Lorenzino Sossio

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Lorenzino Sossio è il nome tardivamente attribuito al bambino il cui cadavere fu rinvenuto nel 1485 nei pressi di Marostica. La tradizione popolare ne fece un martire ucciso dagli ebrei di Bassano. È noto anche con il nome di Lorenzino da Marostica. Il suo culto come beato fu confermato nel 1867 da papa Pio IX, ma venne abbandonato dopo il Concilio Vaticano II.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile del 1485, nelle campagne tra Bassano e Marostica, fu rinvenuto il cadavere di un bambino, deceduto in circostanze ignote, a cui fonti tardive attribuiscono il nome di Lorenzino Sossio.[1]

La popolazione ritenne il bambino vittima di un infanticidio rituale attribuito agli ebrei di Bassano e tale accusa portò all'espulsione degli ebrei da Vicenza e dal suo territorio, decretata dal doge Marco Barbarigo il 21 aprile 1486.[1]

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Dai verbali della visita pastorale condotta il 14 ottobre 1488 nella chiesa di San Sebastiano a Marostica da Pietro Barozzi, vescovo di Padova, risulta che vi si conservava il corpo di un bambino anonimo che la popolazione riteneva martire: il vescovo esaminò il corpo e ne disapprovò il culto, ma la proibizione non ebbe effetti sulla devozione del popolo, che continuò a venerare il bambino con il consenso tacito dei vescovi di Padova e poi di Vicenza.[2]

Soppresso il convento di San Sebastano nel 1810, il corpo del bambino fu trasferito in una ricca cappella della chiesa di Santa Maria Assunta a Marostica.[2]

Nella bolla Beatus Andreas del 22 febbraio 1755, confermando il culto del beato Andrea di Rinn, papa Benedetto XIV ricordò anche il nome di Lorenzino; il 31 agosto 1867 la congregazione dei riti confermò il culto del beato Lorenzino.[2]

La festa liturgica del beato Lorenzino si celebrava nelle diocesi di Padova e Vicenza il 15 aprile. A Marostica la festa esterna del beato si celebrava la seconda domenica dopo Pasqua.[2]

Il culto liturgico del beato fu abbandonato a norma delle disposizioni postconciliari.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Benedetto Cignitti, BSS, vol. XI (1968), col. 1318.
  2. ^ a b c d e Benedetto Cignitti, BSS, vol. XI (1968), col. 1319.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Filippo Caraffa e Giuseppe Morelli (curr.), Bibliotheca Sanctorum (BSS), 12 voll., Istituto Giovanni XXIII nella Pontificia Università Lateranense, Roma 1961-1969.
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