Madness

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Madness
Madness in concerto al Glastonbury Festival
Madness in concerto al Glastonbury Festival
Paese d'origine Regno Unito Regno Unito
Genere 2 tone ska[1]
New wave[1]
Periodo di attività 1976- 1986
1992 -in attività
Album pubblicati 14
Studio 9
Live 1
Raccolte 4
Sito web

I Madness sono un gruppo musicale two tone ska britannico nato nel quartiere di Camden a Londra nel 1976.

Si tratta di una delle principali formazioni 2 Tone Ska, assieme ai The Specials, Bad Manners, The Selecter e The Beat.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La formazione iniziale del gruppo prende il nome di Invaders ed è costituita da Mike Barson, Chris Foreman e Lee Thompson nel 1976. Due anni dopo si aggiungono a loro altri musicisti, ossia Graham McPherson, Mark Bedford, Chas Smash e Dan Woodgate ed il nome della band cambia in Morris & the Minors. Solo successivamente, nell'arco di alcuni mesi, si sceglie il nome Madness per omaggiare Prince Buster.[2]

Nel 1979 esce anche il primo singolo, The Prince, che rappresenta un altro tributo a Buster. Il singolo permette già al gruppo di farsi conoscere e di siglare un contratto discografico con la Stiff Records, che pubblica il successivo One Step Beyond. Esce quindi il primo album, chiamato proprio One Step Beyond... e prodotto da Clive Langer e Alan Winstanley. Nei successivi anni il gruppo pubblica una serie di brani che scalano le classifiche.[2]

Il 1980 è l'anno di Night Boat to Cairo e dell'EP Work Rest and Play. Esce a stretto giro il secondo disco, Absolutely, che arriva alla seconda posizione della classifica UK Albums Chart, ma che non sfonda negli Stati Uniti, dove il gruppo aveva firmato per la Sire Records.[2]

Nell'autunno 1981 esce il terzo album, che contiene la hit It Must Be Love (cover di Labi Siffre). Il successivo Cardiac Arrest viene boicottato dalle radio ma grazie al brano House of Fun, il gruppo raggiunge comunque la vetta delle charts.[2] Stessa sorte tocca alla raccolta Complete Madness.

Nel 1982 il gruppo torna con The Rise & Fall, svolta pop che comunque conferma il successo della band, merito anche del brano Our House. All'apice del successo, l'autore del gruppo Mike Parson lascia i Madness per dedicarsi alla famiglia e per andare a vivere in Olanda.[2][3]

I successivi lavori (Michael Caine, Keep Moving), seppur di successo, decretano la rottura con la Stiff Records e la nascita della Zarjazz, label di riferimento dei Madness che pubblica i successivi lavori Yesterday's Men (1985) e Mad Not Mad. Nel 1986 esce una cover dei Scritti Politti (Sweetest Girl). Nel settembre dello stesso anno viene decretato lo scioglimento del gruppo.[2] L'ultimissima pubblicazione prima dello scioglimento è rappresentata dal singolo Waiting for the Ghost Train.

Un anno e mezzo dopo il gruppo riunisce come quartetto costituito da Chris Foreman, Lee Thompson, Chas Smash e Suggs, a cui si aggiungono Jerry Dammers (ex The Specials), Steve Nieve e Bruce Thomas (entrambi già collaboratori di Elvis Costello con i The Attractions). Esce poi I Pronounce You, che rappresenta l'unico lavoro prima di un altro scioglimento.[2]

Nel 1992 il gruppo si rifa vivo con la line-up originale per due concerti al London Finsbury Park. Quello che ne scaturisce è Madstock, un nome che deriva dall'unione di Madness e Woodstock e con il quale si identificano quei due concerti che hanno decretato la rinascita del gruppo.[3]

Il 1999 segna il ritorno in studio con Wonderful, che celebra anche i venti anni di carriera.

Nel 2005 esce un nuovo album a nome Dangermen, nato da un'esperienza con il produttore giamaicano Dennis Bovell: si tratta di The Dangermen Sessions Vol. 1. Nel 2006 il gruppo lavora su un nuovo disco accompagnato dal singolo Sorry. Nel 2009 esce The Liberty of Norton Folgate.

Nel settembre 2012 è la volta di Oui Oui Si Si Ja Ja Da Da.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album studio[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

Live[modifica | modifica wikitesto]

Colonne sonore[modifica | modifica wikitesto]

  • Our House (2002)

EP[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Madness, allmusic.com. URL consultato il 13 aprile 2010.
  2. ^ a b c d e f g mtv.it
  3. ^ a b rockol.it

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]