelli (il rimpello probabilmente copre un'opera più antica).

In asse col portale vi è l'occhio circolare (un tempo dotato di rosone in marmo rosa), la cui riquadratura è però frutto del completamento rinascimentale della facciata insieme al grande timpano entrambi progettati ed eseguiti da Giuliano da Sangallo - operante nella vicina Basilica di Santa Maria delle Carceri. Nel timpano è un'iscrizione («DEUS SUPER OMNIA») e al centro un occhio nel quale vi è un importante rilievo in stucco di notevole qualità, opera di Andrea della Robbia, databile intorno al 1490, raffigurante San Francesco che riceve le stimmate.

Il fianco sinistro ha paramento in cotto, scandito da lesene, che prosegue nell'interessante esterno del transetto, nel quale la linea degli spioventi della cappella maggiore è proseguita dalla Cappella Regnadori, non prevista nel progetto originario e aggiunta nella prima metà del Trecento, che sporge dalla parete.

La zona absidale prospetta su un piccolo spazio con olivi nel quale è posta la scultura in bronzo "Tensione" (1962) di Salvatore Messina.

A destra della chiesa (guardando la facciata) si erge l'elegante campanile a torre realizzato dall'architetto pratese Antonio Benini (1799-1801) per sostituire il primo campanile a vela un tempo costruito sopra l'abside; la struttura è infelicemente fondata sulla Cappella Migliorati.

L'interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno della chiesa dopo i restauri (1904)
Interno della chiesa all'inizio dei lavori (1902)
Lastra tombale di Francesco Datini (Niccolò di Piero Lamberti - 1411)

Il vasto interno, seppure impoverito da un ripristino neomedievale nel 1902-1904, conserva però opere notevoli. Il raffinato monumento sepolcrale di Geminiano Inghirami (1460 circa), con l'austera figura marmorea distesa, attribuibile a Pasquino da Montepulciano (in uno stile vicino anche a Antonio Rossellino), che eseguì anche il piccolo ciborio sulla parete del presbiterio.

Presso un pulpito rinascimentale in pietra serena è collocata una tavola quattrocentesca col Monogramma di Cristo, che si ritiene portata a Prato da san Bernardino, mentre sopra l'altar maggiore è posto un Crocifisso trecentesco in legno policromato, di drammatica espressività, donato dal mercante Francesco Datini, che volle essere sepolto davanti all'altare: nella sua raffinata lastra tombale in marmo bianco (Niccolò di Pietro Lamberti, 1411-12) lo raffigura in un elaborato tabernacolo gotico.

Cappella Regnadori[modifica | modifica wikitesto]

Dalla porta sottostante la cantoria, sulla sinistra del presbiterio, si accede alla Cappella Regnadori, sporgente dal fianco esterno della chiesa.

Realizzata nella prima metà del Trecento, è coperta da due crociere con costoloni; la parete a sinistra dell'ingresso è ornata da un'incorniciatura in pietra serena tardorinascimentale, con arcone su pilastri scanalati, la quale dava accesso ad un'altra cappella coeva (di padronato Spighi) demolita nel 1903. La parete di fronte all'ingresso conserva tracce di affreschi secenteschi; e sul semipilastro che la divide in due è scolpito lo stemma trecentesco della famiglia Regnadori (dalla quale la cappella prende il suo nome). A destra sormontato da una monofora vi è l'altare neogotico mentre il ciborio è lo stesso che ornava un tempo l'altare maggiore. Di lato all'altare vi sono due nicchie con statue: a sinistra un Ecce Homo settecentesco in cera colorata, all'opposto una Addolorata del primo novecento

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale organo della chiesa di S. Francesco venne realizzato nel 1979 secondo particolari tecniche artigianali e con una ricercata elaborazione esclusiva dei vari elementi che lo compongono. Tutte le trasmissioni dello strumento sono interamente meccaniche. Per la catenacciatura del Grand'organo, del pedale e dei registri sono stati impiegati rulli di ferro ancorati ai supporti lignei con strangoli in ottone. Per l'Organo Eco fu invece adottata una meccanica a ventaglio le cui bascule sono costruite in legno di quercia. I registri sono azionati da tiranti di quercia a sezione quadrata, con grossi pomelli in pauferro disposti in colonna ai lati delle tastiere. Queste ultime sono state costruite in legno di castagno ricoperte in bosso (per i tasti naturali) e in pauferro (per i tasti cromatici). Per le spallette è stato impiegato legno di noce mentre la pedaliera è in rovere.

Il somiere di Grand'Organo è collocato in alto sopra la consolle, quello del positivo nel basamento dell'organo, dietro le tastiere, la basseria sul fondo della cassa. Sono presenti due mantici a lanterna alimentati da un elettroventilatore. La pressione del vento è di 180 millimetri, in colonna d'acqua. Il principale di 8', collocato quasi interamente in facciata, è stato realizzato in stagno mentre per tutte le altre canne è stata impiegata una lega al 20% di stagno.

Lo strumento è stato accordato secondo un temperamento inequabile a un quinto di comma del tipo:

Ordine dei registri.jpg
ORDINE DEI REGISTRI SUI SOMIERI
San francesco-organ 1.jpg
GRAND'ORGANO
Principale
Raddoppio P.
Ottava
XXV
XIX
XXII
XXVI-XXIX
Tromba
Flauto Traverso
Flauto in Ottava
Nazardo/Soprani
ORGANO ECO
Flauto a Camino
Ottava
XV
XVII
XIX
Voce Umana
PEDALE
Tromboni (Somieri; Laterali)
Contrabbassi
Bassi (Somiere separato con valvola)

Sacrestia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla porta sottostante la cantoria di destra rispetto al presbiterio si accede alla sacrestia. Questa sala, ampia e con copertura lunettata è ornata da decorazioni ottocentesche dipinti da Luigi Catani e che verosimilmente nascondono affreschi più antichi. Al centro della volta vi è un dipinto raffigurante la Madonna e il Bambino Gesù tra i santi Teresa e Giovanni della Croce. Della prima metà del Settecento è invece l'importante bancone ligneo decorato ad intarsio che occupa il centro della sacrestia. Da questo grande ambiente è possibile accede alla Sala del Capitolo o uscire nel chiostro quattrocentesco attraverso un elegante portoncino.

Il chiostro rinascimentale[modifica | modifica wikitesto]

Chiostro

Dalla sacrestia si accede all'arioso del chiostro, che costituisce la prima architettura pienamente rinascimentale nel territorio Pratese, progettato da artisti di cultura michelozziana, per volere del Ceppo di Francesco Datini tra il 1438 e il 1440 sotto la direzione - e probabilmente su progetto - di Domenico di Pino, di origine pratese; e del fiorentino Antonio del Nero Bartolini.

Colonne, lesene, peducci e stemmi angolari vennero lavorati da Andrea di Noferi, noto scalpellatore fiorentino. Quest'ultimo e Domenico di Pino avevano operato poco prima anche per il Chiostro degli Aranci nella Badia Fiorentina, molto simile a quello pratese come soluzioni stilistiche (benché nel chiostro di San Francesco sia stato realizzato solo l'ordine inferiore, il progetto originario prevedeva, come a Firenze, un secondo ordine loggiato). I restauri condotti nel 1942-43 (a cura di Adelio Colzi e Piero Sampaolesi) portarono al ripristino di buona parte dei pietrami (tra questi sette capitelli e sedici lesene).

Il chiostro, quadrangolare, ha lati formati da cinque ampie arcate (sei nel lato orientale) a sesto appena ribassato, sostenute da esili colonne ioniche in pietra serena che poggiano su una panchina. Le coperture a crociera si impostano sulle colonne e su peducci ionici con goccia a foglia d'acanto. All'esterno, sopra le colonne poggiano lesenette scanalate, che dovevano ricollegare il primo ordine con il superiore, mai costruito (il chiostro è coperto da un tetto spiovente). Lungo le pareti sono tutta una serie di lapidi sepolcarali e stemmi, dal XV al XIX secolo, con decorazioni ottocentesche. Il lato occidentale, a sinistra dell'ingresso dalla piazza, è stato assai rimaneggiato nel Novecento ma conserva tuttavia una lunetta archiacuta degli inizi del Quattrocento, attribuita a Giovanni di Tano Fei (Madonna col Bambino e, nella cornice Cristo benedicente, San Ludovico e San Francesco) che sormontava l'ingresso alla "Compagnia di San Girolamo" (o della Madonna della Pietà), fondata nel 1438 nell' antico oratorio che costituì forse la primitiva chiesa francescana, realizzata intorno al 1228.

Sulla parete è riportata una consuntissima lastra tombale in marmo, illeggibile, del giureconsulto Niccolò Torelli, deceduto nel 1338. Lungo il lato settentrionale, di fianco nella chiesa, era la sepoltura di Geminiano Inghirami, ornata di affreschi,totalmente perduti, eseguiti da Filippo Lippi nel 1459; su questa parete restano alcuni monumenti funebri ottocenteschi, stemmi e iscrizioni, e altre due consunte lastre tombali in marmo bianco , con figure di frati o terziari francescani, datate 1430 e 1449, quest'ultima di notevole qualità nella resa nervosa del panneggio. Poco oltre è la lastra anteriore del monumento a Ludovico Aliotti, vescovo di Volterra, con putti,entro girali vegetali, che sorreggono stemmi e il pastorale, opera attribuita alla bottega di Niccolò Lamberti. Un'ampia nicchia centinata, all'estremità del lato orientale, è affrescata con una Madonna con Bambino in trono fra i Santi Pietro e Paolo da Lippo di Benivieni. Sotto l'affresco è la lapide di Giovacchino Carradori (1758-1818), noto fisico e naturalista pratese che si occupò di ricerche ed esperimenti in vari campi, pubblicando oltre 250 studi.

Nella prima parte del lato orientale le arcate del chiostro modificano la loro dimensione formando una campata più stretta, in modo da inquadrare perfettamente le tre aperture centinate dalla trecentesca Cappella Migliorati (o del Capitolo)

Cappella Migliorati (o Sala del Capitolo)[modifica | modifica wikitesto]

La cappella Migliorati (Sala del Capitolo)
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cappella Migliorati.

La cappella, a pianta quasi quadrata, è coperta da una bella volta a crociera con costoloni, impostata su pilastri angolari; purtroppo su questo ambiente fu fondato il campanile a torre, terminato nel 1801, che occupò l'angolo nord-ovest della cappella distruggendo alcune scene che la decoravano. L'ambiente infatti era stato interamente decorato per volontà della famiglia Migliorati (della quale restano gli stemmi nei pilastri angolari) dal fiorentino Niccolò Gerinifra il 1395 e il 1400.

La volta è decorata nei quattro spicchi dalle imponenti figure dei quattro evangelisti, con vesti dai bei panneggi e di vivace cromatismo, risaltanti sul fondo azzurro a stelle d'oro. La scena più grandiosa e solenne del ciclo, purtroppo la più rovinata, occupa la vasta lunetta della parete orientale, di fronte all'ingresso, e raffigura la Crocifissione, o più precisamente una meditazione sul dramma della Passione alla quale partecipano vari santi (ispirata all'"Albero della croce" di Taddeo Gaddi nel convento di Santa Croce a Firenze).

Storie di San Matteo (Irto fa uccidere San Matteo

Al centro, isolato, è il monumetale, pacato Crocifisso ai cui piedi la composta Maddalena sembra sostenere la Croce. L'altare in muratura è ornato da un affresco a monocromo con Cristo in pietà tra la Vergine e San Francesco.

Sulla parete destra sono le storie di San Matteo, su due registri, narrate con cura analitica ed equilibrio, indulgendo ad effetti di eleganza e preziosità che non raggiungono la maestosità della Crocifissione. Sulla parete sinistra, tagliata dal campanile, sono dipinte le storie di Sant'Antonio abate. La parete di ingresso, infine, ha nella lunetta finte nicchie coi santi Chiara d'Assisi, Caterina d'Alessandria e, al centro, Giovanni Battista, ai piedi del quale è l'iscrizione con la firma dell'artista (« NICCHOLO DI PIERO GIERINI DIPINTORE FIORENTINO PINSE QUI CON SUO COLORE » ), mentre a destra sono Bartolomeo e Tommaso d'Aquino.

Altri ambienti[modifica | modifica wikitesto]

Oratorio di Sant'Antonio, Abate[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Oratorio di Sant'Antonio Abate (Prato).

Sul lato settentrionale rispetto alla chiesa, da piazza S. Antonino si accede all'Oratorio di Sant'Antonio Abate. L'edificio ha la porta ornata da una copia della lunetta di Andrea della Robbia con Sant'Antonio abate.

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cesare Guasti, Bibliografia pratese, compilata per un da Prato, Prato, 1844, pag. 300

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesare Guasti, Bibliografia pratese, compilata per un da Prato, Prato, 1844
  • Amerigo Bresci, La Chiesa monumentale di S. Francesco in Prato, Prato: Stabilimento Lito-tipografico Nutini, 1904
  • Francesco Gurrieri, La fabbrica del San Francesco in Prato, Prato: Azienda Autonoma di Turismo, 1968
  • Nannini Berti, Paola, Il complesso del convento e chiesa di San Francesco in Prato, Roma, 1982
  • Una lapida di marmo bianca: il restauro della pietra tombale di Francesco Datini nel S. Francesco di Prato - [scritti di G. Nigro, I. Lapi Ballerini, D. Valentini, V. Vestri], Prato: Il Cenacolo, 1995
  • Claudio Cerretelli, Prato e la sua provincia, Prato: Giunti Editore, 2003

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]